Dalla sindrome dell’idraulico polacco a quella per il pensionato italiano

La Polonia farà andare in pensione i suoi lavoratori PRIMA della media europea. La Polonia, con una sua moneta e dotata di forte autonomia, come già anche la criticatissima Ungheria di Orban, sta facendo quello che si deve fare: una politica economica a favore dei propri cittadini.  Certo è che al destino non manca il senso dell'umorismo, perchè proprio i polacchi per tanti anni sono stati lo spauracchio (simbolico) dei critici della globalizzazione. Nei primi anni di questo millennio, la globalizzazione e l’apertura del mercato europeo portarono in diversi paesi il terrore del cosiddetto “idraulico polacco”. In sostanza, si temeva che il basso tenore di vita e la scarsa protezione sociale dei nuovi stati membri dell’Unione europea potesse alterare gli equilibri economici dei paesi più solidi, come la Francia, l’Italia o la Germania. L’idraulico polacco che arriva in Francia e si fa pagare la metà degli idraulici francesi è stato a lungo lo spauracchio agitato da chi si batteva – da destra e da sinistra – contro la globalizzazione e l’allargamento a est dell’Unione europea. A bocce semi-ferme possiamo dire che questa paura si è concretizzata in stipendi fermi e aggressione al welfare - state, anche se non è stato proprio l'idraulico dell'est a metterci in questa situazione, ma l'assenza di regole nel mercato del lavoro internazionale e le politiche di austerità antidebito promosse da Bruxelles. Comunque sia, oggi un operaio italiano (e anche un idralulico) sta peggio di come stava prima dell'europeizzazione degli stati e per saperlo non serve nessun grafico e nessuna tabella: basta essere nati prima del 1990 ed avere un pizzico di memoria.

Da lunedi la Polonia ha abbassato l’età pensionabile, "onorando una costosa promessa elettorale - dice lo staff di vocidallestero - che il partito conservatore al governo aveva fatto, e andando controcorrente rispetto alle tendenze europee a incrementare gradualmente l’età della pensione, mentre le persone vivono più a lungo e rimangono più in salute".

L'età pensionabile in Polonia sarà portata a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini, invertendo un provvedimento del 2012 oggetto di feroci polemiche che l’aveva portata a 67 anni.

Dunque, se la logica non è un'opinione, molti giovani potranno entrare nel mercato del lavoro polacco, anche se percentuali di disoccupazione così basse in Polonia non si vedevano dai tempi del comunismo.

Lo ripetiamo per i tanti duri di comprendonio che popolano la blogosfera: in Polonia i salari crescono, la disoccupazione cala e - INAUDITO - ora l'età per andare in pensione scende. Fa davvero una certa impressione notare che chi si oppone al provvedimento lo fa perchè teme che non ci sia sufficiente forza lavoro in relazione alle richieste. La cosa a chi scrive non può che fare che piacere perchè ciò significa che piano piano, ma inesorabilmente, sta venendo meno uno dei bacini di forza lavoro e di smercio della  vicina Germania.

Da noi, intanto, a dimostrazione che siamo gestiti da economisti ciarlatani o in malafede, continuano a circolare voci opposte sulla necessità di un innalzamento a 70 anni.

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