Thaler, il Nobel per l’economia che scoprì l’acqua calda indigesta ai liberisti

Ormai lo sanno anche quelli di "ARARE per fermare il declino": Richard H. Thaler è il nobel per l'economia del  2017. Quello che invece pochi sanno è cosa avrà mai sostenuto di tanto eclatante questo professore di Chicago per meritarsi il più ambito premio scientifico degli economisti.

Niente di che, ha dimostrato in modo un tantino più preciso quello che diversi filosofi avevano scritto secoli prima che lui nascesse, e cioè che l'economia non è una scienza perchè si mescola con fattori umani che pesano tanto quanto se non di più di quelli quantitativi, unendo così l'economia alla psicologia. Tutta la meraviglia del mondo per gli studi di Thaler deriva dal fatto che filosofia si studia (malino) per poche ore all'anno in qualche sparuto liceo italiano e quindi la comunità intellettuale internazionale spesso non sa di scoprire cose che avevano già detto altri. Pazienza. Il nome di Aristotele sopravviverà lo stesso, ma quello di Adam Smith, padre del pensiero liberale, forse no. E sarebbe ora, con buona pace dei soloni economisti nostrani, che magari lavorano all'estero, ma che all'estero sono conosciuti meno di Alan Sorrenti.

In che senso si può affermare che Thaler fa scendere Adam Smith dal suo piedistallo?

Bè, nell'opera magna di Thaler, «Nudge», emerge piuttosto chiaramente una cosa, per quante fesserie potranno scriverne i soliti noti in queste ore: non è ancora stata individuata nessuna fottuta legge economica valida per sempre, neanche quella della domanda e dell'offerta.

Alla base dell’economia classica - quella appunto di Smith, Ricardo e company - c’è il concetto di equilibrio perfetto: domanda e offerta si incontrano in un punto di equilibrio. Il prezzo è dunque sempre giusto. «All’aumentare della domanda, il prezzo aumenta», ci hanno insegnato per generazioni, armati di grafici a curve e della mano invisibile di Adam Smith che muove il mercato, e avrebbe sempre sistemato tutto.

Il nobel Thaler, invece, non si è accontentato di questa spiegazione ed ha fatto l'elenco delle eccezioni, delle anomalie, scoprendo che - a  momenti - questi superano "la regola". Ciò accade per motivi psicologici, comportamentali. Le persone non si muovono affatto e sempre dentro un orizzonte logico-spazilae e razionale nel senso canonico del termine. Anzi!

Thaler  arriverà a suggerire che noi sbagliamo così tanto che i nostri errori sono ampiamente prevedibili.

Ma il punto interessange del lavoro di Thaler è che il consumatore non ha sempre ragione e che, quindi, va "pungolato" a fare le scelte più razionali. E da chi volete che vanga pungolato il consumatore/cliente, idolo dei liberisti? MA DALLO STATO, che diamine, nel suo dipanarsi istituzionale e organizzativo. Che brutta fine per il liberismo: essere smentito da un liberista americano nei suoi punti cardini, proprio quelli che predicano l'assenza di regole da parte della collettività. Per far digerire il concetto, Thaler ha anche coniato l'espressione "paternalismo libertario". Ecco spiegato anche perchè i liberisti li chiamano anche "scienziati tristi"...

Un altro po'di studi accademici, di grafici e di trading quantitativo e i liberisti arriveranno di questo passo a riconoscere persino l'abolizione della proprietà privata. Finchè non si inventeranno l'ennesima shock terapy ai nostri danni, ovviamente.

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