La strategia di Putin sulla Corea

Diavolo d'un Putin, mentre  con i siriani festeggia l'entrata dell'esercito regolare di Damasco a Deir ez-Zour, piantando l'ultimo chiodo sulla bara dell'Isis nell'area, delinea una strategia anche sulla Corea del Nord. Strategia che, finora, sembra funzionare.

Contrariamente a quel che ci vien fatto credere al di qua del Volga, l'opinione pubblica russa non ha particolare simpatia per Kim Jong-Un, forse perchè il ragazzo di Pyongyang vuol conciliare cose razionalmente inconciliabili, come il comunismo e la trasmissione del potere per via ereditaria. Quindi non c'è nessuna frenesia, in Russia, per aiutare Kim, mentre c'è maggior interesse per i fatti in Ucraina, ad esempio. Ma c'è un'altra cosa che in Occidente non viene mai spiegata, e cioè che i russi non hanno pretese di proiezione coloniale. Naturalmente hanno interessi in giro per il mondo ed alleati che difendono, come si è visto in Siria, ma non è tra i loro progetti "la conquista del mondo". Le loro logiche sono più difensive che offensive:

Di solito, come la storia ha dimostrato, i russi non iniziano le guerre, ma le finiscono.

Quando Putin interviene per salvaguardare gli interessi internazionali di Mosca si dimostra poco emotivo nei suoi comportamenti pubblici, rinuncia ad insulti e grandi proclami e adatta la sua manovra d'azione alla forza e ai movimenti bruschi degli avversari, proprio come avviene nel judo, disciplina nella quale è cintura nera ottavo dan.

Soprattutto, Putin ha in mente una strategia, mentre gli americani solo tattiche. Se la tattica in campo militare è la modalità di intervento sul territorio, la strategia richiede che lo stratega pensi in anticipo a come sarà il mondo dopo. Lo stratega possiede una visione d'insieme ed ha uno scopo. Qual è l visione d'insieme di Putin? Qual è quella degli americani? In queste ore, com'è stato ripetuto in tutti i media mainstream, Putin ha rilasciato alcune dichiarazioni in cui chiede di non mettere Kim in un angolo, di "mantenere la lucidità", affermando che "le sanzioni non risolvono il problema". Allo stesso tempo, dando un colpo alla botte, Putin non riconosce alla Corea lo status di potenza nucleare.

Che significato hanno questi interventi? Da un lato si dice che Putin vuol bloccare le iniziative Onu e contrastare l'espansione americana sulle coste del pacifico, dall'altro che è in combutta con la Cina e che guarda ai 2 litiganti (Corea e Usa), godendo come terzo incomodo

In realtà, con queste mosse, Putin fornisce al mondo un'immagine di saggezza e di equilibrio, di contro alle svalvolate uscite dei neocon. Al di là di quello che ognuno di noi può pensare, il comportamento di Putin suggerisce diplomazia e volontà di pace; quello americano litigiosità e collera.

La roadmap che la Cina ha presentato assieme a Putin sulla questione coreana la dice lunga: con Pechino, egli  insiste sulla proposta del "doppio congelamento" (double freeze) per risolvere la crisi nucleare e missilistica nella penisola coreana. L'idea, presentata dalla Cina a giugno, propone la cessazione simultanea delle attività nucleari della Corea del Nord e di quelle militari Usa-sudcoreane. L'iniziativa è stata fin da subito respinta dagli Stati Uniti, mentre Pyongyang non ha ancora emesso una risposta ufficiale.

In altre parole, seppur lentamente, Putin sta smontando l'idea diffusa che Kim Jong-Un sia un pazzo guerrafondaio e la sta rovesciando addosso agli americani. La svolta attuata dai neocon da quando hanno mollato (in parte) la consulenza di Kissinger, e cioè dagli anni ottanta, è stata sempre quella di fare la morale paternalistica ai paesi canaglia, di mostrare che ovunque ci sono picocli Hitler e mostri e popoli cattivi e ideologizzati. Putin sta cercando di fare un miracolo: mostrare all'opinione pubblica mondiale che se ciò è vero, lo è soprattutto per gli Stati Uniti, la prima delle "canaglie". Se il messaggio arriverà a destinazione (dentro e fuori l'Occidente), gli americani dovranno lasciar perdere la Corea come hanno già fatto in altre parti del mondo dove la Russia si è direttamente o indirettamente impegnata: Crimea, Siria, Venezuela. Comunque vada a finire questa strategia, è certo almeno che Putin, anche in questa complicata occasione, ne abbia una. E quale sarebbe, invece, quella americana? Costringere Kim, con le armi puntate alla tempia, a denuclearizzare il Paese, e cioè a fare la fine di Saddam e Gheddafi e obbligando milioni di coreani del Nord a ricongiungersi con i cugini del sud sotto l'ombrello dell'esercito Usa? E tutto questo a 100 metri dal principale competitor degli americani, ovverosia la Cina? Ma che strategia è? Ma non vi sembra una barzelletta?

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*