Pasolini ieri e Zizek oggi condividono la stessa identica analisi sul Fascismo contemporaneo

Constatare che i propri intellettuali di riferimento formativo condividono le tue stesse analisi politiche di solito dà enormi soddisfazioni, ma il godimento raggiunge vette altissime quando a farlo sono pensatori che appartengono a diverse generazioni, nazionalità, estrazione sociale e persino epoche storiche. Com’è noto a chi ha fatto almeno la quarta elementare, in questi giorni i partiti della Grobe Koalition italiana (cioè pd, sinistra radicale e forza italia), condividono un unico ragionamento allarmistico sul “ritorno del fascismo” in Italia. Perchè lo fanno? Bè la scuola propagandistica ce l’ha insegnata magistralmente Silvio Berlusconi nel 1994 quando, sicuramente per cagare, decise di “scendere in campo” al grido di: “arrivano i cosacchi”, “aiuto aiuto ci sono i comunisti che ci portano via la Panda e il servizio buono della suocera”. Questa colossale puttanata funzionò talmente bene che qualche scemo del villaggio ci crede ancora oggi. D’altro canto, si sa, ogni Paese ha il suo scemo del villaggio, ma in Italia facciamo a turno.

Oggi il comunista è demodè, veste le braghe larghe col buco di Vendola, fuma sigari toscani come Bersani o indossa scarpe da barca a vela come D’Alema. Non è più credibile come minaccia. E allora che fare? Voilà, eccovi servito il fascismo. In quest’epoca dove alle poste se non hai 97 anni non puoi neanche più fare la fila, e dove persino i preti esaltano l’amore omosessuale, il principale problema dell’Italia è il fascismo. Propongo dunque due brevi e intense letture sul tema. Una, di poche ore fa, del filosofo e psichiatra sloveno Slavoj Zizek, ai vertici della filosofia pop internazionale e attento lettore di Hegel e di Marx, di solito tacciato di essere comunista.

In seguito, uno scritto di 50 anni fa, a firma di Pierpaolo Pasolini, di solito pure lui tacciato di comunismo.

ZIZEK

Slavoj Žižek di recente aveva già provocato i compagni con l’idea di creare un asse politico trasversale tra la sinistra radicale di Sanders e l’Alt-right di Bannon. Un appello – scrivono quelli del sito primatonazionale – a tinte rosso-brune.

Ora, il filosofo sloveno rilancia, criticando la campagna mediatica  sulla presunta “marea neofascista” che si starebbe diffondendo in Europa, criticando la scelta radical chic della sinistra liberal da salotto e gli antifascisti di mestiere.

I progressisti infatti, secondo Žižek, non riescono a capire che gli accorati allarmi sulla cosiddetta “onda nera” altro non sarebbero che un utile strumento in mano al “capitalismo globale” per potersi presentare come l’unico argine a questo immaginario pericolo. Così facendo, i governi liberal-capitalistici puntellano il loro potere e disinnescano la sinistra antagonista.

«Quando ho richiamato l’attenzione sul fatto che la destra alternativa sta portando avanti temi cari alla classe lavoratrice, trascurati dalla sinistra liberale, sono stato, come previsto, immediatamente accusato di invocare una coalizione tra sinistra radicale e destra fascista, che è esattamente quello che non proponevo. L’obiettivo, invece, è quello di tagliare la fornitura di ossigeno che arriva all’Alt-right dalla classe operaia, rivolgendosi cioè al suo elettorato. Il modo per raggiungere questo obiettivo è spostarsi più a sinistra, con un messaggio critico più radicale. In altre parole, fare esattamente ciò che stavano facendo Sanders e Corbyn e che era la radice del loro relativo successo».

La fonte di questa traduzione – il già citto primatonazionale – critica in modo aspro il tentativo di Zizek, bollandolo come pre-elettorale.

Noi di micidial, invece, avendo letto Zizek dal primo all’utimo libro (scuserete il plurale maiestatis), riteniamo che il filosofo di Lubiana stia facendo una sorta di percorso dialettico e che i suoi fini siano ancora ingenui, ma autenticamente anticapitalistici.

PASOLINI

I fascisti, secondo Ennio Flaiano, si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.

L’antifascismo di chi dal 43 in poi andò a rischiare la pelle in montagna fu una cosa seria. L’antifascismo in presenza di fascismo, per essere più precisi ha contribuito a salvarci la faccia ed aveva un forte senso patriottico, se non altro per via dell’occupazione tedesca del Paese, consentita dai dirigenti di Salò. Oggi, invece, sta prendendo corpo un antifascismo non patriottico e non legato all’idea di liberazione nazionale. Un antifascismo rituale e anacronistico, palesemente politicizzato in assenza  di fascismo “reale”. Pier Paolo Pasolini lo aveva capito prima di tutti, come al solito. E scriveva:

“Esiste oggi una forma di antifascismo archeologico che è poi un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto ed obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e che non esisterà mai più. (…) Ecco perché buona parte dell’antifascismo di oggi, o almeno di quello che viene chiamato antifascismo, o è ingenuo e stupido o è pretestuoso e in malafede: perché dà battaglia o finge di dar battaglia ad un fenomeno morto e sepolto, archeologico appunto, che non può più far paura a nessuno. Insomma, un antifascismo di tutto comodo e di tutto riposo”.

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