Cultura contro Civilizzazione, nel segno tracciato da Thomas Mann

Nella nostra società ogni valore superiore, ogni visione del vivere e del morire, ogni valore di reale bellezza ed armonia è stato soppiantato da un’ottica della vita di tipo utilitaristico ed economicistico, dove è la mediocrità a farla da padrona. Mediocrità che è altresì unica nota distintiva dei nuovi modelli proposti dai media e dal consumismo dominante.

Senza scomodare Bauman e la sua società liquida, la questione era già stata ben delineata dal noto scrittore tedesco Thomas Mann che in queste lunghe, pesanti, impegantive, ma rivelatrici righe, individuava nella germanicità il polo dell'arte, della musica e dell'eticità, contro il degrado borghese di matrice anglofrancese.

Il testo non a caso fu scritto in occasione della guerra mondiale. Oggi quello spirito i tedeschi di certo non ce l'hanno più

Buona Lettura

L'Occidente contro lo Spirito Tedesco

di Thomas Mann

Nel lampo abbagliante di una critica geniale si profila, per un attimo, l'antitesi su cui verte la fatica di tutto questo libro: e il contrasto, per viltà tante volte rinnegato e contestato, l'immortale, reale contrasto fra musica e politica, fra germanicità e civilizzazione. Tale antagonismo resta dalla parte dei tedeschi un fatto, con ritrosia confessato, uno stato dell'animo, qualcosa che appartiene all'anima, non afferrabile con l'intelletto e appunto per questo privo di spirito aggressivo. Dalla parte della civilizzazione l'antagonismo è odio politico: e come potrebbe essere diversamente? Essa è politica in tutto e per tutto, e la politica stessa, e il suo odio può essere, anzi deve essere soltanto e immediatamente politico. Lo spirito politico, in quanto illuminismo democratico e «umana civilizzazione», è estraneo al tedesco non soltanto sul piano psichico ma anche sul piano politico, è necessariamente anti-tedesco, dovunque eserciti un suo potere. [...] L'esegesi storica ci dirà un giorno la parte e funzione che l'internazionalismo illuminato, la gran loggia massonica, hanno avuto - lasciando naturalmente da parte gli ignari tedeschi - nella preparazione spirituale e nel reale scatenamento della guerra mondiale, la guerra cioè della "civilizzazione" contro la Germania. [...] Il nemico della Germania in senso spirituale, istintivo, velenoso e mortale, è il bourgeois retore e "pacifista", "virtuoso", "repubblicano" e " fils de la Révolution ", l'uomo nato coi famosi tre princìpi; con lui, con le sue parole e il suo spirito, l'esponente tedesco dello spirito politico, che maneggia il Nuovo Pathos nel senso dell'"umana civilizzazione", ha potuto, nell'anno 1914, subito accomunare le parole proprie e il proprio spirito, parlando il suo gergo esecrando, come del resto aveva fatto sempre. [...]
Sono col cuore dalla parte della Germania non in quanto essa è concorrente dell'Inghilterra nella politica di potenza, ma in quanto è sua antagonista spirituale. Quando al tedesco assertore della "umana civilizzazione", quel che ben presto mi preoccupò, suscitando in me paura, odio e spirito di resistenza, non fu tanto la sua ostilità politica alla Germania, quanto piuttosto la non-germanicità del suo animo, senza contare che ben presto anche dalla sua parte la politica "interna" spodestò quella "esterna". L'anti-germanicità si ritrasse dietro alla non-germanicità o più esattamente si staccò da quella lasciandola, quasi suo nocciolo, allo scoperto. Presto l'ostilità per la Germania ebbe ben poco da sperare. L'invasione militare della Germania da parte delle truppe della civilizzazione ebbe esito infelice. Quello su cui l'assertore della civilizzazione continuava a riporre le sue speranze con una forte parvenza di diritto, era l'invasione spirituale, l'invasione politica dall'Occidente, la più forte di tutte e di gran lunga la più travolgente che mai avesse segnato il destino della Germania. [...]
Mai avevamo, noi, immaginato che, sotto la parvenza del pacifico rapporto internazionale in questo vasto mondo di Dio, l'odio inestinguibile, mortale, della democrazia politica, del bourgeois -retore, repubblicano e massone del 1789, svolgesse la sua opera nefanda contro di noi, contro le nostre strutture statali, il nostro militarismo spirituale, il nostro spirito dell'ordine, dell'autorità e del dovere... [...]
Quello che Dostoevskij chiama il "radicalismo cosmopolitico" è quell'indirizzo spirituale che ha per meta finale la società della civiltà democratica, la république sociale, démocratique et universelle; empire of human civilization. È davvero un'idea illusoria dei nostri nemici?
Comunque, illusoria o no: non possono essere che nemici della Germania quelli che vagheggiano una siffatta "idea illusoria", perché una cosa è certa: che in una fusione delle democrazie nazionali in una democrazia europea e mondiale non rimarrebbe più nulla della sostanza tedesca. La democrazia mondiale, l'Impero della civilizzazione, la "società dell'umanità", potrebbe avere un carattere piuttosto latino o anglo-sassone, nel quale lo spirito tedesco finirebbe col diluire e sparire, verrebbe estirpato, non esisterebbe più.
E la Germania? E i tedeschi? Dostoevskij dice: «L'aspetto caratteristico, essenziale di questo popolo grande, orgoglioso e singolare, è consistito sempre, fin dal primo momento in cui fece la sua apparizione nel mondo della storia nel fatto che mai, né nei suoi destini, né nei suoi princìpi, ha accettato di unificarsi con l'estremo mondo occidentale, cioè con tutti gli eredi dell'antico patrimonio romano. Contro quel mondo lo spirito tedesco ha protestato per tutto il corso degli ultimi duemila anni e, anche se non ha pronunciato il proprio verbo, se non ha formulato in contorni precisi il suo ideale, che sostituisse positivamente l'antica idea romana da lui stesso distrutta, tuttavia, credo - dice Dostoevskij (e questo è un punto poderoso della sua trattazione, ci si accorge d'un tratto con chi abbiamo a che fare: col primo psicologo della letteratura universale) - in cuor suo quello spirito è stato sempre convinto che prima o poi avrebbe saputo pronunciare questo nuovo verbo e guidare con quello l'umanità». [...]
Era dunque ugualmente chiaro a tutti fin dal primo momento, penso io, che le radici spirituali di questa guerra che ha tutti i titoli possibili per chiamarsi "guerra tedesca", affondano nel "protestantesimo" organico e storico della Germania; era chiaro che questa guerra rappresenta in sostanza una nuova esplosione, la più grandiosa forse e molti credono l'ultima, dell'antichissima lotta dei tedeschi contro lo spirito dell'occidente, ed anche della lotta dello spirito romano contro la pervicace Germania.

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