Fanno bene a tirarci addosso i cestini

Il ragazzo che ha tirato un cestino in testa alla professoressa di matematica è stato intervistato su canale 5. E' bianchissimo e italianissimo. Gramellini, nel suo solito stile da predicatore puritano, ha dedicato al fattaccio un editoriale concludendo di "abbracciare l'insegnante" vittima del gesto. Il corpo docente  e mezza italia si risvegliano sdegnati contro la "maleducaFFione".

Il fiume dello Zdegno si ramifica così nei suoi 3 classici corsi d'analisi:

è tutta colpa dei genitori;

è tutta colpa della scuola;

è tutta colpa del sistema.

Tutte e 3 i rigagnoli che prendono corpo dal grande fiume dello Zdegno sono veri, e dunque non lo è nessuno, e percorrerli non porta da nessuna parte. Per capire le cause di questi episodi, che a mio modo di vedere sono destinati a moltiplicarsi, non è molto utile fare del moralismo. Il moralismo è quella tendenza umana che porta a enfatizzare oltre misura la distinzione tra Bene e Male, pensando di essere sempre e comunque dalla parte del Bene. Meglio sarebbe, in casi come questo ed altri affini, appellarsi invece all'etica, che non ha a che fare semplicemente con l'«agire», ma con l'agire secondo le tradizioni e le regole di una comunità. E questa sarebbe proprio la chiave più idonea per aprire la porta della "maleducaFFione", se solo sapessimo dove si trova, però! Senza strumenti, è infatti inutile esprimere schifati la propria insofferenza.

Detto diversamente, il ragazzo che ha tirato un cestino in testa alla professoressa lo ha fatto perchè poteva farlo. L'episodio abbruttito mi ricorda molto quel che più carinamente sosteneva Thomas Mann al bidello che lo rimproverava dicendogli: "ma professore.. qui non si può fumare", e Mann (grandissimo!) di rimando: "come no? Non vede che lo sto facendo?"

Parliamoci chiaro una volta per tutte: o vogliamo noi - qui in Occidente - che la scuola mantenga la sua prerogativa educativa e di formazione della persona, in stile paideia greca, o non lo vogliamo più. La scuola italiana, con le riforme di questi anni ha fatto una scelta diversa da quella della paideia: ha scelto di diventare un erogatore di certificati di competenza. Del tipo: ti insegno a suonare il flauto per tot tempo! Ora verifico se hai imparato a suonare il flauto! Bene ... vedo che lo sai suonare. Allora, ti certifico che sai suonare il flauto! Vai nel mondo ragazzo mio e fai vedere a tutti chi sei, con quel cazzo di flauto. Poco m'importa se lo suoni anche alle 2 di notte in un condominio e svegli tutti quanti rompendo i coglioni a venti famiglie. Poco m'importa se sei un imbecille ed un maleducato... io certifico solo che lo sai suonare. Questo mi ha detto la legge, punto e basta. La scuola italiana, col consenso di quasi tutta l'opinione pubblica - ed in particolare degli insegnanti di materie scientifiche, come la professoressa vittima di Modena - hanno voluto e promosso questo tipo di scuola. Una scuola fatta di gare, di test, di certificazione delle competenze, di debiti e di crediti, di prove Invalsi e di un perpetuo attacco al Liceo Classico, quello educativo per eccellenza. Il ragazzo che ha lanciato quell'oggetto potrebbe sapere benissimo risolvere esercizi di matematica, dunque, e questo dovrebbe bastarci, perchè è così che abbiamo impostato la scuola italiana, e lo abbiamo fatto tutti: insegnanti, politica, famiglie, mondo imprenditoriale.

Già sento l'eco delle obiezioni: "non è vero! è stata la Gelmini o Berlinguer, o pinco pallo". Ok, allora facciamo come Zenone di Elea, ragioniamo dialetticamente e per paradossi e ammettiamo che - sulla carta - l'aspetto educativo sia ancora fondamentale nella scuola, anche alle superiori. Ci sono tanti modi di educare una persona, ma due sono piuttosto evidenti: o si fa con l'esempio, oppure si fa con regole chiare e strumenti di coercizione.

Nella  scuola italiana come si educa?

Se mi dite che si educa con l'esempio, per carità, piantatela. Sarebbe come farmi credere che avete educato il vostro gatto di casa a fare la cacca nella sabbia conferendola anche voi così.

