Per la Scienza Statistica la Ripresa non c’è

Da un lato ci sono i dati della Cgia di Mestre basati su rilevazioni Istat, dall'altro ci sono i Renziloni, i propagandisti della Ue, la fata Turchina, Cenerentola  e la bella addormentata nel bosco. Da Cernobbio e da tutta l'asservita stampa italiana sono uscite in questi mesi notizie molto ottimistiche sulla nostra economia. Ecco cosa scriveva ad inizio mese l'Huffington Post:  "non si arresta la crescita dell'economia italiana che prosegue da dieci trimestri di fila, ovvero dai primi tre mesi del 2015, e tocca il livello più alto da sei anni. A certificare nero su bianco la ripresa in corso è l'Istat: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo - corretto per gli effetti di calendario - è cresciuto dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti e dell'1,5% rispetto al secondo trimestre 2016".

Insomma, per tutti i commentatori la paura sembra passata e in questi 10 anni di vacche magre si è solo scherzato: congiuntura brutta e lunga, certo, ma il mondo cresce e noi col mondo. Poi arrivano i veneti  - mi scuserete se faccio un pelo di campanilismo qui - che col loro consueto pelo sullo stomaco, leggono la cosa come va letta. Non so cosa pensate voi, ma io ritengo di vivere in un mondo che progredisce quando so più cose di prima, sono più AL SICURO di prima, produco più di prima e guadagno più di prima. Soprattutto, ritengo ci sia una crescita oggettiva quando tutto questo elenco di belle cose riguarda la stragrande maggioranza delle persone, fino a raggiungere l'en plein.

La Cgia di Mestre in queste ore se ne esce con un report ove dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, che il monte ore lavorate è sceso di oltre 1 miliardo.

Sebbene l’ultima rilevazione dell’Istat - recita il report - abbia messo in evidenza che gli occupati a luglio di quest’anno, pari a poco più di 23 milioni di unità, sono tornati allo stesso livello del 2008, il monte ore lavorate, invece, è diminuito di oltre 1,1 miliardi (-5 per cento).

Nei primi 6 mesi del 2008, infatti, i lavoratori italiani erano stati in fabbrica o in ufficio per un totale di 22,8 miliardi di ore, nei primi 2 trimestri di quest’anno, invece, lo stock è sceso a 21,7.

TABELLA

2008 ----------------- 86% tempo pieno ------------------- 14% a tempo parziale

2009 ---------------- 81% a tempo pieno ----------------- 19& a tempo parziale

variazione 2008/2009 = -7% dipendenti a tempo pieno e + 29% dipendenti a tempo parziale.

(fonte: sito cgia di Mestre ove potete scaricare il report in pdf con le tabelle allegate)

In buona sostanza, segnalano dall’Ufficio studi della CGIA, se a parità di occupati sono diminuite le ore lavorate, rispetto al 2008 i lavoratori a tempo pieno sono scesi e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo parziale (contratti a termine, part time involontario, lavoro intermittente, somministrazione, etc.).

Fuor di polemica politica, davvero non si riesce a capire come si possa spacciare una ripresa delle commesse per le nostre aziende che fanno export con una reale ripresa. Il fatto che molti nostri imprenditori, in questi anni, si siano smazzuolati per cercare nuovi mercati e ottimizzare i costi non significa nulla in termini di crescita del Paese. Brutto da dire, ma significa solo che gli stipendi si  sono abbssati e continuano ad abbassarsi, condizione coatta per concorrere nel mondo deregolato e globalizzato.

CLICCA LA COPERTINA QUI SOPRA E SCOPRI IL MIO LIBRO «PUTIN E LA FILOSOFIA»

1 Commento

  1. Rispetto al 2008 sono diminuite le ore lavorate, ma sono rimasti invariati gli occupati? Non male.
    Se poi i redditi da lavoro dipendente fossero rimasti uguali al 2008, nel loro valore reale, avremmo quasi raggiunto la perfezione.
    Quanto alla crescita del cosiddetto PIL, forse è meglio che la nostra pingue e vecchia società europea smetta di preoccuparsene: l’attuale PIL ha dimensioni più che adeguate a soddisfare i nostri bisogni primari e secondari.

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*