I comunisti curdi pensano che Trump sia Lenin, ed Erdogan li bombarda

Solo un cretino, un disinformato o una persona profondamente in malafede può pensare che l’attacco turco ai curdi del confine tra Siria e Turchia sia dovuto ai timori di Erdogan per il PKK, il gruppo terroristico di ispirazione comunista, attivo anche in Turchia. Se fosse stato solo per questo motivo, infatti, Vladimir Putin non avrebbe concesso ai turchi di affondare gli stivali nella palta siriana e di bombardare la città di Afrin, conquistata dai curdi qualche tempo fa.

Putin ha fatto bene o ha fatto male a lasciare campo libero ai turchi nel nord della Siria?

Prima di rispondere guardiamo ai fatti: ci sono o non ci sono dei presidi curdi ai confini della Siria? Si. E che ci stanno a fare, di grazia, dei presìdi militari di militanti non governativi quasi a “circondare” la Siria? Quale paese libero e indipendente – oggi si usa dire sovrano – accetterebbe di avere un’etnia armata fino ai denti ai prorpi confini, come una cintura esplosiva attorno al Paese?

E’ ovvio che Assad si sia messo di traverso all’operazione turca (per ora più che altro a parole), perchè non spetta certo ai turchi il compito di fare i poliziotti a casa degli altri, ma sotto un profilo degli equilibri delle forze in campo in medioriente i conti tornano tutti, e Putin, che non è uno sprovveduto, sta facendo le unghie agli americani usando i turchi, che sono alleati degli americani e membri della Nato.

Chi conosce le dinamiche del medioriente, invece di criticare, dovrebbe parlare di abile mossa tattica da parte del Cremlino.

Per chi le dinamiche del medioriente non le conosce, invece, urge tradurre il tutto:

i turchi gestivano il medioriente fino alla caduta dell’impero ottomano nel secolo scorso. All’epoca l’area era arretrata, ma non in conflitto perenne come ora. Poi, dopo la prima guerra mondiale, sono arrivati inglesi e francesi col trattato di Sevres ed hanno creato un casino che dura ancora oggi, a 100 anni di distanza. Gli inglesi ed i francesi, colonizzatori ottusi dell’area siriana, sono stati “sostituiti” dagli americani, con l’aggravante che questi ultimi (sembra impossibile) sono 10 volte più ignoranti di francesi e inglesi.

L’unico intervento sensato negli ultimi decenni è stato quello – molto  recente – dei russi, chiamati sul posto dal Presidente siriano Assad. Ma è un intervento costoso e articolato, e non possono fare tutto loro. Con una mossa sorprendente i russi stanno ora sfruttando le paure e le ambizioni turche nell’area per liberarsi del grosso dei problemi: la presenza americana, mascherata in questa fase dai curdi. Una etnia che, per qualche divertente ragione, tutti in occidente sono convinti sia comunista.

I curdi sono combattenti dignitosi, e meritano grande rispetto, ma sono una minoranza molto eterogenea, divisa in centinaia di dialetti e sparsi su tante enormi nazioni; sono presenti anche in Pakistan e Afghanistan, per dire, non solo in Turchia, Siria e Iran. Come tutte le minorazne così divise e sparpagliate per migliaia di chilometri,  è complesso, anzi, impossibile,  trovare una soluzione che faccia contenti tutti. Se poi i curdi sposano il comunismo a chiacchiere, ma poi aiutano gli americani a colonizzare il medioriente, è difficile mantenere un minimo di fiducia e credibilità.

La posizione più convincente – e tanto per cambiare… da diversi anni a questa parte – è quella di Vladimir Putin che sta lasciando che si scannino tra loro. In queste ore è giunta la notizia che un soldato turco sarebbe morto nelle operazioni, mentre pare certo che l’esercito di Erdogan sta incontrando non poche difficoltà a combattere contro le piccole enlcave di curdi presenti ai confini. I curdi sono infatti ottimi combattenti. Ma Erdogan non era a capo del secondo esercito della Nato in quanto a potenzialità belliche?

Se non stessimo parlando di vite umane, di bombe e di piombo sulla pelle, ci sarebbe da ridere. I curdi troveranno una soluzione solo quando molleranno gli americani, gli unici che ancora non hanno capito che il Novencento è finito da un pezzo.

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