Bene, allora facciamo pure finta che ci siano regole chiare (per carità..., abbiate pietà di me) e strumenti coercitivi a disposizione. Nel caso del ragazzo in questione, la cosa peggiore sarebbe che venisse espulso, ma se ciò accadesse,  gli sarà forse vietato di iscriversi da qualche altra parte? E, soprattutto, è davvero possibile espellerlo? Mica tanto, la regola dice che va allontanato dalla scuola lo studente che commette infrazioni gravi da configurarsi come reati e comunque se vi è pericolo che l'atto venga reiterato. Insomma, un buon avvocato saprebbe come aggirare la cosa. Dunque, diciamocela tutta, se un insegnante reagisce in modo brusco ad un atto di bullismo come quello mostrato nel video virale, a richiare di più è l'insegnante. Se mette note, ciò non cambia in nulla la situazione dello studente: in un Paese privo di etica come il nostro nessun datore di lavoro, ad esempio, si interessa della carriera scolastica del candidato, guarda solo se egli ha ... rullo di tamburi ... le competenze!!! Quindi, una regola - etica o legislativa che sia - ha valore solo se è  accompagnata da una pena. E' la pena che fa vedere al colpevole la gravità del gesto. In assenza di una pena reale, non c'è alcuna infrazione grave. Il ragazzo, una volta allontanato, potrebbe comunque iscriversi in uno dei tanti diplomifici italiani che ti fanno fare 3 anni in 1 o nelle scuole private cattoliche, dove in cambio della retta ti portano all'esame di stato senza troppi disguidi. Dunque, di cosa stiamo parlando? Dov'è la pena reale?

Ah, già, i genitori! Quasi scordavo il bello di questo dibattito.

Sui social molti si sono scatenati contro i genitori, dicendo in buona sostanza che non educano i figli. Ma questa considerazione viene fatta perchè non si vuole accettare che le famiglie funzionano esattamente come la scuola, che funziona esattamente come l'azienda, sia sotto il profilo legisaltivo che etico. Lo ribadisco?

Per educare, è necessario che qualcuno abbia strumenti idonei.

Si, insomma, che comandi. Sarà anche un po' fascistello come ragionamento, ma quanti decenni sono che in famiglia nessuno comanda?

Dal paternalismo presessantottino (che comunque andava svecchiato), si è passati al maternalismo degli anni Ottanta e alla prevalenza consumistica degli idioti paninari, verso i quali non ho nessuna nostalgia. Il risultato è che i figli dei paninari, cioè i  nostri figli, vivono protetti in una comunità affettiva priva di autorità, e la normativa nazionale appoggia e tutela questo status, biasimando i genitori che manifestano anche solo un leggero "disappunto" verso figli sedicenti omosessuali o che non accettano le indicazioni genitoriali sulla scelta scolastica o che criticano il loro libero accesso al divertimento. La femminilizzazione - fenomeno ben descritto  da pensatori come Diego Fusaro, Alain de Benoist ed Eric Zemmour ha portato alla parificazione delle opinioni dell'adulto con quelle del bambino, le cui parole sono ampiamente sopravvalutate. La figura del padre, in particolare, è stata cancellata dalla promozione del divorzio. Il divorzio, infatti, nato per tutelare soprusi in famiglia da parte di chi aveva tradizionalmente maggiore forza fisica ed economica (il maschio) è diventato oggi talmente facile e sburocratizzato che chiunque può divorziare non solo senza una motivazione, ma anche senza un tempo lecito di decantazione, come avveniva prima della recente riforma normativa, per lasciar spazio ad eventuali ripensamenti. Il risultato è che, e giustamente, nessuno vuole più contrarre matrimonio. Ma, scusate, se divorziare è facile come rompere il fidanzamento, ma costa di più in timbri e bolli, perchè dovremo sposarci e non rimanere semplicemente fidanzati? In molti casi vi è anche convenienza finanziaria. Suvvia, lasciamo questa barbara e vetusta pratica ai gay. Solo loro, oggi, ne vanno pazzi. Devono fare le fotine e mettersi i vestitini: i radical chic c'hanno campato un anno di propaganda prima di prendere la tranvata referendaria. Ovviamente, pensare di poter educare qualcuno  in queste condizioni dove adulti e ragazzi sono sullo stesso piano, dove padre e madre sono scambiabili, dove senza l'aiuto finanziario e di babysitteraggio dei nonni non si può tirare avanti la carretta, è assolutamente impossibile. E ben vengano i cestini in faccia. Tanto, adesso tutti fanno la raccolta differenziata.

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