Sull’Oro ci permettiamo di insistere

Tutte le analisi svolte in questi 3 anni di vita del sito si sono rivelate corrette, tranne che quelle sull’oro. Questo mi è stato riferito nei commenti dei lettori. In effetti, chi segue il biondo metallo sulla Rete noterà che i principali estimatori dell’oro da qualche tempo preferiscono parlare d’altro. FunnyKing, alias Paolo Rebuffo di RischioCalcolato ormai scrive più di automobili e di telefonini cellulari che di investimenti. Nelle pagine di Deshgold di Gennaro Porcelli osserviamo sempre più approfondimenti di tipo politico e sui bitcoin, mentre fino a pochi mesi fa ogni pezzo era dedicato all’Oro. Guido Bellosta del Lombardreport preferisce parlare dei titoli sottili.

E’ evidente una cosa: il bitcoin ha fatto quello che tutti noi analisti pensavamo avrebbe dovuto fare l’oro. Tutti quanti facemmo press’a poco questo ragionamento: “preso atto che le banche centrali stampano senza limiti e creano denaro dal nulla, allora molti investitori preferiranno custodire grandi capitali in oro, dato che nei secoli ha sempre dimostrato stabilità ed affidabilità”

Il ragionamento di per sè non era affatto sbagliato, solo che poi sono arrivate le criptovalute e questa corsa ad assets scollegati alle valute tradizionali l’ha fatta il bitcoin.

Ora cerchiamo di far capire ai lettori perchè noi, al contrario degli altri gold-bug, rimaniamo convinti della “bontà” dell’oro.

  1. Diversamente da Rebuffo o Porcelli o Faber e a molti altri, NOI NON ABBIAMO PENSATO NE’ SOSTENUTO che l’oro fosse proiettato oltre i 2.000 euro per oncia. Mai, mai e poi mai. Non siamo indovini, nè stregoni, nè possediamo l’auto di Michael J. Fox di Ritorno al Futuro per andare a vedere quel che sarà. Noi non abbiamo la più pallida idea di quale sarà in futuro il prezzo dell’oro, ma lo abbiamo consigliato agli interessati attraverso il metodo del piano di accumulo personale come fosse un’assicurazione in caso di tracolli finanziari epocali, che non erano e non sono affatto improbabili. E’ del tutto evidente che, quando si sottoscrive un’assicurazione, si spera che non succeda nulla di brutto e si pensa all’assicurazione più come ad un costo che ad un investimento.
  2. Abbiamo parlato bene dell’oro come di un bene rifugio da mettere nel salvadanaio a febbraio 2015, quando l’oro era quotato a 1200 dollari l’oncia. Oggi è a 1250, quindi, se qualcuno ne avesse acquistato un po’ e oggi lo volesse rivendere sarebbe in guadagno, e non in perdita. Detto questo, rimane inteso che l’oro è da intendersi come assicurazione, quindi il ragionamento rimarrebbe in piedi anche se quotasse sotto i 1.000 dollari.
  3. C’è domanda di oro fisico. Nel primo trimestre del 2017 sono state acquistate dagli investitori 755 Tonnellate di oro in forma di lingotti e monete contro le 668 Tonnellate del 2016. Un +13%. Tuttavia è calata la domanda di oro nel complesso, in primis di quello finanziario. Ciò significa che l’oro non è salito tanto in borsa, ma che continua ad esserci forte domanda di oro fisico da investimento, nonostante bitcoin e cuginetti vari.
  4. L’oro è bello! Direi che di tutti i punti del presente elenco, questo è quello che mi convince di più. Gli asset finanziari, infatti, cambiano nel tempo ed anche ad una certa velocità. L’oro, invece, è un bene piuttosto stabile che viene utlizzato anche fisicamente. Oggi non abbiamo più a che fare con talleri e dobloni o conchiglie di tropea, ma con l’oro si, in particolare con quella da gioielleria. Se anche l’oro precipitasse nelle quotazioni il lingotto che abbiamo acquistato potremo sempre fonderlo per farne gioielli. E non ci sono altri minerali in grado di sostituirlo in quanto a qualità estetiche e duttilità. Narra la leggenda che, dopo il crollo delle torri gemelle di New York, sia stato ritrovato l’oro tra i detriti. L’unica cosa rimasta ancora utilizzabile. Segno che l’oro è indistruttibile e può sempre essere riutilizzato.

Concludo con le parole di Carlo Alberto De Casa, trader professionista, che poco tempo fa chiosava così sulla differenza tra oro e bitcoin:

In molti paragonano il bitcoin all’oro. Ci sono alcuni aspetti in comune, come la quantità totale limitata, la frazionabilità di entrambi e la difficoltà di controllarli da parte delle banche centrali. Tolto questo vedo una marea di differenze: in primis la tangibilità dell’oro, una storia millenaria (contro meno di un decennio di vita per i bitcoin), una domanda che arriva da numerosi canali (investimento, banche centrali, gioielleria, ma anche industria, dall’elettronica a quella dentaria), per non parlare di una trasparenza maggiore, che tuttora manca sui bitcoin. L’oro ha anche una volatilità minore, a fronte degli scossoni del bitcoin. In sintesi ORO E BITCOIN sono profondamente diversi.

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