Vi stuprano il salario? Vaccinatevi!

Per ottenere un maggior numero di visualizzazioni, nel titolo forse avrei dovuto aggiungere da qualche parte la parola "migrante", ma non ci sono riuscito. Accontentatevi. Di certo come arma di "distrazione" di massa sta cosa degli stupri e dei vaccini sta funzionando alla grande: ci aprono i telegiornali! Non che non sia importante, ma al netto delle tragedie individuali siamo qualche gradino sotto nella scala delle ingiustizie da sanare. I vaccini sono pericolosi? Qualcuno dice di si, e allora va appurato. Gli stupri rovinano l'esistenza di molte persone? Senza alcun dubbio. Ma queste tragedie a livello statistico non sfiorano nemmeno il numero di depressioni, suicidi, migrazioni, conflitti e divorzi causati dall'economia.

Nel caso italiano, uno degli aspetti più trascurati riguarda i salari che com'è noto sono tra i più bassi del Vecchio Continente. Se fosse solo per questo dato di fatto, tuttavia, a preoccuparsene dovrebbero essere esclusivamente i salariati, mentre imprenditori, popolo delle partite iva e multinazionali dovrebbero invece in qualche modo beneficiarne. Questa convinzione è una puttanata galattica, perchè la riduzione salariale funziona solo a due condizioni, e difficilmente raggiungibili e ripetibili:

  1. i concorrenti del Paese che ha ridotto i salari non devono ridurre a loro volta i salari! E' quello che è successo alla Germania gli anni scorsi. In quel caso ha funzionato eccome: la Germania ha ridotto i salari, mentre il resto d'Europa no. Pur partendo da un livello salariale di base più alto, il fatto di aver ridotto ha comunque agevolato i tedeschi versus i loro concorrenti europei.
  2. il mercato di quel Paese deve essere sbilanciato nettamente verso le esportazioni e non deve contare sulla domanda interna. Come tale, questa condizione è destinata a non essere stabile nel tempo.

Detto diversamente, i salari bassi aiutano le imprese fortemente concentrate sull'export, ma non tutte le imprese e, soprattutto, se i salari bassi si accompagnano ad un aumento della produttività, questa corda prima o dopo si spezza. Esistono diversi studi sul rapporto esistente tra produttività e salari, ma mostrano parecchie contaddizioni. Vi risparmiamo gli allegati. L'unica cosa che emerge con una certa chiarezza è che questo rapporto non è sempre correlato nella storia. In Italia, ad esempio, il rapporto è oggi poco correlato, mentre lo è  in misura più significativa in Inghilterra e negli Stati Uniti, anche se da poco tempo.

Per tornare al linguaggio metaforico usato nel titolo: in Italia lo stipendio viene stuprato a vantaggio della produttività, il cuneo tra i due elementi è molto aumentato (lo ripetiamo: a vantaggio della mera produttività).

Questo divario - che non c'è sempre stato - lo si  notava anche prima del 1929 e prima del 2008. Il che significa, per inciso, che quando l'andamento dei salari rimane stagnante e la produttività invece aumenta è un brutto, bruttissimo segnale per l'economia. I governi che in passato si sono trovati in quelle situazioni hanno posto rimedio solo attraverso ricorso al debito o alle guerre.

Un modo efficace per evitare il declino del dumping salariale è che lo Stato investa e assuma (ok, ok, OK... meglio di come ha fatto finora) perchè se aspettiamo che il Dio Mercato si autoregoli facciamo prima a vedere la reincarnazione di Renato Brunetta in Michael Jordan.

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