Ray Dalio scommette contro le banche italiane

Al patron del fondo Bridgewater, Ray Dalio, ho già dedicato almeno una decina di articoli, fiutando l'immensa "potenza" di un personaggio che non è solo un investitore milionario, ma anche uno stratega ed un filosofo. Il suo libro "Principles", pubblicato nel mese di settembre, è stato oggetto di un lungo apporfondimento di micidial appena  pochi giorni fa.

Oggi, tutti i più importanti giornali finanziari italiani hanno sparato la notizia che Ray Dalio ha scommesso 713 milioni di dollari contro le banche italiane, lasciando col fiato sospeso migliaia di investitori proprietari di quote di Unicredit, Banca Intesa, Generali e compagnia bella.

Si tratta della «scommessa più ampia in Europa» fatta dal fondo speculativo Bridgewater - ha commentato caustico il Sole24Ore, riprendendo la news da Bloomberg, che l'ha data per primo.

I quotidiani nazionali danno la colpa di questa scelta ai crediti deteriorati in pancia alle banche italiane. Le regole Bce potrebbero mettere in affanno le banche con molti crediti deteriorati, e Ray Dalio vuole approfittare di questa difficoltà scommettendo al ribasso con le solite tecniche short (sotto, miniguida per capire meglio cosa vuol dire "short").

Pochi sanno che sul sito della Consob è possibile vedere gli short, cioè le posizioni a ribasso dei fondi, perchè è un obbligo di legge dichiarare le posizioni ribassiste nel caso in cui ad averle ordinate sia stata una società. Quindi, se un trader indipendente scommette contro Unicredit non occorre dichiararlo, perchè rimane sotto una certa soglia del capitale sociale della banca, ma se a farlo è - chennesò - una Goldman Sachs o un Jp Morgan - deve contestualmente dichiararlo alla Consob e la Consob pubblica la lista degli short sul suo sito in un apposito foglio excel costantemente aggiornato.

Dal sito della Consob notiamo dunque come a puntare contro le banche italiane non ci sia solo Ray Dalio col suo fondo speculativo, ma anche gli hedge funds Marshall, Oceanwood, Aqr, Pdt Partners, Lansdowne, Connor e Discovery, seppur con perecentuali di esposizione molto diverse.

Nessuno conosce le reali motivazioni di questi fondi. Potrebbe anche trattarsi di un caso molto articolato di spread trading, laddove si guadagna anche se le banche italiane salgono perchè la scommessa è in rapporto ad altre banche che vanno peggio, ma di certo la risposta del Sole24Ore dice solo una parte della verità.

Le Banche italiane hanno concesso agli amici degli amici con leggerezza?

Ah bè, da che pulpito! La necessità di  regolamentare adesso viene dalla bce, cioè da un organismo che ha nel proprio board le banche tedesche e francesi, cioè istituti che hanno prestato soldi "alla qualunque", creando di fatto la crisi greca.

E Ray Dalio? Capitano finanziario di un Paese, gli Stati Uniti, che ha cartolarizzato i prestiti dei precari e dei disoccupati americani all'epoca dei mutui subprime facendo partire la crisi.

Ma perchè non chiamiamo le cose con il loro nome?

Uno dei mali della finanza non consiste tanto nel prestare capitali a soggetti in futuro insolventi (chi presta che ne sa di come andranno gli affari ai suoi creditori?), ma nel concedere LA POSSIBILITA' DI SCOMMETTERE AL RIBASSO GROSSE CIFRE!

Gli short in borsa non servono affatto  a fornire di liquidità il mondo finanziario, come viene sempre ripetuto, poichè questo è uno scopo secondario. Quando parliamo di short con piccole cifre stiamo parlando di pura speculazione, non di investimento, ma vabbè, è inutile e fuorviante fare la morale ad un pubblico di investitori retail che devono portare a casa la pagnotta.

Il problema si ha quando si consentono certe operazioni di ingegneria finanziaria con milioni di dollari. In tal caso si tratta solo di UN ATTO POLITICO USATO CONTRO GLI STATI avente lo scopo di pilotare le scelte legislative di un paese e di affossare economie ritenute competitive e avversarie.

