Ma in Spagna non stava filando tutto liscio?

"La Spagna ha affrontato la crisi facendo le riforme che noi non non abbiamo voluto fare, per questo è uscita dalla crisi". Dite la verità, quante volte l'avete sentito dire? Praticamente un mantra per gli europeisti convinti che hanno usato i dati sul pil spagnolo come una clava da sbattere sulle teste dei critici antiausterità.

«L'austerità recessiva? Ehm, no. Il Pil spagnolo, negli ultimi due anni, è cresciuto rispettivamente del 3,2% e del 3,3%, la disoccupazione è scesa al 21%, quella giovanile sotto la soglia del 50%. Non solo: il mostruoso debito privato che aveva generato la crisi del 2012 e che nel 2008 era arrivato a pesare il 167,5% del Pil, oggi è al 114%»

Scriveva con questo grado di pomposità linkiesta appena a giugno scorso e sulla falsariga di tali proclami econometrici si aggiungevano il post e il sole24ore, per non parlare dei politici liberisti italiani (cioè tutti). Chissà cosa si inventeranno ora che la Spagna è sull'orlo di un colpo di Stato e con la regione più ricca e produttiva, la Catalogna, in piazza da diverse ore per protestare contro un blitz dei militari dell'esercito che hanno avuto l'ordine di arrestare i membri del governo locale di Barcellona. Per fare un esempio più chiaro agli italiani poco abituati alla politica internazionale, è come se in queste ore Gentiloni avesse mandato l'esercito ad arrestare i funzionari dei governatori di Lombardia  e Veneto, Maroni e Zaia. E non ci sono solo politici tra i 17 arrestati, ma anche direttori di reparti amministrativi ed il Presidente del Centro telecomunicazioni Jordi Puignero.

Risparmiamoci di spulciare tutta la trafila percorsa fin qui dai movimenti indipendentisti catalani, chi ha torto e chi  ha ragione, l'illegalità del referendum per l'Indipendenza della Catalogna e altri discorsi. Per leggere l'escalation della tensione a Barcellone basta cliccare su qualsiasi giornale online in queste ore. Più importante, invece, è andare subito al nocciolo della questione: i popoli soffrono la globalizzazione! La globalizzazione non è l'internazionalismo o il cosmopolitismo di matrice illuministica o sofistica, ma è la diffusione mondiale del modello capitalistico in assenza di valori borghesi a fare da centro regolatore. Ecco perchè, a cadenze irregolari ma inesorabili, i popoli si ribellano.

In questi mesi abbiamo anche notato come la linea di contrattacco di tutti gli euroscettici sia stata di tipo economicistico. Correttamente alcuni hanno sostenuto, ad esempio, che la Spagna si è risollevata poco/pochissimo, che mantiene una disoccupazione elevatissima e che quando ha migliorato il Pil, lo ha fatto per merito delle concessioni sui debiti graziosamente forniti dalla Ue ad un governo, quello di Rajoy, politicamente appiattito sulle posizioni eurocentriche. Sono tutte analisi guste, e non va negato. La replica "keynesiana" ai presunti successi spagnoli è corretta sotto il profilo dei conti. Ma è una linea che rimane troppo ancorata alla questione dell'euro e dei mercati. Il vero problema di Spagna, Italia e di tutti quei paesi che soffrono per le politiche di austerità, non è dovuto solo alla politica monetaria, all'entrata/uscita dall'euro, ecc. ma ha a che fare con la mondializzazione del capitalismo, ormai privo di qualsiasi regolazione nazionale. In altre parole, in Catalogna non c'è voglia di indipendenza perchè c'è l'euro, ma perchè l'identità viene calpestata e l'autodetermianzione dei popoli - decantata dal Presidente americano Widrow Wilson - viene derubricata a volgare nazifascismo. Spiace per gli amici spagnoli, ma stanno arrivando giorni duri, molto duri. Non bastavano i camion degli esaltati extracomunitari sulla rambla. Ora a Barcellona toccherà sghivare pure i proiettili dei fucili "comunitari" di Rajoy e della sua cricca di rigoristi integralisti.

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1 Commento

  1. Quali sono i valori borghesi che dovrebbero fare da “regolatore” alla diffusione mondiale del modello capitalistico?
    Se ho ben compreso quanto sostenuto del Professor Weber, i valori borghesi derivano dall’etica calvinista (la predestinazione, la rivalutazione dell’attività economica e dell’impegno mondano, la separazione della sfera religiosa dalla sfera politica) e costituirono il propellente ideologico al successo del modello capitalistico. Ed oggi stiamo vivendo la globalizzazione economica, che è l’esito più grandioso e spettacolare dell’infaticabile attività della borghesia, come predissero mirabilmente Engels&Marx nel loro Manifesto.
    O forse il mio concetto di borghesia è parziale e confuso dagli insegnamenti di una scuola media postfascista-sessantottina-bignamesca?

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