Luca Zaia e quella carogna della Catalogna

La Lega si fa avanti nei consensi ed ecco che arrivano due frasi di Luca Zaia estrapolate dalla classica "intervista doppia" delle Iene per scatenare le ira funeste della Rete, di facebook e dei social più in generale. Non dico che a causa di Zaia il consenso ora sia maggiormente in bilico (magari sarà l'opposto), ma di certo chi sceglieva Lega perchè antieuropa, e quindi con proiezione elettorale nazionale, è rimasto molto deluso.

Quali le frasi incriminate del Presidente del Veneto?

a. "Il problema non è l'euro. Il problema è come è gestita l'Europa."

b. "A cena con la Merkel ci intenderemmo subito. E gli direi che un'altra Baviera sta venendo su: il Veneto."

E' evidente che tali affermazioni, pur estrapolate ad arte all'interno di un ragionamento più ampio, non fanno dormire sonni tranquili a quanti ausipicano un respiro nazionale della Lega e guardano al responsabile economico del partito, Claudio Borghi, come all'economista che ha colto i limiti del sistema monetario euro e che lavora per un suo superamento. Inutile poi nascondersi dietro il dito delle affermazioni di Zaia, è evidente che se vengono pronunciate nelle ore calde della Catalogna in rivolta le parole fanno ancora più rumore.

La Lega sta fingendo e nasconde le sue vecchie aspirazioni settarie, indipendentiste e regionalistiche?

Anche se fosse così, per quanto mi riguarda, non è tanto questo il problema della Lega.

In molti (tutte persone che stimo molto) hanno provato a provocarmi sulla questione della Catalogna, irridendo ai particolarismi e alle piccole patrie, esibendo prove (inesistenti) sulla sponsorizzazione di Soros al referendum di Barcellona, o invocando la sacralità della Costituzione. Io sulla questione ho le idee molto chiare, magari errate, ma chiare: i catalani sono un popolo diverso da quello castigliano e andaluso per lingua e tradizioni. Le tante altre cose che hanno in comune spagnoli e catalani (la storia, l'Impero, la Costituzione del 1978 ecc. ecc.) vengono meno in due casi: minaccia dell'identità comunitaria e/o progressivo impoverimento economico. Scartando il primo caso, il secondo non è di poco conto, anche ragionando in termini di "struttura" marxista. I governi fortemente europeisti degli ultimi anni si sono rivelati, come in Grecia ed in Italia, delle sanguisughe drenanti risorse, un pozzo senza fondo. Fatevi un calcolo: quante rivoluzioni sono nate a causa di un fisco soffocante ed ingiusto?

Quando vi siete fatti bene bene i conti vedrete che, dalla Rivoluzione francese a quella russa;  da quella americana al Risorgimento, il problema di un'autorità distante e centrale che tassa alla cazzo è stato uno dei principali focolai di malcontento. Secondo molti storici è addirittura stato l'unico motivo... In quest'ottica, fanno dunque bene i catalani a ribellarsi e a rimettere in discussione l'assetto costituzionale del Paese.

Come nascono, infatti, le Costituzioni? Nella maggior parte dei casi nascono da un trauma, una guerra civile, una guerra mondiale, una lotta per l'indipendenza, uno scontro di liberazione anticoloniale... così sono nate le costituzioni. E quando è che, al limite, cambiano? Semplice: quando c'è un altro trauma!

E' presto, troppo presto e pretestuoso sapere se questo sarà il caso della Spagna, ma certamente non si può dire che i catalani sono "europeisti" semplificando e screditando. Se fosse vero - ED E' TUTTO ANCORA DA DIMOSTRARE - che la maggior parte di essi sono per l'indipendenza, credo che non ci sarà Costituzione che tenga  a fronte di una crisi economica che perdura per colpa di un governo centrale inetto. Tra i catalani ci sono europeisti ed antierupeisti, come da noi, ma a quanto pare di capire, al 90 per cento non vogliono più avere a che fare con figure inette come i presidenti eterodiretti di Madrid e con la figura anacronistica del Re.

