L’Economia non è una Scienza

Quasi tutti i guai che subiamo in campo economico derivano dal fatto che gli economisti (e persino qualche filosofo) sono convinti che l’economia sia una scienza. La scienza, per chi ancora non lo avesse capito, può abbracciare in senso compiuto solo discipline come matematica, fisica, chimica, biologia e poco altro, perché rispondono al criterio della misurabilità applicata a oggetti (o ad esseri viventi considerati come oggetti). Altri saperi (di pari dignità della scienza) non possono rispondere al criterio della misurabilità perché studiano fattori umani, ahi troppo umani. Nel caso dell’economia questo è assolutamente lampante. L’economista espone una teoria, poniamo John Maynard Keynes, e poi lui o altri economisti posteriori applicano il metodo scientifico, che gira che ti rigira è lo stesso di Galileo Galilei, che era un letterato ed un filosofo (oltre che, naturalmente, un fisico, ma lui non lo sapeva)

Senza annoiarvi troppo e scendere nei dettagli (ove si nasconde il diavolo), sintetizzo tutto ciò limitandomi ad affermare che il metodo scientifico si basa sulla formulazione di una teoria che possa essere falsificata.

Cosa vuol dire? Seguiamo Karl Popper su questo (che era un filosofo) e cerchiamo di capirlo con un esempio bordinesco.

Poniamo il caso che io – apprendista scienziato – elabori la seguente teoria: “quando el Pizòc la el capèl, o le temp brut, o le temp bel”.

Mi scuserete se le asperità della lingua madre non sono di immediata comprensione, ma può bastare questa traduzione dal bellunese all’italiano: “Quando il Pizzocco (montagna della Valbelluna) presente nuvole disposte ad anello attorno alla sua cima, vuol dire che a breve la situazione metereologica indicherà o pioggia o sole”.

A fronte di questa teoria, non c’è alcuna sperimentazione che tenga. Se il giorno successivo la presentazione del fenomeno (nuvole attorno alla cima del monte) osserverò che piove, allora dirò che la mia teoria è corretta. Se osserverò che non piove e c’è il sole … pure.

Lo scienziato, invece, deve seguire questo metodo: formulo una teoria “falsificabile” (ad esempio: se oggi il Pizzocco ha il cappello, allora domani pioverà); quindi MISURO, e dopo aver verificato (che significa “far vero”) se la teoria è corretta, essa diventerà una LEGGE SCIENTIFICA. Se, invece, la misurazione mi smentisce, allora dovrò formulare una nuova ipotesi e rinunciare alla vecchia.

Anche l’economia si sottopone a questo metodo, ma, in primo luogo, non tutte le teorie vengono scritte in modo da poter essere falsificate. Quella di Marx, secondo Popper, non era scritta così e somigliava molto al detto bellunese che ho citato a titolo d’esempio. Un Popper per certi aspetti ingeneroso, ma che aveva colto qualcosa di prezioso in alcune teorie economiche come il marxismo, pur utilizzando la loro NON-scientificità per criticarle in modo aspro.

Tornando a bomba, quando (anche) le teorie economiche vengono presentate nel modo più scientifico possibile, cioè secondo il metodo galileiano, esse non pervengono mai ad una legge. Il perché è di facile intuizione: si tratta di leggi applicate all’uomo, che è dotato di emozioni, aspettative, follia, volontà. Le leggi scientifiche, per essere tali devono rispondere ai criteri dell'universalità e della necessità. L’uomo non si può sottrarre alla legge della gravitazione, che è universale e necessaria, ma a leggi come quella della domanda/offerta si.

Chiariamo meglio questo punto e prendiamo in considerazione proprio la legge della domanda e dell’offerta. Di solito, tra le tante cose che si dicono su di essa, c’è quella che i prezzi dei beni salgono quando vi è scarsità di quei beni e sono molto desiderati. Idem con patate per l’opposto. Se mi guardo attorno oggi, hic et nunc, questo assunto lo riscontro eccome. Non occorre scomodare Stiglitz, Fitoussi o Friedman. Se compro una casa a 100 e poco dopo nessun essere umano al mondo la vuole più comprare, io quando cerco di venderla non trovo nessun acquirente al mondo ed il suo prezzo sarà zero.

Tuttavia, questa è una novità degli ultimissimi tempi della storia dell’umanità. L’umanità ha scambiato beni attraverso criteri di reciprocità per una cosina come 2 milioni di anni. Per la maggior parte della sua esistenza nel mondo, gli uomini si sono scambiati le cose dentro la comunità, senza che nemmeno ci fossero  “i prezzi”. Un esempio recente lo vediamo nelle città precolombiane, ove decine di milioni di individui si scambiavano beni senza mai pretendere nulla in cambio. Gli inca, ad esempio, ragionavano così: "quest'anno non hai raccolto patate? Ok, allora occorrerà dividere quelle che ho raccolto io e non pretenderò mai, nè mi passerà mai in mente, che tu un bel giorno me le restituisca anche qualora tu in futuro ne avessi in abbondanza. Quindi, la legge della domanda e dell’offerta non esiste come legge scientifica, ma come dato storico, come un rappolto che regola le transizione ora, e pure con tantissimi distinguo, e che non c’era ieri, e che non c’è stato per la maggor parte del tempo dell'0esistenza dell'homo sapiens.

E’ allora utile fare considerazioni sui rapporti domanda e offerta? Si, è importantissimo, ma non è scienza. E’ economia, che è una branca della filosofia, che a sua volta è un sapere storico.

Se per 2 milioni di anni non c’è stato un rapporto tra domanda e offerta uguale a quello che c’è oggi, e se persino oggi questo rapporto può non valere affatto, ad esempio, dentro un nucleo affettivo, per quale motivo occorre insistere a sostenere che l’economia è una scienza in grado di formulare leggi scientifiche? Per un motivo molto semplice: dargli maggior credibilità agli occhi del popolino bue!

Spiace dirlo, ma politici, affaristi e accademici interessati di oggi usano la scientificità dell’economia per rendere maggiormente credibili le loro teorie, ammantandole del determinismo, ma negando di fatto all’uomo di essere un soggetto motore della storia. I filosofi usavano questo facile trucchetto fin dall’alba della nascita della filosofia.

Anche se a scuola qualche insegnate buontempone vuol far passare l’idea che i filosofi erano degli scienziati primitivi (complice Abbagnano e tutto il resto), in verità i vecchi Talete, Anassimandro e Anassimene si proponevano alla loro comunità come legislatori, cioè volevano fare le regole per migliorare la vita della società. Tuttavia, per fare le regole e avere seguito, dovevano risultare credibili dimostrando una conoscenza alta – la più alta di tutti – attorno alle cose della Natura che meravigliava gli uomini di allora solo attraverso i miti. Ed è persino divertente notare come in questo loro sforzo di conoscere la natura a fini sociali, i primi filosofi fossero molto più scientifici dei loro epigoni contemporanei.

In definitiva, le teorie economiche sono tentativi di risoluzione di problemi umani derivanti da analisi (domande) di tipo filosofico. L’economia fa parte di una delle tante branche della filosofia e ritenere che, invece, sia una branca della scienza conduce alle tante storture attuali, non ultima la convinzione dei liberisti-capitalisti, di essere arrivati all’ultima economia possibile.

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