Stiamo educando una massa di rammolliti

In occasione della polemica nazionale sugli studenti delle scuole medie che dovrebbero essere accompagnati a casa da un adulto, un mio esimio collega ha svolto un'eccellente ricerca, della quale pubblico qui un breve estratto. I risultati, dal mio punto di vista, sono agghiaccianti.

Non lo nascondo, la prima volta che ho letto della polemica pensavo al solito svarione giornalistico, o alla volontà di qualche politico di passaggio, tipo il ministro Valeria Fedeli, di far parlare di sè. Insomma, dai, vorrai mica davvero che si possa pretendere dagli insegnanti delle medie che si mettano sulla porta della scuola in attesa che passino i genitori a prenderli? Capisco in prima elementare, ma alle medie... Invece, udite udite, la legge dice proprio questo, e la cassazione lo ha confermato solennemente. Ecco perchè abbiamo perso la seconda guerra mondiale e dopo 70 anni ci troviamo ancora decine di basi militari in casa, come fossimo in stato d'assedio. Altro che nazismo, fascismo, obsolescenza della strumentazione bellica. Altro che euro! Altro che Renzi! Lo dico con la serenità che mi contraddistingue: se togliamo dalla cloaca i padri costituenti (non a caso, quella volta, eletti...), la testa dei nostri tecnici del diritto andrebbe usata esclusivamente per spaccare le noci di cocco o piantare chiodi sul muro. Nel paese di Azzecagarbugli e i Pietro Ichino, udite cosa ci tocca leggere:

"La sentenza della Cassazione (n. 21593 del 19.09.2017)  ha rilevato la responsabilità della scuola per l’infortunio mortale occorso ad un bambino di 11 anni investito da un autobus all’uscita da scuola ed ha sottolineato l’obbligo di vigilanza da parte delle istituzioni scolastiche durante l’uscita degli alunni. È subito scattato l’allarme nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e molti dirigenti hanno emanato apposite circolari per evitare future responsabilità penali. Nel codice italiano infatti è specificato che per i minori di 14 anni è prevista una presunzione di incapacità e quindi, chiunque abbandoni una persona minore di anni 14 della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni."

Talune scuole provvedevano a far firmare delle liberatorie, cioè autorizzazioni dei genitori per il rientro a casa dei figli da soli che ufficiosamente esoneravano presidi e docenti dalla responsabilità dei ragazzi preadolescenti all’uscita. Tuttavia già si era a conoscenza che questi accordi firmati, nel caso si fosse presentato un problema grave, non sarebbero valsi a nulla. Infatti la legge non solo non riconosce le liberatorie, ma addirittura esse potrebbero trasformarsi in un boomerang sul piano probatorio nel corso di un eventuale processo risarcitorio. Tale documento infatti testimonia la consapevolezza che il docente ha dello stato di pericolo cui il minore, sottoposto alla sua vigilanza, può incorrere quando viene lasciato, una volta suonata l’ultima campana.

Ovviamente, e come al solito la stampa italiana non ha capito un cazzo ed ha lasciato intendere all'opinione pubblica che la ministra Fedeli - tramite le sue affermazioni pubbbliche - volesse obbligare i genitori ad andare a prendere i figli a scuola per aggirare la norma. Ma certo! La Fedeli, per quanto senza laurea, si è dimostrata più intelligente di tanti accademici ed ha rovesciato contro gli Azzeccagarbugli del Paese la loro pazzesca interpretazione. Intepretazione letterale in stile Sant'Ufizio versus Galilei che, se intepretata alla lettera da tutti gli insegnanti italiani, bloccherebbe la nazione, facendo crollare il pil al -30 per cento

Ma ve l'immaginate? Ogni insegnante (che ha sul groppone decine e decine di studenti provenienti da diversi comuni del plesso ove lavora) secondo il diritto italiano dovrebbe aspettare dopo le 13 l'arrivo di corriere ed autobus ed accertarsi di consegnare ogni singolo studente, magari facendo un contrappello, agli autisti. E magari controllando ogni singolo autobus di linea, previo corsi di meccanica e codice della strada. Ma lo sapete o non lo sapete che la maggior parte degli autobus di linea o dedicati attende gli studenti in apposite stazioni, soventi ubicate a uno/due chilomentri dalle scuole? Pace: sono da accompagnare uno per uno, e contemporaneamente! Per gli studentii rimasti a terra, secondo la legge, il prof dovrebbe aspettare l'arrivo dei genitori in permesso giornaliero dal lavoro, ma che magari si trova  all'estero, o in viaggio per motivi aziendali, o corsi di formazione o, INAUDITO, in volgare pausa pranzo. Signori, è evidente che stiamo parlando di un paese di pazzi, a sto punto inemendabile. E tutto questo, al netto dell'aspetto diseducativo, che priva quattordicenni magari alti un metro e novanta per cento chili di peso, di andare a casa con le poprie gambe, affidando loro un'ovvia autonomia personale e sociale.

Un ulteriore dato: nel resto d’Europa il 90% dei ragazzi torna autonomamente a casa, mentre in Italia siamo solo al 30%. Per il pedagogista Diego Novara: “la discussione in corso è un argomento da chiacchiera da parrucchiera”. Dal punto di vista pedagogico e di psicologia dell’età evolutiva, oltre che di logica e buon senso, dire che un preadolescente non possa andare e tornare da scuola da solo “è una scempiaggine”.

La verità è che il foro della giurisprudenza italiana, che aveva punte d'eccellenza in città come Napoli nel recente passato, e che ancor prima aveva partorito i Cesare Beccaria, e che prima prima ancora aveva prodotto il diritto romano e quello canonico, da diversi anni annovera tra le sue fila troppi avvocati e giudici formatisi "per moda" durante gli anni delle occupazioni sale studio, quando va bene, o di Tangentopoli, quando va male. Dopo aver mangiato medaglioni di carne al Burghy di Piazza San Babila a Milano, questi personaggi si sono iscritti in massa a giurisprudenza perchè avevano sentito il profumo del successo ammirando Antonio di Pietro tutte le sere in televisione a fustigare i costumi. Ora sono nelle stanze dei bottoni oppure a fare gli spin doctor per riforme  come il job act. Il diritto italiano non serve per risolvere problemi, ma per parare il culo ai fannulloni che hanno il tempo di leggersi tutta la biblioteca prodotta in questo ultimo secolo dalla giurisprudenza italiana.

Questi fanno danni, amici.

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