Liberismo e Giuoco del Calcio

di Francesco Erspamer

La stagione del liberismo si aprì nel 1979 con l’elezione di Margaret Thatcher a primo ministro della Gran Bretagna. A metà anni novanta il liberismo si era già imposto a livello planetario e da allora domina incontrastato. Cosa lo caratterizza? La convinzione che si viva per vincere e che il mondo appartenga ai vincenti, ossia l’ideologia del successo come unico valore e criterio di giudizio, al posto della virtù, della verità, della solidarietà.
Interessante la coincidenza calcistica. Fu nel 1981 che in Inghilterra venne introdotta la regola dei tre punti per ogni vittoria, invece dei due assegnati fino ad allora. Nella serie A italiana la norma fu adottata nel 1994, l’anno che segna il passaggio alla seconda repubblica e in cui Berlusconi divenne primo ministro. Pochi mesi prima essa era stata introdotta anche ai mondiali, significativamente ospitati dalla patria del liberismo, gli Stati Uniti, trasformati da Reagan e stabilizzati da Clinton, i quali si accingevano ad abrogare il Glass-Steagall Act (la legge che dal 1933 controllava e conteneva la speculazione finanziaria).
Tre punti per la vittoria, uno per il pareggio. Pensateci: a cosa abitua subliminalmente un simile espediente? All’idea che l’eguaglianza, in cui due persone dividano fra loro equamente i beni a disposizione (un punto per uno, dunque due complessivi), valga di meno dell’ineguaglianza, in cui una delle due si prenda l’intera posta e facendo questo generi un valore aggiunto (tre punti). È esattamente la menzogna che il liberismo, i suoi economisti e i suoi media promuovono incessantemente: che a dare tutto ai vincenti ci guadagni la società nel suo complesso, ossia che un paese in cui regnino la concorrenza spietata e un’oscena disparità produca più PIL di un paese più giusto. Infatti un campionato a 20 squadre in cui tutte pareggiassero sempre produrrebbe un totale di 760 punti (2 punti x 380 partite); uno in cui ci fossero solo vittorie e sconfitte, 1140 punti.
Per questo propongo che quando finalmente una sinistra culturalmente antiliberista conquistasse il potere, elimini questa norma modellata sui meccanismi mentali del neocapitalismo e torni alla più giusta e democratica regola dei due punti a disposizione: da dividersi in caso di pareggio o da assegnare a chi prevalga, senza alcun premio supplementare per i
vincenti.

(fonte: https://www.facebook.com/frerspamer)

1 Commento

  1. …e perché non assegnare tre punti ad entrambe le squadre quando la partita finisce in pareggio, a reti inviolate, 0 a 0? .
    In fondo, è la partita perfetta, senza errori da parte di nessuno!!!

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