Gli europeisti soffrono dell’effetto Dunning-Kruger

Spesso mi è capitato di pensare che gli europeisti, cioè quei cittadini che esaltano il ruolo dell’Unione Europea in luogo degli stati nazionali, siano in malafede o stupidi. Posto che, evidentemente, diversi europeisti come Draghi o Prodi o Boldrin, di economia ne capiscono eccome, allora è certo che alcuni di lor signori siano in malafede. Ma la maggioranza degli altri europei? Possiamo seriamente pensare che la maggior parte degli europei, così evoluti da un punto di vista scolastico e culturale, siano ciò nondiméno stupidi?

Non direi. Da un lato, è ovvio che un grande lavoro propagandistico lo faccia la comunicazione, schierata dalla parte dell’euro e della Ue in quanto prezzolata da quelli in malafede. Ma è l’effetto Dunning-Kruger a fare la differenza e a spostare l’ago della bilancia dalla parte di Junker e Merkel.

Sarà capitato anche a voi di notare che spesso le persone particolarmente incompetenti sono le meno consapevoli della loro ignoranza, mentre i più esperti dubitano delle loro capacità.

La ricerca scientifica dimostra che le cose stanno esattamente così.

Dunning e Kruger, nel 1999, hanno dimostrato che le persone meno competenti tendono a sopravvalutare le proprie abilità.

Ma da dove deriva questa diffusa incapacità di giudicare se stessi con un pizzico di oggettività? Ad un primo sguardo su tutta la faccenda potrebbe sembrare che il primo responsabile di questo atteggiamento sia l’ego. Ma Dunning e Kruger non sono d’accordo.

I due ricercatori hanno osservato il comportamento umano in diversi campi, dalla logica al contesto lavorativo, allo sport ed hanno concuso che l’effetto Dunning-Kruger è dovuto all’incapacità di imparare dai propri errori.

Eh già…, detta così, sembra facile, ma come si fa ad imparare dai propri errori?

Bè, un primo passo dovrebbe essere quello di variare le proprie azioni in caso di errore. Se, ad esempio, come studente noto che ripetendo ad alta voce ciò che leggo sul manuale di storia, conseguo voti insufficienti, allora con ogni probabilità questo metodo è inefficace. O, almeno, è inefficace per me e devo provare a modificarlo. Di norma, invece, le persone ritengono di poter conseguire risultati diversi facendo sempre le stessse cose. Dunning e Kruger ci vanno giù molto più penante del sottoscritto, e osservano che le persone con il quoziente intellettivo più basso si ritengono in media più intelligenti di quanto siano in realtà.

Io però ritego che l’intelligenza sia come un muscolo: si può allenare. Dunque, ciò vale anche per la capacità di imparare dai propri errori.

Infatti, tutti possediamo un’abilità “di ordine superiore” chiamata metacognizione. 

La metacognizione osserva le altre abilità, e ne valuta il livello. Quando cerchiamo di stimare, ad esempio, quanto siamo bravi a giocare a scacchi, è la metacognizione a permetterci di farlo.

Sembrerebbe però che le persone meno competenti abbiano una scarsa capacità di autovalutazione. E ciò le porta a sopravvalutarsi.

Nel caso dell’Unione Europea, i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Nel senso che sono misurabili. Spesso gli europeisti più convinti, compresi quelli in malafede, fingono di non vedere che il pil dei paesi europei è sceso con l’arrivo della Ue, che le persone e gli stati sono più indebitati, che sono aumnetate le disuguaglianze, che gli stipendi dei lavoratori dipendenti sono più bassi di quanto fossero prima dell’adozione dell’euro (considerata l’inflazione) e che i servizi pubblici, prima gratuti, ora sono spesso a pagamento. E ciò riguarda tutti i paesi della Ue “originaria”, Germania compresa.

Gli europeisti sostengono che senza la Ue sarebbe stato peggio, con debiti pubblici impazziti, stati falliti ecc ecc, soprattutto per i paesi della cintura mediterranea. Il che, a ben pensare, è come sostenere che la Nazionale italiana di calcio è stata sconfitta dalla Svezia uscendo dal Mondiale, ma che sarebbe andata peggio se avessimo incontrato la Finlandia o la Norvegia o chessò io. Davvero si fatica a immaginarsi distorsioni cognitive più evidenti di queste. Della serie: “se mio nonno avesse le ruote sarebbe una carriola”.

Secondo i due ricercatori, la soluzione consiste nell’imparare a valutarsi più oggettivamente. Ovvero: migliorare la propria metacognizione.

Per aiutare questo tipo di persone, bisogna far loro notare le loro incapacità.

Il guiao è che si offendono a morte, quando gli e le fai notare.

E allora, io mi chiedo, come agire, visto che l’estinzione va per le lunghe?

1 Commento

  1. Siamo sicuri che sia un bene che gli individui si sappiano autovalutare correttamente?
    Sarebbe dimostrato, basandosi su un modello della teoria dei giochi, che un eccesso di fiducia e di sopravvalutazione delle proprie capacità cognitive sia tipica degli umani (non depressi) e che questa particolare distorsione psicologica si sia rivelata un oggettivo vantaggio evolutivo per la nostra specie. [Si vd. “Nature” del 15 settembre 2011: “The evolution of overconfidence” di Dominic D. P. Johnson e James Fowel – https://www.nature.com/articles/nature10384 ]
    Nelle condizioni ambientali degli ultimi centomila anni, l’eccessiva (si sottolinea eccessiva) confidenza nelle proprie capacità è stata la ragione del successo dei (sedicenti) sapiens sapiens. Parrebbe quindi esiziale per il genere umano se si avverasse quanto auspicato nel tuo articolo, al contrario, paradossalmente, dovremmo compiacerci che la stragrande maggioranza di noi continui a credere di avere delle capacità superiori alla media e a sottovalutare i rischi a cui si espone. E tutto ciò nonostante il fatto che questo comportamento possa causare anche politiche fallimentari, crisi economiche, guerre rovinose e altri atroci disastri.

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