Altri amici ancora - e sempre sul tema Catalogna buona/Catalogna cattiva - hanno cercato di farmi ragionare sull'indipendentismo sbagliato di Kosovo, Cecenia, ex Jugoslavia in generale, ecc ecc. Ok, ci ragiono, e magari cambierò idea, ma avendo visitato tutti quei luoghi una cosa direi di poterla affermare con serenità: l'indipendentismo di kossovari, bosniaci e ceceni non ha nulla a che fare con quello di ispirazione catalana, o sarda o veneta (dico Veneto dato che in passato c'è qualcuno che c'ha seriamente pensato).

Perchè? Perchè in quelle aree le etnie sono mescolate casa per casa, così come le religioni e le lingue. In altre parole, se voi visitate la Bosnia, ad esempio, vedete che una cittadina è serba (es. Prijedor), mentre quella appena a fianco è composta da soli bosniaci. Non solo: dentro una stessa città troviamo quartieri serbi e quartieri musulmani, come nel caso di Sarajevo, all'interno della quale c'è una specie di Milano2 (Novo Sarajevo) abitata unicamente da serbi. Insomma, una situazione un tantino più complicatina della Catalogna e che non meritava di certo la disgregazione. Disgregazione, peraltro, voluta e alimentata in funzione antirussa dalla Nato per spostare gli assets politici verso l'Occidente americanizzato. Ma vi pare il caso spagnolo? Suvvia...

Dunque, questa lunga digressione catalana mi è servita per dire che non è il presunto indipendentismo della Lega il grosso del problema. In Veneto non c'è un impoverimento progressivo, non c'è un attacco all'identità (quello c'è già stato) e dunque i veneti non vogliono affatto, nella loro stragrande maggioranza, "uscire dall'Italia". Se un domani, le risorse drenate dal Veneto lo rendessero molto più povero, magari per l'arrivo di una troika a Roma con tanto di genuflessione governativa, allora non escludo un cambiamento emotivo dei veneti e, dunque, una deriva catalana. Al momento non è affatto così. Tranquillizziamoci tutti.

Il problema di capire la Lega, e di coglierne i limiti, però, rimane  tutto.

Io ho conosciuto personalmente Luca Zaia nel 1998 perchè, per una serata d'emergenza, la mia agenzia mi mandò a fare servizio di Security alla discoteca  Manhattan di Godega, cittadina che a Zaia ha dato i natali. Arrivato all'ingresso mi presentarono un tipo tutto tirato come una checca, dicendomi che era il Direttore del locale. Si trattava di un PR del posto, tale Luca Zaia. Quanto ho riso quando me lo sono rivisto al telegiornale pochi mesi dopo non ve lo dico neanche. Ancora oggi, ogni tanto, ci penso. Vabbè, non è che vuol dire - penserete voi - anch'io che mi travesto da filosofo economista, in fondo, ma all'epoca ero lì come buttafuori. Dunque giù le mani: ogni lavoro è dignitoso!

Il fatto è che la classe dirigente della Lega in Veneto è tutta molto simile. Sovente composta da giovani fighetti di belle speranze, sempre tirati e un po' straccapiazze, come si dice dalle mie parti. Li ho visti tutti, nei locali in quegli anni. Un po' lumaconi, se mi si lascia passare il termine, ambiziosetti in modo anche in modo sfacciato e ostentato, spesso attorno al bancone del locale non nascondevano idee liberiste. Anche ultraliberiste.  Mica solo Zaia, nel bellunese abbiamo avuto Franco Roccon, una specie di fotocopia di Zaia, ma molto meno dotato.

Bè, lasciatemelo dire con il solito aplomb che mi contraddistingue: queste persone hanno rotto i coglioni! A vent'anni erano i primi rottamatori e tutto ciò che è pubblico a loro faceva schifo/schifissimo. Oggi a 50 suonati sono ancora tutti lì, a prendere soldi pubblici.

Zaia ha un dono, quasi divino: riesce a farsi vedere a 10 sagre contemporaneamente, come Gesù moltiplicava i pani ed i pesci.

