Balle e Bolle. Cosa ci aspetta sui mercati

In queste ore Bitcoin è diretto verso quota 10mila e tutti urlano: è in bolla!!!

Siccome i bitcoin nessuno li ha comprati “quando era ora”, chissenefega se anche adessero fossero in bolla? Fidatevi che chi ha comprato in modo “massiccio” le cripto 1 anno fa non è sui social ora a fare analisi, ma alle Bahamas a farsi qualcos’altro!

Semmai il grande pubblico di piccoli e medi investitori dovrebbe preoccuparsi di un’altra bolla in procinto di esploderci in faccia: quella delle obbligazioni.

Eh già, di questa bolla miliardi di gruppi di trading, di analisti informatici e di economisti non ne parlano. Sarà perchè il mondo è imprevedibile, ok, ma su questa insistente falsariga allora manco si direbbe “stasera mi faccio la doccia”, non vi pare?

Dunque, vediamo le avvisaglie dello scoppio di questa bolla, e poi valutiamone le conseguenze.

AVVISAGLIE. I bond, le obbligazioni, i titoli di stato o come stracazzzzz volete chiamarli sono saliti di prezzo in questi anni come mai si era visto prima. I bond, infatti, sono a mercato, fluttuano, e cose come la restituzione del capitale investito alla scadenza o la cedola periodica diventano ininfluenti, rispetto al prezzo del titolo in futures. Un prezzo, si diceva, costantemente al ralzo a partire dal nuovo decennio.

Il BUND tedesco a 10 anni, che ora rede lo 0,5 per cento vale 160 punti.

Il BTP italiano a 10 anni, che ora rende l’1 ,9 per cento vale 140 punti

Il TREASURY americano a 10 anni, ora rende il 2,55 per cento e vale 150 punti

L’amministratore delegato di Double Line Capital – Jeffrey Gundlach – ha segnalato che potrebbe esserci  all’orizzonte un grande ribasso sui bond, prevedendo su Twitter che un aumento superiore al 3,22% del rendimento del T-bond USA a 30 anni “porrebbe fine al mercato dei titoli obbligazionari per sempre.”

Gli fa eco Bill Gross, ex patron di Pimco e oggi ai vertici del fondo Jenus.

Insomma, che sia una bolla dovuta ai QE delle banche centrali pare non esservi dubbio.

I rendimenti obbligazionari (le cedole) sono infatti in calo da decenni. Come molti già sanno, il prezzo di un’obbligazione è inverso rispetto al rendimento. Se i rendimenti salgono, i prezzi scendono e viceversa. Per darvi un’idea, il rendimento medio di un titolo del Tesoro decennale nel 1981 in America era superiore al 15%. La tendenza al ribasso dei rendimenti è proseguita in modo inarrestabile da allora, il che spiega il motivo per cui molti investitori sono spiazzati dalla prospettiva di un cambiamento cui non sono abituati.

Ora, con l’aumento dell’offerta di obbligazioni in tutti i principali mercati e i principali acquirenti di obbligazioni – banche centrali – che si ritirano dall’allentamento quantitativo e si preparano a rialzi dei tassi, investitori come Gross e Gundlach stanno definendo la fine della corsa al rialzo dei prezzi dei bond (e conseguentemente alla fine del calo dei rendimenti).

COME INVESTIRE CON RENDIMENTI “ALTI” DEI BOND?

Sapete cos’è la rendità ATTIVA?

Si, ben detto: è l’opposto di quella passiva. Il che significa private equity (tecnica di investimento consistente nel finanziare una società non quotata in Borsa ma dotata di elevate potenzialità di crescita); private debt (sono fondi comuni di investimento la cui politica di investimento si focalizza su strumenti finanziari di debito emessi dalle imprese tra cui obbligazioni, cambiali finanziarie, altre tipologie di strumenti finanziari di debito, nonché finanziamenti, sotto forma di trattativa privata); infrastrutture (dagli etf ai fondi che hanno le utilities di riferimento c’è solo l’imbarazzo della scelta);  real estate (cioè il mercato immobiliae … ma NON in Italia).

Questo si intravede analiticamente come forme alternative di investimento. Come conseguenze per tutti, invece, direi che un aumento dell’inflazione in questo scenario è l’ipotesi più probabile.

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