Femminismo, bugie e videotape

Quando ero piccolo e mio zio doveva farmi una dolorosa iniezione, usava un trucchetto: mi metteva sotto il naso un oggetto o un fumetto e mentre mi accingevo a guardare meglio o a chiedere di cosa si trattasse l’ago entrava nella carne senza che io avessi più tempo per reagire.

I temi portati avanti dal femminismo svolgono oggi la stessa funzione del mio parente agopuntore: ti carezza su un lato per favorire i colpi pesanti sull’altro.  Ed il fenomeno è tutto occidentale, poichè non se ne vede traccia nei paesi teocratici, cioè laddove ci sarebbe urgente bisogno che il femminismo protestasse e lanciasse i suoi strali.

Nella Vecchia Europa  invece è tutto un fiorire di trasmissioni televisive e dibattiti pubblici sulla donna-vittima e l’Italia, quando si parla di minchiate, guadagna di solito il ruolo di capofila e apripista.

E’ questo il caso, ad esempio, della rivendicazione della parità salariale tra uomo e donna, COMPLETAMENTE sancita dai contratti nazionali di lavoro e che però facciamo finta che non ci sia. Quindi, che accade di fatto? Che i salari dei lavoratori italiani sono i più bassi dEuropa, ma che il dibattito é spostato su altre cose, tra le quali la disparità di genere, appunto.

Osserviamo questa preziosa infografica.

Nonostante l’immagine ricordi in modo inquietante la rappresentazione dei gironi danteschi dell’Inferno, in realtà ci mostra l’elenco dei paesi più sviluppati economicamente con la percentale delle differenze salariali tra uomini e donne.

L’Italia è tra i paesi più virtuosi, la Germania tra i peggiori. Magari ricordiamolo agli autorazzisti nostrani che ci scartavetrano gli ammenicoli con i discorsi sulla “civiltà” degli “altri”.

Ma non c’è solo questa bufala a imperversare da noi, e forse è anche piuttosto innocua.

Ben più grave è l’accusa sulla violenza di genere, secondo la quale, in Italia, i maschi nostrani non pensano ad altro che a sopprimere fisicamente le loro compagne.  E’ il tema del femminicidio, cioè dell’omicidio del partner femminile da parte dell’uomo. Il fenomeno riempie le cronache quotidiane ed ha fatto la fortuna di programmi cinici e sensazionalistici come “Amore Criminale”, condotto ora da Veronica Pivetti, e dallo storico “Chi l’ha visto”, su RaiTre.

Ma come stanno veramente le cose? Davvero l’omicidio passionale è la forma più grave di delitto? E l’omicidio “gratuito allora? Come dovrebbe essere giudicato il delitto in stile Arancia Meccanica? Come più attenuato, o come aggravato dall’assenza completa di movente? E ad ogni buon conto, siamo davvero sicuri che il fenomeno della violenza di genere sia in aumento?

I numeri ci dicono l’esatto opposto.

179 femminicidi nel 2013

136 nel 2014

128 nel 2015 

116 nel 2016

113 nel 2017

Come pare clamorosamente evidente, il dato è in calo, e anche vistoso. Non vi è proprio nulla che giusifichi l’esasperazione emergenziale. Diciamo allora che la narraFFione talebana dei nostri media  ha almeno un merito: quello di mostrarci come gli ignorantoni in matematica possano comunque avere un futuro professionale nel giornalismo.

3 Commenti

  1. Naturalmente l’elevazione dell’età pensionabile per le donne non ha niente a che fare con la violenza sulle stesse, anzi, è l’ennesimo riconoscimento della pari dignità con l’uomo.

    • avrà sicuramente ragione lei, con dati alla mano, ma se allarghiamo il tema alla diversità di trattamento tra uomo e donna nei colloqui di lavoro, nei casi di mobbing al neo mamme..credo che le cose cambino di molto.
      e lo stesso per quanto concerne la violenza. sono ben contenta che i femminicidi siano calati, ma la violenza sulla donna, soprattutto quella domestica, quella psicologica, è una montatura anche quella?
      no, mi creda.

      • ma io non sostengo che non esista la violenza di genere e che non vada stigtizzata. io sostengo che non vi alcuna proporzione tra la gravità del problema e l’attenzione mediatica in essa riposta.

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