I Test Ocse-Pisa sulla scuola sono una cagata pazzesca

Ogni tre anni si tengono i test Ocse-Pisa, una indagine internazionale (che nulla ha a che fare con la città toscana) e che ha la pretesa di misurare il grado di istruzione degli studenti quindicenni di circa 80 paesi, Italia compresa. I risultati, in passato, sono stati l'occasione per riformare la scuola italiana, visti i non proprio esaltanti risultati dei nostri ragazzi ai test. In meno di 20 anni, infatti, abbiamo fatto ben 4 riforme della scuola (Berlinguer, Moratti, Gelmini, Giannini). Questa indagine, che si avvale di statistici professionisti, è in realtà un imbroglio clamoroso e al di là della noiosa pomposità dei grafici e delle tabelle che la compongono, può essere smontata in quattro e quattr'otto da chiunque abbia una qualche minima conoscenza della scuola italiana e del sistema Paese.

Prima di prendere in esame punto per punto, osserviamo che l'indagine internazionale si propone di misurare obiettivi che non rientrano tra quelli della scuola italiana. Già questo fatto dovrebbe bastare per buttare a gambe all'aria le pretese scientifiche dell'Ocse-Pisa, ma io aggiungerei anche che tale scelta ha dello scandaloso a dir poco.

Sul sito web italiano di riferimento, quello dell'Invalsi, c'è scritto a chiare lettere che l'indagine Ocse "rileva le competenze degli studenti in matematica, scienze, lettura e in ambito finanziario". Ora, com'è noto, in Italia l'ambito finanziario non è contemplato tra le materie d'insegnamento, nè viene inserito ad hoc nella manualistica di discipline attinenti, come potrebbe essere la geostoria.

Non è in discussione l'utilità di possedere competenze finanziarie, anzi, io personalmente ritengo opportuno avviare un'integrazione in tal senso, ma sotto il profilo della statistica, che è una scienza, l'Ocse sfiora il ridicolo ed il patetico. E' più credibile, a questo punto, l'alchimia medievale o la smorfia napoletana.

Misurare le competenze finanziarie dei quindicenni italiani - che mai hanno potuto ottenere tali competenze sulla base dell'offerta formativa nazionale - sarebbe come pretendere di misurare l'olfatto di una vongola o le capacità di  di un orso marsicano alla guida di un suv.

Per quale motivo l'Ocse Pisa non fa un test dove prova a misurare le competenze di un inglese sulla prospettiva nel Rinascimento o quelle di un norvegese sulla realizzazione di un piatto di spaghetti allo scoglio? Credo che a fronte di una simile pretesa la regina d'Inghilterra e Harald V batterebbero indignati i fatidici pugni sul tavolo. Da noi invece, a fronte di un simile obiettivo che altera tutto il resto della prova, zitti e mosca; anzi, subito pronti a riempire i giornali di critiche verso la scuola italiana.

Tuttavia, la percentuale di quesiti dedicati all'alfabetizzazione finanziaria è esigua, come mai gli italiani non recuperano punteggio in matematica, lettura e scienze?

Per comprenderne i motivi e, soprattutto, le menzogne da parte dei soliti noti,  occorre fare tre osservazioni, delle quali la seconda è molto più rilevante delle altre:

In primo luogo, i quesiti sono formulati in modo radicalmente diverso da come sono formulati durante l'anno scolastico in Italia.

Ad esempio, se in un esercizio sul calcolo delle probabilità, in Italia, viene chiesto un calcolo astratto o la formulazione di una legge, nell'esercizio Ocse-Pisa di matrice anglosassone viene proposto un riferimento all'attualità o alla pratica, la cui comprensione o lettura richiede uno sforzo aggiuntivo allo studente italiano che invece è risparmiato a quello "straniero". Nei test Pisa, infatti, è un continuo riferimento a frigoriferi, giochi olimpici, ruote del Luna Park, atleti con la febbre, terremoti .... usati come scusa per calcolare dati ignoti, percentuali, diagonali, ecc ecc I nostri studenti non hanno questo tipo di test nei manuali ed anche se in questi ultimi anni sono stati aggiunti, i docenti non provengono da quel tipo di formazione. Difficilmente, insomma, un laureato in matematica o fisica usa l'asciugacapelli per spiegare il calore e quindi difficilmente lo studente italiano se lo ritrova nei quesiti ordinari. Nei test Ocse-Pisa, invece, sono tutti così.

In secondo luogo, non è affatto vero che gli studenti italiani non si piazzano bene ai test! Ciò vale come dato aggregato, ma ci sono intere aree del Paese dove il livello raggiunto dalle scuole italiane è di assoluta eccellenza, superiore non solo alla media ocse, ma anche a livello dei primi in classifica (giapponesi e scandinavi), e questo - sorprendentemente - nonostante nei paesi anglosassoni stiamo a menare il can per l'aia con "vero" e "falso" fin dalla più tenera età, mentre i nostri ragazzi no. Com'è possibile che in regioni come il Trentino Alto Adige, ad esempio, i test ocse Pisa siano una passeggiata, mentre in Campania siano un disastro? Eppure le discipline spiegate a scuola sono quelle, gli indirizzi sono quelli e, talvolta, persino i docenti siano quelli, data la forte mobilità dei docenti meridionali al nord.

Il segreto di Pulcinella è che i test sul livello d'istruzione vanno meglio nelle regioni ricche che in quelle povere. I bolzanini sono più ricchi dei casertani? Siiii? E allora gli studenti della Val Badia (come dato aggregato, s'intende) andranno meglio di quelli di Maddaloni. Gli olandesi sono più ricchi degli italiani? Siiii? E allora, in media, gli olandesi avranno punteggi più alti. Sapete quanti soldi si potrebbero risparmiare sulla buffonata di questi test? Guardate che lo diceva anche mia nonna che chi ha maggiori possibilità economiche, in media, ha un livello d'istruzione migliore ...

In terzo luogo, la stampa italiana continua a battere su matematica, sostenendo che i nostri ragazzi - in virtù dei test e bla bla bla - non sono bravi in matematica. Serra, l'amichetto finanziere di Renzi, dice che ci vorrebbe più matematica a scuola, e così i vari paraculi alla Michele Boldrin. Peccato che sia una balla PROPRIO IN VIRTU' DEI TEST OCSE-PISA!

L'ultimo rilevamento dice che gli studenti della penisola nei test del Pisa hanno raggiunto in matematica un punteggio medio di 490 punti, in linea con la media Ocse, segnando un miglioramento di 7 punti ogni tre anni tra il 2003 e il 2015 e di 5 punti rispetto al 2012, raggiungendo una performance comparabile a Francia e Gran Bretagna.

Dov'è allora che i nostri ragazzi vanno proprio male-male? In lettura! E cioè proprio nella discipline considerate "umanistiche"  come letteratura o storia e che secondo i soloni dovrebbero essere ridimensionate e che, invece, andrebbero, all'opposto, notevolmente potenziate.

Fonti: la mia pluridecennale esperienza ed il ricco sito web di Capuana

3 Commenti

      • Spesso i toni pepati sono più incisivi di quelli pacati e rendono la lettura anche molto divertente, ma ciascuno di noi ha il proprio stile; ad ogni modo mi pare che condividiamo posizioni simili sulla scuola. Seguirò con interesse il tuo blog.

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