Il razzismo anglofrancese è durato più di quello Nazista

La principale colpa del nazionalsocialismo e del fascismo fu il razzismo? Sotto un profilo ideologico, il nazismo non fu altro che una setta umanista che si sviluppò nel Novecento in aperto contrasto con l’umanesimo tradizionale. Il nazismo, cioè, diede una diversa definizione di umanità poiché era profondamente influenzato dalla teoria evoluzionistica. I nazisti credevano che il genere umano non fosse qualcosa di universale e di eterno, ma piuttosto una specie mutevole in grado di evolversi, o di degenerare; di prosperare o di estinguersi. Il nazista diceva: “ragazzi occhio, qua o noi andiamo verso il superuomo o retrocediamo verso il subumano”.

Cosa volevano fare allora i nazisti? Innalzare il genere umano facendolo evolvere tramite selezione artificiale. Il nazismo – sotto un profilo meramente ideologico  - sarebbe anche quasi “tutto qua” se non fosse che questa pretesa veniva portata avanti su BASI SCIENTIFICHE, le stesse che oggi vengono addotte proprio contro il razzismo (e contro anche un sacco di altre cose). Sulle basi scientifiche, piuttosto comuni all’epoca in tutto l’Occidente, i nazisti sostenevano che vi erano alcune razze, come quella ariana, che dovevano essere favorite e protette, mentre altre, come ebrei e rom, che dovevano essere tenute in quarantena e – nelle fasi finali dell’esperienza nazista – addirittura sterminate. Il motivo era molto semplice: secondo gli scienziati - ehm, lo ribadisco; non tanto secondo i poeti, i letterati o i filosofi … SECONDO GLI SCIENZIATI – esistevano delle razze superiori ad altre.

I nazi dicevano che ciò era già accaduto nella storia e che esistevano diversi “tipi” umani. Ad esempio, l’homo sapiens si era imposto perché aveva portato all’estinzione l’uomo di Neanderthal, che era un tipo di umano, ma diverso dal sapiens, esattamente come tra i cani un levriero è diverso da un labrador. Nel Novecento, per i nazi appoggiati dagli scienziati, i sapiens si erano distinti in altre razze, come ariani, negri, ebrei ecc. ecc., ma solo gli ariani avevano le qualità per portare avanti l’umanità. Esattamente come era accaduto ai Sapiens versus Neanderthal.

Oggigiorno, dopo l’esperienza storica del nazismo, i biologi (ancora una volta, scienziati) non forniscono studi poi così concordi sull’esistenza o meno delle razze. Alcuni, la stragrande maggioranza, dicono che sotto il profilo genetico le differenze tra diversi stirpi umane sono minime e quindi si dovrebbe dire che le razze oggi non esistono più (mentre sono esistite decine di migliaia di anni fa). Poi, però, dicono anche che tra il nostro dna e quello delle scimmie non c’è poi tanta differenza. Anzi, lo sarebbe in misura minima. Inoltre, vi sono anche dei biologi che sostengono in modo molto esplicito l’esistenza delle razze.

Chi scrive ritiene che, anche qualora vi fossero consistenti differenze genetiche tra le stirpi (ma pare proprio di no), ciò non autorizza nessuno a considerare un’etnia superiore alle altre. Però, ed è un PERO’ grande come una casa, i nazisti non sostenevano, quella volta lì, cose molto diverse da quello che era l’idem sentire di tutti quanti nella prima metà del secolo scorso. Anche fuori dai paesi brutti e cattivi (Germania e Italia), il razzismo era una cosa normale. Gli Sati Uniti, ad esempio, dopo aver importato milioni di esseri umani dall’Africa, li schiavizzarono detenendo su di loro il diritto di vita e di morte, paragonabile a quello che noi abbiamo oggi sul bestiame d’allevamento.

Il guaio del nazismo non fu tanto che quell’idem sentire delle persone in tutto il mondo i nazisti lo misero poi su carta e lo fecero avvallare dai loro scienziati. Le èlites occidentali anglofrancesi la pensavano uguale, come testimoniato da numerosi documenti e anche da atti amministrativi che contingentavano gli arrivi dei cinesi nei paesi “ariani” e mettevano nelle riserve i pellerossa. A condannare Hitler fu l'aver voluto la guerra mondiale, che costrinse le elites al comando a separare gli occidentali in “noi” e “loro” per vincere l'immane conflitto.

Ecco perché, a oltre 70 anni dalla fine della guerra, la decisione di identificare il nazismo col male appare più che altro un tentativo di cancellare la storia, più che di cancellare il razzismo. Un tentativo anche destinato al fallimento, perché oggi c’è internet e con questa tecnologia qualsiasi sprovveduto e ignorante di storia, con pochi clic, viene a sapere facilmente, ad esempio, che il razzismo continuò in America ben dopo la fine del nazismo, attraverso il regime dell’apartheid, e che durò fino agli anni Sessanta inoltrati.

Le intenzioni del legislatore di condannare penalmente le manifestazioni di nazifascismo (Legge Fiano), sono finalizzate - a suo dire – verso una causa giusta: quella di evitare discriminazioni generalizzate. Tuttavia, poiché nascondono in verità finalità elettorali, esse hanno finito per scatenare un (inutile) dibattito storico sul fascismo ed il nazismo. Ancora una volta, la storia viene usata per una guerra, stavolta di mero consenso, tra un “noi” ed un “loro”.

Forse, a voler essere ottimisti, si potrebbe pensare che la legge Fiano – così come la giornata della memoria istituita nel 2005 – possa “usare” il nazifascismo come sintesi, come simbolo di tutti i razzismi, ma anche in quel caso non farebbe un gran servizio alla verità perché, essendo sproporzionate le colpe attribuite ad esempio al fascismo italiano – rischia di suscitare reazioni uguali e contrarie da parte degli oppositori politici che mirano ad avere visibilità e sostituirsi al governo. Basterebbe a costoro davvero poco, infatti, per dimostrare che l’ordine di perseguitare gli ebrei cacciandoli dai posti pubblici e la folle idea di eliminarli nei campi - non fu meno grave dello sterminio dei conquistadores spagnoli in America, i quali si divertivano a gettare gli indios su delle graticole riscaldate dalla brace, e così… per puro divertimento. Per non dire delle orrende mutilazioni inflitte ai corpi di milioni di congolesi, costretti a lavorare per la raccolta del caucciù. Secondo stime ufficiali, in Congo il Re del Belgio ai primi del Novecento causò la morte di oltre 10 milioni di esseri umani, soprattutto bambini dai 7 ai 14 anni, che nel 1910 erano quasi spariti dal Paese. Praticamente Hitler, a confronto col re del Belgio Leopoldo II, era un dilettante allo sbaraglio. Un ragazzo di bottega. Un mediocre apprendista. E Mussolini in confronto a Leopoldo? Un buono.

Sta a vedere che se cambia il governo, subito dopo faranno una legge che condanna penalmente chi parla bene dei belgi …

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