Il Lato Oscuro della Matematica

Da diverso tempo la matematica non viene più utilizzata per leggere il grande libro dell'Universo, come amava dire Galileo Galilei, ma a fini strumentali ed economici. Naturalmente, lo sviluppo della matematica ci ha consentito di fare i passi più importanti alla scoperta del cosmo, ed anche in campo biologico, ma senza dubbio le risorse che le istituzioni ed i privati destinano a questo scopo, oggi, non sono nulla rispetto ai denari investiti per motivi commerciali e finanziari.

L'esempio più significativo di questo uso arretrato della matematica l'abbiamo con i big data e gli algoritmi. Parlo senza mezzi termini di un uso arretrato perchè se c'è stato un motivo, fosse anche uno solo, che giustificava la superiorità scientifica dell'occidente sul resto del Mondo, esso era dovuto alla diffusione del sapere inteso come ricerca, spesso disinteressata. Meraviglia di fronte al mondo e stupore esistenziale, questi per molto tempo sono stati i cavalli trainanti della Conoscenza. Ora la matematica, la fisica e le altre scienze tornano, come scopi, ai loro primissimi usi, quando ciò servivano a satrapi e faraoni per calcolare le piene del Nilo o farsi costruire immense tombe gentilizie.  Nel caso degli algoritmi, tutti ormai sappiamo che vengono usati in campo commerciale, dai motori di ricerca e dai siti web, per scrutare i nostri movimenti quotidiani. I cookies, insomma, che si inseriscono nel nostro browser sono come le "cimici" di un agente spione che si infilano nella nostra intimità e costruiscono un ricco profilo di cosa siamo e di cosa vogliamo. L'obiettivo? Prenderci  le misure e inserirci in una specifica categoria di consumatori potenziali.

Su questo tema, le persone si dividono in due opinioni divergenti. Da un lato, ci sono quelli che gridano al complotto e parlano del Big Brother immaginato dalla mente distopica di Orwell. Dall'altro, quelli che vedono in questo nuovo sistema ottime opportunità, risparmio e comodità, e considerano l'intromissione nella privacy un compromesso tutto sommato accettabile.

Dal mio modesto punto di vista (ma neanche tanto modesto, visto che la matematica americana Cathy O'Neil ha scritto cose simili), il punto non sta nella privacy violata dagli algoritmi matematici. Il problema di questo utilizzo distorto della matematica, non è dato dal fatto che i big data copino le nostre preferenze e poi le adattino a fini commerciali, ma dal fatto che essi realizzano un profilo standard al quale si fa poi riferimento per valutare le persone, come se esse fossero "oggetti che non cambiano", o che se lo cambiano, non lo fanno in modo significativo.

Gli algoritmi matematici stanno per essere utilizzati  per razionalizzare le decisioni in tutti i campi, non solo e non tanto su amazon per fare la spesa. La matematica ora mette a disposizione l'algoritmo per misurare le prestazioni di un lavoratore, stabilire quale sia il candidato più adatto ad un posto di lavoro, stabilire la veridicità di un imputato in un processo, individuare creditori poco affidabili.

In altre parole, l'algoritmo si comporta come una matrix che sostituisce la persona con un modello sulla scorta di rilevazioni passate e inserisce questa figura standardizzata dentro una precisa casellina. Così facendo, l'algoritmo non si limita a misurare la realtà, ma DIVENTA LUI STESSO LA REALTA'.

Siccome si basano su dati del passato, gli algoritmi cristallizzano la situazione ed etichettano il cliente, il consumatore, l'utente, il cittadino (chiamiamolo come ci pare), impedendogli qualsiasi ruolo decisionale o possibilità di cambiamento. Per essere ancora più espliciti, gli algoritmi matematici finiscono per trasformare gli uomini in fotografie, annullandone la volontà. Vi immaginate cosa sarebbe stato dell'epilettico Alessandro Magno se a decidere il leader fossero stati gli algoritmi, o del dislesssico Tom Cruise, ad Hollywood, o di Rita Levi Montalicini con la sua insufficienza in matematica registrata dalla pagella?

Il circuito di feedback che gli algoritmi creano, impedisce a chi ne è vittima, di uscirne. Senza un supporto etico e politico, cioè, detto chiaramente, senza un supporto umanistico, gli algoritmi finiranno per fare molti più danni di quelli che si pensava potessero riparare.

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