L’ebraismo è uno snobismo (per capire Gerusalemme)

Mi rendo ben conto che parlare di ebrei significhi avventurarsi su un terreno scivoloso, con l’accusa di antisemitismo sempre dietro l’angolo. Eppure occorre anche convenire che puntualmente la questione ebraica riaffiora nella storia, e allora ci dobbiamo chiedere seriamente il perchè. Gli ebrei sono vittime dell’invidia? Furono puniti dal Dio dei cristiani per averne ucciso il Figlio? Nascondono una natura malvagia?  Sono ai vertici della Finanza internazionale e quindi l’opposizione che suscitano non è altro che una reazione a questo enorme potere?

Anche se l’ultimo punto è stuzzicante ed eccita l’animo del bieco complottista che è in noi, credo che le radici della questione vadano cercate al di là e “prima” del denaro. Rimane del tutto evidente che gli ebrei sono ai vertici del sistema bancario internazionale e che per trovare un Presidente della Federal Reserve che non sia ebreo occorre ricorrere più alla fantasia che ai libri di storia, ma in fondo in fondo se gli ebrei si sono specializzati nel commercio dei prodotti finanziari e nel credito ciò è dovuto anche al fatto che durante il medioevo erano a loro preclusi molti altri mestieri. L’umana arte di arrangiarsi ha poi fatto il resto; dunque, i problemi legati all’ebraismo devono avere  ben altra e più profonda matrice.

Per sbrogliare la matassa una volta per tutte è necessario conoscere bene i fondamenti dell’ebraismo come religione. Molti, infatti, si concentrano troppo sui giudei intesi come gruppo etnico, con tanto di Nazione – lo Stato d’Israele – e di una storia comune, raccontata dalla Bibbia. Pochi, pochissimi, hanno però letto l’Antico Testamento, e meditato su ciò che c’è scritto. Al di là dell’anedottica riservata agli anni giovanili di catechismo, ciò che dovrebbe saltare all’occhio è che l’ebraismo considera Dio il suo Dio, cioè una divinità paterna che “fa preferenze” tra i propri figli. Pur avendo creato il mondo per tutti gli esseri umani, Dio si occupa soprattutto di un gruppo umano ben preciso: gli ebrei, appunto, non a caso definiti nella Bibbia “il popolo eletto”. Non solo dunque il Dio ebraico si occupa in via preferenziale degli ebrei, ma per punirli usa “altri popoli” (gli egizi ieri l’altro, i tedeschi ieri, gli arabi oggi), oppure usa addirittura la Natura e le sue calamità (il diluvio universale). Questa tradizione ha ovviamente influito sulla mentalità degli uomini di cultura ebraica che, come dato aggregato, sono portati a vivere in inimicizia con altri gruppi e con l’ambiente circostante.

Leggendo su questi argomenti l’analisi del sito osservatorioantisemitismo.it, ho sottolineato queste interessantissime parole:

L’ostilità antisemita è un sentimento di inimicizia, di avversione, manifesto o nascosto, verso gli ebrei in quanto tali: tale sentimento, che può esprimersi in forme meditate o impulsive, affonda le sue radici nel pregiudizio. Per pregiudizio intendiamo un’opinione acritica che precede e preclude il giudizio razionale e che genera un sentimento negativo (ostilità) nei confronti di una persona che appartiene a un certo gruppo e solo per il fatto che appartiene a questo gruppo. Nel nostro caso, ostilità verso gli ebrei in quanto ebrei. Il meccanismo del pregiudizio incasella automaticamente le persone in una categoria o gruppo attribuendo loro, individualmente, le caratteristiche negative preconfezionate ritenute tipiche di quella categoria o gruppo (“Tutti sanno che gli ebrei…”, “Gli ebrei sono tutti…”, ecc.).

