La morte dell’arte in salsa Gender

L'arte contemporanea è incomprensibile alle persone comuni, e spesso anche alle persone colte, quelle che leggono e studiano con regolarità. Il suo linguaggio è divenuto completamente autoreferenziale e circoscritto agli ambienti radical chic e al mercato delle gallerie delle grandi città.
Questo succede perchè il nostro tempo, la contemporaneità, è inattuale, nel senso che procede autonomamente senza poter essere compreso dagli uomini che oggi lo vivono. Un "fuori sincrono" a causa del quale tutti noi proviamo un senso di disagio nei confronti della nostra epoca.
Un conto, infatti, è prendere atto del presente storico e criticarlo per ricercare la libertà - e dunque pensando che ciò sia ancora possibile - un altro, subirne gli eventi senza poterli comprendere. Come se procedessero senza senso, senza bussola. Ecco perchè l'arte, già diceva Hegel due secoli fa, è morta con la modernità, divenendo totalmente altro da quello che era.

L'arte è stata una delle più grandi e sublimi forme d'espressione dello spirito umano, ma ora è invecchiata e inadeguata: incapace di parlarci. L'arte che porta in noi "verità" è allora solo quella del passato, relegando quella contemporanea ad un ruolo machiettistico che richiede sempre di appellarci ad altro (scienza, filosofia) per avere una qualche soddisfazione.

Ed infatti le opere oggi per essere comprese hanno puntualmente bisogno di un catalogo, della spiegazione dotta del critico o di quella dell'artista in prima persona.
L'arte contemporanea è dunque divenuta paradossalmente non-contemporanea, incapace di parlare alla maggior parte degli uomini e di suscitare emozioni. Ecco perchè, l'arte contemporanea è in grado di produrre oggi solo pubblicità. Provocante e schoccante, divertente forse, ma mai rivelativa. Tutte le forme d'arte, dalla scultura alla pittura alla musica, sono note oggi solo come produttrici di oggetti di mercato.
E' questo il caso delle statue dell'artista Marc Quinn che ha inaugurato la sua prima performance nel museo danese di Aalborg. Grazie alle immagini postate dal gruppo Facebook de il Male Necessario,  le statue dorate e tatuate di Quinn sono divenute virali. Esse rappresentano rispettivamente un uomo con la vagina  ed una donna con il pene.

"Quinn - scrivono i responsabili del Museo di Aalborg - utilizza una serie sorprendente di materiali, che vanno dal tradizionale marmo e bronzo al sangue. La sua opera - dicono - esplora i principali temi della vita e della morte, del genere e della trasformazione, dell'identità e delle icone del nostro mondo contemporaneo".
Ma l'inversione sessuale proposta non ci rivela nulla e non fa riflettere: il suo scopo non è quello di suscitare emozioni, nè tanto meno di rappresentare la realtà, e nemmeno il cambiamento sociale in atto. L'unico fine è quello della provocazione per il solo gusto di farla, perchè qualche visitatore/cliente si avvicini, si faccia una risatina e poi un bel selfie in favor di social network. In fondo, vien da pensare, queste opere d'arte mostrano un desiderio degli artisti contemporanei: quello di venire riconosciuti individualmente per le loro preferenze, gusti ed eccenticità. Ecco che si spiega anche perchè l'arte vien confusa con la moda, da sempre incline ad esaltare e sopravvalutare il mondo omosessuale e, oggi, quello gender.
Un funerale, quello dell'arte, che è sotto gli occhi di tutti almeno da quando la merda d'artista di Piero Manzoni venne messa in mostra inscatolata come opera d'arte.

Cosa voleva dirci il bravissimo Manzoni? Che l'artista può produrre anche feci puzzolenti, ma che poi vengono considerate  "arte" per il solo fatto che sono prodotte da un artista. Non conta l'opera, il suo contenuto, ma solo l'artista che l'ha fatta (è proprio il caso di dirlo). Oggi l'artista vive in un mondo avulso dalla realtà molto più di ieri. Non è inseribile in una comunità specifica, ma è una sorta di cane sciolto, alla perenne ricerca di emozioni sfrenate e vortici edonistici che poi sfociano in ciofeche da collocare nell'atrio di una villa naif a Hollywood, come le statue ermafrodite si Quinn.

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