Dipendenti, vi aspetta una cura da cavallo

C'è stato un periodo della storia - il periodo più lungo della storia dell'umanità - nel quale i cavalli avevano tantissime cose da fare. Venivano impiegati per trasporti di uomini e alimenti, calessi e carrette. In guerra, come in pace. Oggi, per vedere un cavallo bisogna andare all'ippodromo, al maneggio o al circo. La stragrande maggioranza degli occidentali non ha mai avuto a che fare con un cavallo, gli risulta completamente inutile, se non per attività ludiche o sotto forma di bistecche, in carenza di ferro.

Secondo molti studiosi che si interessano di futurologia, il futuro dell'essere umano è identico a quello del cavallo, destinato all'inutilità. Stigmatizzando l'impiego alimentare (nessun analista  crede che un giorno saremo bistecche per qualcun altro), è oramai piuttosto chiaro che spariranno milioni di posti di lavoro. Il giornalista sovranista Paolo Barnard drammatizza la portata dell'evento nel suo blog, e cita il rapporto McKinsy, appena uscito, ove si annuncia che nei prossimi 13 anni, ben 375 milioni di persone dovranno cambiare lavoro.

Per la verità, il rapporto originale fornisce i classico colpo al cerchio e alla botte, e smorza, quasi anticipandoli, i profeti di sventura. Quel che più mi proccupa non è però tanto il fatto che l'Intelligenza Artificiale (AI, secondo l'ennesimo acronimo anglosassone) sostituirà il lavoro umano, quanto il fatto che la società si sta disinteressando di questo, cioè non sta organizzando la partita, lasciando come al solito al mercato la piena libertà di fare danni.

I lavori più a rischio di automazione riguardano lavori fisici in ambienti prevedibili, come macchinari operativi o preparazione di fast food. Anche la raccolta e l'elaborazione dei dati sono nel mirino dello studio McKinsey, con implicazioni per l'origine dei mutui, le assicurazioni, la contabilità e l'elaborazione del back-office (si... insomma, gli impiegati).

Per rimanere "vivi", i lavoratori dovranno cercare la riqualificazione in diversi campi e come se fosse l'acqua nel deserto. "Ma i governi e le aziende - sostiene magnanimamente il report - dovranno contribuire a facilitare quella che dovrebbe essere una transazione durissima".

"Il modello in cui le persone vanno a scuola per i primi 20 anni di vita e lavorano per i prossimi 40 o 50 anni è finito", ha detto alla CNN Tech Susan Lund, partner del McKinsey Global Institute e coautore del rapporto. "Dovremo pensare all'apprendimento e alla formazione nel corso della nostra carriera lavorativa."

Gli autori ritengono che potremmo assistere ad una massiccia transizione su una scala che non si vede dai primi anni del 1900, quando i lavoratori passarono dalle fattorie alle fabbriche. Il rapporto cita anche la necessità di uno sforzo economico colossale per i governi occidentali, da mettere sulla stessa scala del piano Marshall, quando gli Stati Uniti spesero miliardi per ricostruire l'Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale.

Tale piano includerebbe un grande investimento da parte dei settori privati e pubblici in nuovi programmi di formazione e programmi di transizione della forza lavoro.

Nonostante le sfide incombenti, e dunque contrariamente a quanto sostiene Barnard, il rapporto ha rivelato come i lavoratori potranno però avere un futuro. Mentre l'introduzione del personal computer negli anni '80 ha eliminato alcuni lavori, ha creato molti altri ruoli. I lavoratori che sono disposti a sviluppare nuove competenze dovrebbero essere in grado di trovare nuovi posti di lavoro.

"Le terribili previsioni secondo cui i robot stanno prendendo il nostro lavoro sono esagerate", ha detto Lund. "Sì, il lavoro sarà automatizzato, ma ci saranno abbastanza posti di lavoro per tutti nella maggior parte delle aree".

Gli autori del rapporto McKinsey non si aspettano, ad esempio, che l'automazione sostituirà i lavori che coinvolgono la gestione delle persone, le interazioni sociali o l'applicazione delle competenze.

I giardinieri, gli idraulici, i bambini e gli anziani, ad esempio, sono tra coloro che avranno meno rischi dall'impatto con l'automazione. Se il report è così perspicace come tutti stanno affermando in queste ore, io aggiungerei  anche i formatori informatici, che dovranno essere impiegati massicciamente in ogni posto di lavoro.

3 Commenti

  1. gli esseri umani sono più importanti come consumatori oggi, che come lavoratori, almeno finchè ci saranno risorse da comsumare, come la prostituta dell’immagine.

  2. Attento mago, che rischi una denuncia e ti starebbe anche bene.
    Io nell ‘immagine vedo solo una lavoratrice che ha cercato una riqualificazione attraverso la diversificazione. Se devo proprio fare un appunto all’autore avrei preferito uno sfondo bucolico con tanto di roano brucante.

    • bellina chiamare diversificazione la prostituzione, che in fondo è il lavoro femminile più antico e che è legale e ben accetto in quasi tutto il mondo tranne che in questo paese di ipocriti e in pochi altri, penso. Tra l’altro penso che quasi nessun etero ha mancato di avvicinarne una nella sua vita, almeno una volta e se ha smesso è solo perchè non gli è garbato. Difatti per un’affermazione simile potrei essere denunciato solo in un paese di ipocriti e da persone che cosificano l’essere femminile, riducendolo appunto ad un oggetto di consumo, nel cui senso intendevo l’immagine proposta, non certo la povera donna, che ha prestato il suo corpo in cambio di un compenso, nè più, nè meno come viene fatto legalmente nei bordelli di quasi tutto il mondo, anche se nel nostro caso non c’è prestazione fisica, ma solo visiva. Moralmente la cosificazione del corpo femminile non cambia molto in questi casi, l’atto o l’invito all’atto non sono molto differenti. Mi pare che l’invito al reato penale o favoreggiamento o istigazione siano altrettanto gravi che il reato stesso, o mi sbaglio?

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