E’ un vero peccato, però, che i curatori del sito web non prendano nemeno in considerazione l’analisi uguale e contraria a quella da loro proposta, e cioè che siano gli ebrei ad avere sospetto verso gli altri popoli, e non viceversa. In fondo, l’ebraismo è una religione, non è, nè dovrebbe essere, un’etnia. Infatti, se andiamo in Polonia o in Bosnia, ad esempio, troviamo che molti ebrei sono biondi e con gli occhi azzurri, mentre è più probabile che gli ebrei greci siano mori e con gli occhi scuri. Ricordo ancora lo stupore di alcuni studenti in gita scolastica a Sarajevo quando all’incontro col Rabbino in Sinagoga si trovarono di fronte un signore che somigliava ad Aldo Biscardi.

Detto in modo ancora diverso, gli ebrei sono una religione, non una razza. Allora, vi propongo questo esperimento: provate a convertirvi all’ebraismo, andate in una Sinagoga e sentite quel che vi dicono. Se invece, come immagino, non avete voglia di fare questo esperimento, ve lo dico io: è praticamente impossibile convertirsi all’ebraismo. Non ci credete? Leggiamo quel che riporta in pompa magna il sito di riferimento della comunità ebraica di Roma:

L’ebraismo ortodosso è riluttante ad accettare le conversioni all’ebraismo per due motivi principali:

1. Non è necessario essere ebrei per ottenere la salvezza e i premi del mondo futuro, è sufficiente seguire le 7 regole noachidi.

2. Chi entra nell’ebraismo deve accettare la disciplina dell’osservanza religiosa senza alcuna riserva, e ciò rappresenta un impegno gravoso (tanto più nel nostro ambiente), difficile da valutare e da mantenere nel tempo. L’ingresso nell’ebraismo deve comportare una rivoluzione radicale nei modi di pensare, di agire, di relazioni sociali e familiari; in molti casi la richiesta di conversioni viene rifiutata perché non è giusto che vengano interrotti rapporti familiari preesistenti procurando sofferenze affettive a terzi (come genitori, coniugi, figli).

Allora è lecito porsi questa banale domanda: ma se l’ebraismo è una religione e non una razza chiusa agli altri, per quale motivo, de facto,  è impossibile diventare ebrei? Nelle altre religioni monoteiste ti accolgono a braccia aperte. A musulmani e cristiani infatti non sembra vero di poter “strappare” un fedele alle altre confessioni, mentre gli ebrei preferiscono che chi esprime la volontà di redimersi giri al largo, perchè non è ebreo dalla nascita, in buona sostanza.

Com’è noto, gli ebrei dal 70 d.C. subirono la Diaspora, cioè la costrizione per gli uomini che in Palestina erano di religione ebraica a peregrinare per  tutto il mondo, senza avere un territorio ben delimitato fino alla nascita di Israele. La dispersione ha creato il mito dello sradicamento, cioè l’idea che gli ebrei vivano senza avere radici territoriali, senza un legame ancestrale con la terra, e che quindi, come di solito capita ad altri popoli nomadi, normalmente essi vengano visti con diffidenza, se non addirittura come parassiti delle società stanziali.

Sicuramente, se gli italiani che migrarono in America non hanno causato una “questione italiana” (nonostante mafia, pizza e mandolino); se i cinesi che vivono in Europa non hanno creato una “questione cinese” (nonostante abusivismo e sfruttamento), allora le cause dell’attrito con l’ebraismo vanno ricercate in una mentalità snob e poco incline al cambiamento. Il cristianesimo ad esempio, con tutti i suoi difetti, ha subito eresie, scismi, concilii e protestantesimo ed ha cambiato molti dei suoi paradigmi dopo la Rivoluzione Francese. L’ebraismo niente di tutto questo.

Se qualcuno vuol capire perchè è sempre difficile rapportarsi politicamente con le comunità ebraiche, e capire soprattutto il grande casino del medioriente, è inutile andare in cerca di nasi adunchi, di vecchi avari e della Trilaterale che governa il mondo col denaro. Basta leggersi (ma bene), la Bibbia, e interpretarne il messaggio in modo vetusto e letterale.

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