E chi consente queste operazioni (non certo chi le fa ...  chi le consente!) dovrebbe essere impiccato sull'albero più alto e ben visibile della piazza.

LO SHORT

La dinamica a spanne è questa: il broker prende il mio ordine di short e mi presta le quote di un prodotto finanziario che in realtà non ho.

Dopo che lui me le ha prestate, io posso venderle! cioè posso vendere quote che mi hanno prestato.

Se le quote (azioni, obbligazioni, ecc.) che ho venduto scendono – come previsto e sperato – io allora le riacquisterò, guadagnandoci sulla differenza.

Vediamolo meglio:

1 vendo un numero TOT di quote (azioni, ecc.) che non posseggo ma che il broker mi ha prestato per la vendita

2.In cambio del prestito gli ho dato dei soldi che corrispondono al valore di mercato del prodotto nel momento in cui impartisco l’ordine. (cioè, l’ammontare di quanto ho speso corrisponde al numero delle azioni moltiplicato per il valore che quella azione possiede al momento dell’operazione).

3.Quando vedo che il titolo scende, come desideravo, allora posso ACQUISTARE le quote e automaticamente restituirle al Broker. La differenza tra quanto incassato e quanto speso per riacquistare le azioni costituisce il mio utile.

Sapete perchè non avete capito? Perchè non ho fatto un esempio

ECCONE UNO:

1) Decido di vendere 1.000 azioni X allo scoperto (vado short) quotate a 8€ l’una. Non le possiedo, ma il broker me le “presta”. Immetto dunque l’ordine per 1.000 azioni al prezzo di 8 Euro puntando al ribasso del titolo.

2) Ho dato dunque al broker 8.000 euro (per il mercato ho appena venduto azioni per un controvalore di 8.000 euro)

3) Il mio ordine è eseguito sul mercato ed il controvalore dell’operazione (1.000 azioni x 8€ cad. = 8.000€) e’ trattenuto dal broker

4) Quando decido di chiudere l’operazione di Short devo acquistare lo stesso numero di titoli: inserisco allora un ordine di “Acquisto per chiusura della posizione Short” e ri-acquisto i titoli al prezzo di 7€ se tutto va nella direzione auspicata (prezzo ovviamente presentato qui a mero titolo di esempio). La spesa necessaria per ri-acquistare i titoli è perciò pari a 7.000€.

5) Il risultato dell’operazione è dato dalla differenza tra quanto incassato dalla vendita (8.000€) e quanto speso per il riacquisto dei titoli (7.000), ovvero, in questo caso un guadagno di 1.000 Euro.

Se non avete capito, è perchè dovete stare attenti a una cosa. Lo short di un titolo non è una vendita in realtà per voi… è un prestito!!! Quindi è come se vi prestassero un numero di azioni. Voi le vendete e ricavate una cifra, poi le ricomprate a una cifra più alta e restitutite il prestito tenendovi per voi la differenza.

Fico no?

SECONDO E PIU’ EFFICACE ESEMPIO:

1.Mario mi presta la sua motocicletta e mi chiede pochissimi euro per il disturbo. Io la vendo a 8.000 euro.

2.Poi il mercato di compravendita delle moto, per mia fortuna, si abbassa e io ricompro la moto che Mario mi aveva prestato a 7.000 euro. Ho venduto una mota a 8mila e la ricompro a 7mila.

3.Ora devo restituire la Motocicletta all’amico Mario. In tasca cos’ho? ahahahaha SI SI, avete capito bene. Mi restano 1.000 fottutissimi euro (meno gli spiccioli di commissione che avevo dato all’amico per il prestito).

Naturalmente se le quote non vanno in giù ma in su, allora la perdita sarà corrispondente e, sempre ovviamente, quando si investono soldi nel trading il guadagno migliore si ha quando il mercato è long (cioè al rialzo) perché mentre i guadagni che si possono fare al rialzo sono in teoria infiniti, al ribasso no.

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