Eccolo qui, il limite della Lega: i dirigenti leghisti sono perennemente a caccia di consenso popolare, sempre a dare del tu a chiunque ed a stringere mani. Ma quando cazzo studiano?

Ripeto: ma quando cazzo studiano?

Qui al nord siamo passati dai sindaci medici e farmacisti democristiani - sempre chiusi nei loro studi a fare gli Azzeccagarbugli ed incapaci di parlare con gli operai ed i contadini - a questi fighetti del Manhattan sempre in mezzo alla gente a dare pacche sulle spalle, ma allergici ai paper economici ed ai libri. Siamo passati da un estremo ad un altro. Il risultato? Voler bene ai veneti (e Zaia vuole molto bene alla sua gente, ve lo garantisco), senza però capire che l'euro è un problema enorme che impedisce al Nord di diventare una seconda Svizzera (e al sud una nuova California, perchè no?).

Zaia ha fatto molte cose positive per il Veneto, soprattutto in termini di sicurezza stradale e di spesa sanitaria. Tuttavia, si trattava di provvedimenti pratici, di buon senso, dovuti al Veneto style delle "scarpe grosse e del cervello fino". Per capire il nodo dell'euro, invece, occorre studiare macroeconomia e ragionare in modo controintuitivo. Borghi lo ha saputo fare, ma è rimasto un caso isolato.

5 Commenti

  1. Il Veneto è una nuova Baviera??? Più che altro per i tedeschi una nuova Slovacchia… Il nostro presidente inciucia con Camp Ederle?
    Questi secessionismi e richieste di autonomia ben viste o cmq non ostacolate dal Main stream mi danno molto molto da pensare.
    Buona giornata professor Bordin.

  2. Concordo: la condizione necessaria (non sufficiente) per la secessione del Veneto è un impoverimento notevole della sua popolazione (che per ora non c’è).
    È come quando acquisti un certo prodotto finanziario cedendo all’insistenza del tuo direttore di banca e subito non fai caso alle commissioni, e non ci badi nemmeno per tutto il tempo in cui l’investimento ti garantisce un discreto rendimento, fino a che il titolo non comincia ad andare male (o malino). Solo allora ti rendi conto che le spese sono esagerate e, non essendo più disposto ad accettarle, vai a protestare ed infine, frustrato e risentito, decidi di cambiare banca.
    Analogamente, l’indipendenza del Lombardo-Veneto potrebbe diventare un obiettivo condiviso solo quando un declino pluridecennale e un depauperamento generalizzato renderà indigeribile per quei popoli il residuo fiscale del Nord [1]. Questo residuo c’era prima dell’euro, c’è adesso e ci sarà anche domani, ma si comincerà a considerarlo intollerabile solamente quando il presente si farà triste e si prospetteranno duri sacrifici per il futuro. A quel punto, non si guarderà più alla Liga Veneta con il solito sorriso di sufficienza…. allora ci sarà pianto e stridor di denti e temo che per nessuno ci sarà un lieto fine.
    – – –
    PS: Personalmente, credo che una secessione comporterebbe una perdita per tutti, perché nei sistemi complessi non degeneri l’intero vale più della somma delle sue parti. A riprova dell’indebolimento che ne conseguirebbe, la storia moderna ci ha dimostrato, in modo irrefutabile, che il destino dell’Italia divisa è il servaggio allo straniero.
    = = = =
    [1] Il residuo fiscale per tutto il Nord è di oltre 100 miliardi di euro; 53,9 miliardi per la Lombardia; 18,2 per il Veneto; 17,8 per l’Emilia Romagna; 10,5 per il Piemonte, ….
    Per me e per tutti i residenti nel Veneto (neonati e ultracentenari compresi) sono 3733 euro all’anno, versati a titolo di solidarietà a favore dei nostri più poveri fratelli italici, o meglio, a favore di coloro che stanno sotto il 42-esimo parallelo (e sopra le nostre spalle).
    Fonte dei dati: sito web della CGIA di Mestre

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