Babbo Natale esiste. Ecco le prove

Lo so che può sembrare inaudito, ma ci sono anche giornalisti del Sole24Ore in gamba e preparati. Uno di questi è Armando Massarenti, e non è colpa mia se è uno studioso di filosofia. Tra le sue tantissime pubblicazioni ce ne sono due che hanno per oggetto Babbo Natale e che mi hanno convinto.

Ora sono contenute nel suo libro divenuto un bestseller “Il lancio del nano”, che consiglio. Vi propongo integralmente gli articoli, come omaggio.

PROVE DELL’ESISTENZA DI BABBO NATALE

Che Babbo Natale esista lo sanno anche i bambini. Ma ai filosofi non basta. Loro vogliono delle prove. Sono fatti così. Cercano dimostrazioni per ogni cosa, dall’esistenza di Dio a quella del mondo esterno. Che tipo di prove? Prove scientifiche, come quelle proposte dall’Institute of Scientific Santaclausism? O basate sul senso comune? Chiunque può vedere che, tra le richieste scritte nella lettera lasciata sul davanzale, ne vengano esaudite un buon 90 per cento. Una prova storica? Santa Klaus è seppellito a Bari dal 1087, sottratto da crociati italiani ai turchi che adesso lo rivogliono indietro (ah l’Europa, progredisce tra infinite difficoltà!).
Siete ancora scettici? Il filosofo della scienza Paul K. Feyerabend racconta che, a otto anni, si trovò, come di consuetudine, di fronte a Babbo Natale, con tutti i suoi ricami dorati, il cappello a punta, la voce profonda. «Ma vidi anche le scarpe di mio padre, che prima non avevo mai notato, vidi gli occhi dietro la maschera, che prima erano tutt’uno con quella, e sentii parlare lui, non San Nikolaus. Era mio padre, chiaramente era lui, ma altrettanto chiaramente non era lui ma San Nikolaus.»
Allo stesso modo, in un passo dell’Iliade di Omero, Afrodite appare come una vecchia, ma Elena, cui ella si rivolge, vede anche la «gola dolce e rotonda della dea», sicchè succede che «la seconda identità non cancella la prima, ma l’accresce!»
In un episodio del telefilm Ally McBeal, accade che, nello studio di avvocati dove lavora la protagonista, compare il padre adottivo di una collega. L’anziano signore dalla barba bianca afferma con convinzione di essere Babbo Natale. Fa il maestro elementare ma la direzione della scuola non si accontenta di questa originale autocertificazione: lo prende per matto e lo vuole licenziare (ah, questo laicismo dilagante!).
L’equipe di avvocati lo difende: perché licenziare colui che, in quanto Babbo Natale, rende più felici i bambini, infondendo in loro sentimenti di bontà generosità e ottimismo? È la prova “morale”. Serve di più?

A questo punto è bene ricordare, come fa Umberto Eco nell’introduzione alla raccolta di questi articoli, che “la filosofia è quel discorso che pone solo le domande a cui non c’è risposta”. Quindi se credete che non vi siano date risposte è perché vi sono state date solo delle sane domande.

NUOVE PROVE DELL’ESISTENZA DI BABBO NATALE

L’esistenza di Babbo Natale credevo di averla già provata, con argomenti pressoché inattaccabili, nelle pagine che precedono, quando ho scoperto con grande sorpresa che nell’enciclopedia on line Wikipedia, nella dotta voce a lui dedicata, un intero paragrafo pretende invece di dimostrarne l’inesistenza. Vengono addotte prove di tipo biologico (le renne non volano) e prove di tipo fisico: calcolato per esempio il numero di bambini buoni da accontentare, risulta che Santa Klaus disporrebbe di 1,3 millesimi di secondo da dedicare a ognuno, e che dovrebbe viaggiare a una velocità 800 volte maggiore di quella del suono.
Ciò che è interessante è la reazione istintiva che si ha di fronte a simili argomentazioni. Appaiono magari divertenti o provocatorie, ma anche del tutto impertinenti, e inconfrontabili con le vere ragioni per credere. La domanda è: perché ciò accade?
Ludwig Wittgenstein nelle sue “Lezioni sulla credenza religiosa” ha osservato che quando un credente dice «Credo che ci sia un Dio» e un ateo afferma invece «Non credo che ci sia un Dio» non si può dire semplicemente che l’uno sta sostenendo qualcosa e l’altro la sta negando. Se chi non crede adduce prove di tipo fisico razionale, queste assi difficilmente convinceranno chi crede. Credere non significa affermare astrattamente che Dio esiste, ma informare tutta la propria esistenza a un’insieme di valori che derivano da quella credenza. I valori di chi non crede, invece, sono indipendenti dall’affermazione «Non credo che ci sia un Dio». Va precisato inoltre che non è certo questa negazione il fulcro dell’esistenza di un ateo. Semplicemente egli crede che non sia quella la fonte dei valori, e che ve ne siano altre.
Chissà, magari le cose vanno così anche con la faccenda di Babbo Natale. Dunque, le prove addotte da Wikipedia non ci convincono. Sono troppo lontane da quell’alone di bonarietà che il vecchio sa infondere alle nostre festività. Cercheremo però di essere comprensivi e tolleranti nei confronti di coloro che non riescono a capirlo.”

Buon Natale a tutti i lettori di Micidial.

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