La mamma di Kalergi è sempre incinta

In tutta Europa i partiti politici favorevoli all'immigrazione perdono consensi ed escono dai governi con la coda tra le gambe, ma sul punto migranti non cambiano linea. Ciò avviene per due motivi: uno ideologico, e l'altro pure. Per certi aspetti, l'ampia e variopinta area socialista-comunista rimpiange il clima dell'Internazionale, predica cosmopolitismo illuminista e fratellanza tra gli esseri umani. Quella, meno variopinta, ma più strisciante dei liberal, invece, cala gli occhiali sulla punta del naso, impugna la penna rossa e ricorda a tutti che i migranti sono importanti per questioni economiche, che ci pagheranno le pensioni, che fanno i lavori che noi non vogliamo più fare, che siamo in calo demografico, ecc ecc. Insomma, da un lato gli ideali (egalité, fraternité), dall'altro il criterio dell'utilità (la serva serve, diceva Totò).

Il versante politico "antimmigrazione" non è meno scomposto: da una parte si siedono coloro che non sopportano le mescolanze etniche (i negri che fanno un po' schifo, insomma. I rom pure); dall'altra, quelli che dicono che i migranti ci impoveriscono perchè abbassano le rivendicazioni stipendiali e indeboliscono il mondo del lavoro. Anche tra gli antimmigrazione abbiamo dunque gli ideali (salvare l'identità) o motivazioni economiche.

Su tutte queste opinioni aleggia lo spirito di Kalergi, il conte austriaco figlio di un ambasciatore e di una signora giapponese che negli anni venti promosse una nazione pan-europea e predisse nei suoi scritti che «l’uomo del futuro remoto sarà meticcio (Mischling). Le razze e le caste di oggi saranno le vittime del superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza eurasiatica-negroide del futuro (eurasisch-negroide Zukunftsrasse), simile nell’aspetto alla razza degli antichi Egizi, sostituirà la pluralità dei popoli con una molteplicità di personalità». I complottisti hanno fatto di Kalergi il simbolo di un piano mefistofelico, mentre in verità lui fu soprattutto un filosofo del suo tempo, cioè un ricco e privilegiato intellettuale che dopo la Prima Guerra mondiale auspicava la pace sotto il segno di un cosmopolitismo aristocratico.

E' utile sapere se c'è un "piano", oggi, a suo nome al fine di sostituire gli occidentali tramite progressive ondate migratorie? A mio avviso non è molto interessante saperlo. Il trattato di Schengen va in questa direzione, senza dubbio, così come l'esperimento-pilota dello ius soli in Italia, ma il problema è che l'immigrazione "come destino" non può reggere nè sotto il profilo pratico nè sotto quelo ideologico. E questo vale sia che ci sia un piano, sia che non ci sia.

Per capire la situazione come sta nella realtà, provate a prendere la zuccheriera stracolma in cucina e ad estrarne un singolo granello di zucchero.  Fingete che quel granello di zucchero rappresenti un milione di poveri provenienti da Africa, Asia, Sudamerica e immaginate, anzi, che ognuno dei granelli di zucchero presenti nella zuccheriera rappresenti un milione di poveri. Per "poveri", nel nostro esempio intendiamo uomini che vivono con meno di 10 euro al giorno. Bene. Ora portate quel milione in Europa, e fatelo posizionando quel singolo granello in un bicchiere. Riuscite a distinguerlo sul fondo? Complimenti! Godete di ottima vista. Ora immaginate di versare 3-4 cucchiaini nel bicchiere e guardate la zuccheriera. Cosa notate?

In primis noterete che la zuccheriera, anche se non è più colma fino all'orlo, contiene ancora la stragrande maggioranza di zucchero. E' ancora piuttosto pienotta, insomma. Se 4 cucchiaini colmi di zucchero fossero, - a spanne - 400 milioni di poveri provenienti da Africa, Asia, Sudamerica, India, voi avreste sostituito totalmente tutti gli europei del vecchio Continente. Tuttavia, la vostra zuccheriera (Africa, Asia, India, ecc) sarebbe ancora bella piena.

Non solo, siccome in quelle aree del mondo la natalità è esplosiva, ora dovete fare lo sforzo mentale di immaginare che ogni qualvolta voi mettete 1 granello (cioè 1 milione di poveri) nel vostro bicchiere/Europa, nella zuccheriera/mondo il cucchiaio magico della natalità riversa altri milioni di poveri.

Detto diversamente, se noi uccidessimo tutti i 400 milioni di ricchissimi, opulenti e schifosi bianchi europei e li sostituissimo "alla Kalergi" con 400 milioni di poveri provenienti da Africa - Asia - Sudamerica, in quelle aree rimarrebbero ancora circa 4 miliardi di poveri, cioè 4 miliardi di uomini e donne che vivono con meno di 10 euro al giorno e che aumentano in modo esponenziale un anno dopo l'altro a causa della forte natalità e del progresso sanitario.

In altre parole ancora, il povero ospitato a casa del ricco per solidarietà va bene per i film hollywoodiani sotto Natale, ma non ha nulla a che fare col problema globale della ricchezza e della povertà. Essere solidali con i poveri del terzo mondo ospitandoli in Europa è come pensare di risollevare l'economia italiana mangiando pizza tutti i giorni.

Credo, senza falsa modestia, che solo con esempi come questo, cioè numerici, si possa comprendere quanto idiota fosse il Conte Kalergi e quanti idioti siano oggi coloro che pensano sia credibile un trasferimento di uomini dai continenti più poveri verso l'Europa. Qualcosa di vagamente simile è successo solo nel Medioevo, quando le città si spopolarono a favore delle campagne, ma fu un fenomeno simile proprio "alla lontana", che pure comportò qualcosa come dieci secoli di miseria economica, di malattie e di oscurantismo (perlomeno se confrontiamo quei secoli con l'età classica).

Non solo: quei granellini da un milione di migranti l'uno che dovrebbero inevitabilmente arrivare in Occidente rappresentano, come dato aggregato, i "meno" poveri, i più aggressivi, i più critici dello status quo, i più ambiziosi soggetti umani presenti nei loro paesi d'origine. In altre parole, favorirne il trasferimento tramite propaganda, ong e ius soli, significa privare quei continenti poveri degli unici soggetti potenzialmente in grado di cambiare lo stato di miseria in cui versano. Il fatto che in Africa, Asia e Sudamerica la connessione internet consenta di vedere le condizioni di vita più favorevoli, il welfare state ed il sistema industriale occidentale, ha contribuito non poco ad un progressivo miglioramento di quei paesi e gli investimenti occidentali potrebbero consentire un vero e proprio boom economico reale per quelle popolazioni, dove sovente abbondano le materie prime e ci sono tutte le infrastrutture ancora da realizzare anche grazie al know how occidentale. In altre parole, dovrebbero essere gli europei a trasferirisi in paesi come Africa, Cina e India, e non il contrario. L'India, ad esempio, con il suo miliardo e 200 milioni di abitanti (più del doppio di tutti gli europei messi assieme) potrebbe diventare in pochissimi anni la prima potenza economica del mondo se solo aumentasse  di un misero 20 per cento il numero delle sue strade percorribili.

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