I miliardari nel mondo sono frutto di eredità e monopolio

Aumentano le disuguaglianze economiche ed i miliardari lo sono sempre di più a discapito di tutti gli altri. Warren Buffet diceva che i ricchi stanno vincendo la lotta di classe e le notizie che vengono da Davos in queste ore confermano in pieno l’analisi dell’oracolo di Omaha.

Ma non basta… secondo il rapporto Oxfam 2018 la ricchezza “estrema” registrata nel mondo di cui tutti ora parlano dopo che sono uscite le percentuali, non è nemmeno una ricchezza meritata.

La giustificazione economica comunemente fornita per il fenomeno della disuguaglianza è che questa rappresenti un incentivo per l’innovazione e gli investimenti.  

Si dice che i miliardari siano la massima dimostrazione dei benefici generati dal talento, dal duro lavoro e dall’innovazione, e che i vantaggi ricadano su tutti noi. 

È sempre più ampiamente dimostrato, invece, che gli attuali livelli di disuguaglianza estrema vanno ben al di là di quanto possa essere giustificato dal talento, dall’impegno e dalla propensione al rischio; molto spesso sono piuttosto frutto di eredità, monopolio o legami  clientelari.

Circa un terzo dei patrimoni dei miliardari sono ereditati. 

Nel corso dei prossimi 20 anni 500 tra le persone più ricche al mondo trasferiranno ai propri eredi oltre  400 miliardi di dollari, vale a dire più del PIL dell’India con i suoi 1,3 miliardi di abitanti.. 

I monopoli  portano eccessivi guadagni nelle tasche di proprietari e azionisti, a tutto  discapito del resto dell’economia.  

Il potere monopolistico genera estrema ricchezza: lo dimostra  Carlos Slim, il sesto uomo più ricco al mondo.  

Le sue fortune sono frutto di un monopolio quasi totale che è riuscito a stabilire  in Messico  nel settore delle comunicazioni (telefonia fissa, mobile e  banda larga). 

L’OCSE ha riscontrato che tale monopolio  ha avuto notevoli effetti negativi sui consumatori e sull’economia. 

Il potere monopolistico va di pari passo con il clientelismo: ciò significa che i potenti interessi privati hanno  la capacità  di manipolare le politiche pubbliche in modo da rafforzare i monopoli esistenti e crearne dei nuovi. 

Privatizzazioni, svendita di risorse naturali cedute ben al di sotto del loro valore, corruzione negli  appalti  pubblici, esenzioni e scappatoie  fiscali  sono tutti strumenti grazie ai quali gli interessi privati, traendo vantaggio  dalle proprie relazioni, possono arricchirsi a discapito dell’interesse pubblico. 

Oxfam ha calcolato che, in totale, circa due terzi  dei patrimoni  dei miliardari provengono da eredità, monopolio e clientelismo. 

Dal sondaggio condotto da Oxfam in 10 Paesi  risulta che oltre  la metà degli intervistati pensa che, nonostante il duro lavoro, per le  persone comuni  sia difficile o addirittura impossibile aumentare la quantità di denaro a  propria disposizione. 

Le  ricompense economiche si concentrano sempre più al vertice della piramide: mentre milioni di lavoratori comuni continuano a percepire salari di sussistenza,  i guadagni degli  azionisti e degli alti dirigenti salgono alle stelle. 

In  Sud  Africa il 10%  più ricco della società incassa metà dell’intero reddito da lavoro  del Paese.

Negli USA un AD guadagna in poco più di una  giornata di  lavoro ciò che un suo dipendente medio percepisce in un intero anno.

Gli  uomini sono la grande maggioranza dei dipendenti meglio  retribuiti: in media, un AD delle cinque maggiori aziende del settore dell’abbigliamento guadagna in poco più di quattro giorni tanto quanto una normale lavoratrice del Bangladesh in tutta la sua vita 

Molto spesso i ricchi azionisti intascano proventi sempre crescenti, alimentando una dinamica che stringe implacabilmente la morsa al collo  dei lavoratori. In Vietnam, per aumentare  salari di tutti 2,5 milioni di lavoratori del settore dell’abbigliamento dall’attuale  livello medio a quello di un salario dignitoso sarebbero necessari 2,2 miliardi di dollari all’anno: esattamente un terzo della somma versata ai propri azionisti dalle cinque principali aziende del settore.

Ad incrementare i patrimoni dei più ricchi sono molto spesso anche gli abusi fiscali praticati da singoli individui e dalle imprese di cui sono proprietaro azionisti  

Sfruttando la rete globale di paradisi fiscali, come dimostrato dalle vicende dei Panama Papere dei Paradise Papers, super ricchi riescono ad occultare alle autorità fiscali almeno 7.600 miliardi di dollari.

Dalle nuove analisi condotte dall’economistGabriel Zucman  per  questo rapport risulta che l’1% più ricco evade le imposte per un valore stimato di 200 miliardi di dollari

Il mancato gettito fiscale conseguente all’evasione da parte delle  imprese e dei super ricchi sottrae ai Paesi in via di sviluppo almeno 170 miliardi di dollari  all’anno

I miliardari che hanno costruito le proprie fortune in mercati competitivi lo hanno fatto spesso speculando sul livello dei salari e sulla qualità delle condizioni di lavoro,  obbligando i vari Paesi ad una corsa al ribasso  suicida su salari, diritti dei lavoratori e concessioni fiscali.  In questo contesto i figli delle famiglie più povere – e specialmente le ragazze sono  condannati a restare poveri per tutta la vita poiché tutte le opportunità sono riservate ai figli delle famiglie ricche. 

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