La sindrome del Brigatista Social

Che i social siano zeppi di insulti, provocazioni e colleriche analisi lo si sa. Ma con l’avvio della campagna elettorale stiamo assistendo ad un aumento esponenziale di situazioni patetiche e deprimenti; si rompono antiche amicizie e sorgono nuovi dissapori, mentre nei casi più estremi arriviamo anche a querele e denunce.

Nel mio caso, essendo abbastanza attivo sui social, i casi di scontro violento sono ormai nel numero di diverse decine. Talvolta vado a rivedermeli e osservo che le argomentazioni, le analisi e le polemiche nella stragrande maggioranza dei casi sono rivolte ad avversari politici liberisti. Su Twitter, ad esempio, che uso pochissimo perchè è il social dei semplificatori seriali, non mancano nemmeno  personaggi noti con i quali mi sono scontrato. Con Scacciavillani, ad esempio (un pseudo-economista esportato di peso in Oman e spesso in tv), sono anche volate parole grosse sui temi del liberalismo e dell’economia di mercato.

Non mancano nella mia Black List anche sindaci e amministratori, avvocati e liberi professionisti vari, anche lobbysti di rilievo nazionale, contro i quali ho argomentato per ore le mie tesi, e loro le loro. E’ servito molto, se non per convincere, almeno per individuare i punti deboli delle mie tesi e raccogliere nuova documentazione.

Cos’hanno in comune tutti questi bersagli polemici? Sintetizzando al massimo potrei dire che in quei casi si scontravano due visioni del mondo opposte; da un lato un fautore dell’economia pianificata (io); dall’altro, invece, i propugnatori del libero mercato senza regole. Si tratta di veri e propri sociopatici, convinti che il mercato sia una sorta di Dio Materiale, profanatore del buon senso e deterministcamente orientato a promuovere una classe sociale di migliori e di eletti,  cioè, guarda caso, loro (fino a che non falliscono e non muoiono come tutti, ovviamente).

Come per molti altri, le cose che mi interessano sono tantissime e molto diverse tra loro, ma non cesserò mai di contrastare quel tipo di pensiero, irrazionale oltrechè dannoso, pur consapevole di tutti i limiti della vis polemica esibita sui social.

Su Facebook e su Twitter, scorre però, parallelo al mio, un altro è ben più pericoloso fenomeno dialettico che – pur sembrando simile a quello appena accennato nei toni – si discosta abbondantemente dalla polemica efficace e proficua.

Mi riferisco in particolar modo alla lunga serie di botta e risposta tra i sostenitori di teorie economiche simili e tra militanti/attivisti il cui scopo finale è tutto sommato identico.

Chi sostiene la bontà dell’economia pianificata e ritiene la sovranità un elemento imprescindibile per raggiungere un livello dingitoso di giustizia sociale e di libertà finanziaria, dovrebbe avere questi come unici obiettivi,  e dovrebbe usare i social per contarsi, riservando  scontri, querele e polemiche feroci solo a chi sostiene l’esatto opposto, poichè coltiva finalità profondamente diverse e in grado di recare danni reali.

Invece, se ci fate ben caso, è vero proprio il contrario! La maggior parte dei sovranisti e di chi porta avanti istanze sociali perde la maggior parte del tempo sui social a scannarsi con i suoi simili, come i capponi di Renzo di manzoniana memoria, e non si confronta mai con i Forchielli e gli Scacciavillani di turno.

Naturalmente chi vi scrive non è migliore degli altri. Nemmeno io riesco a infatti sfuggire in toto a questo stupido meccanismo. Tuttavia, rileggendomi, scopro di riservare ai “dettagli”, a tutto ciò che in fisica si chiama “attrito”,  una percentuale pari al 20, massimo 30% dell’analisi polemica. Osservo invece con disappunto che molti altri compagni di viaggio dell’informazione internettiana preferiscono dedicare ai “kompagni che sbagliano”,  il 99,9% periodico dei propri sforzi persuasivi.

Sono assolutamente contrario al volemose bene, sia chiaro, ma noto che la controparte politica Iperliberista mai e poi mai si sogna di lavare i panni sporchi in pubblico, e come non lo fa sui media mainstream, non lo fa nemmeno sui social network.

Credo ormai sempre più fermamente che rivoluzionari, sovranisti neokeynesiani e, più in generale, i vari critici della politica economica di austerity soffrano della sindrome dei brigatisti Rossi

Com’è noto negli anni 70 il gruppo terroristico delle Brigate Rosse e altri gruppi minori rivoluzionari, gambizzarono e uccisero a colpi di mitraglia e di P38 diversi avversari politici. Tranne il politico democristiano Aldo Moro – la cui mitezza e capacità diplomatica erano peraltro ben note prima del suo omicidio – le br colpirono soprattutto le seconde linee del potere. Anzi, spessissimo non si trattava nemmeno di potenti. Ad autentici volponi come Cossiga, preferirono operai come Guido Rossa; ai figli di papà ed agli avvoltoi dell’aristocrazia industriale come Gianni Agnelli, preferirono giornalisti come Walter Tobagi e Indro Montanelli.

Come mai? Quale meccanismo scattò nella testa di quelle esimie teste di cazzo? Perchè prendersela con un operaio comunista come Guido Rossa con tutti i bastardoni che c’erano e ci sono ancora in giro?

Oggi, deposta l’azione rivoluzionaria violenta, nemmeno sui social ce la si prende con gli autentici “bastardoni” che contaminano questo vetusto continente. Il meccanismo mentale è identico ed impedisce sul nascere qualsiasi stravolgimento dello status quo.

E’ noto che dopo la rivoluzione francese ci fu il regolamento di conti Danton-Robespierre; è parimenti noto che dopo la rivoluzione russa vi fu un regolamento di conti Stalin-Trotsky, ma ciò avvenne DOPO la vittoria, DOPO l’affermazione di queste rivoluzioni, e non prima.
Nella comunicazione sui social, rivoluzionari, sovranisti neokeynesiani, sansepolcristi, rossobruni e comunisti per Tabacci propongono una lunga, infinita, internettiana notte dei lunghi coltelli. E la propongono anni luce prima che le loro teorie siano arrivate anche solo all’orecchio della Casalinga di Voghera.

Sveliamo l’arcano? Perchè lo fanno?

Semplice, perché vogliono comandare e come diceva quel tale, “comandare è meglio che fottere”. Inutile scomodare Freud. La verità è che questi polemisti vogliono trarne un vantaggio personale, piccolo o grande che sia. Se i movimenti anti sistema dovessero imporsi politicamente tramite il classico meccanismo parlamentare, essi avrebbero un qualche ruolo: di consulenza, di segreteria, nelle commissioni, come amministratori locali. Nella migliore delle ipotesi, come parlamentari. Ma la verità più profonda è che loro non pensano minimamente che le loro teorie si possono affermare e quindi ritengono che gli spazi riservati alle opposizioni politiche o intellettuali siamo ridotti al lumicino e che, quindi, nella vasca più piccola ci sia pochissimo spazio. Quel minuscolo esiguo spazio lo devono occupare loro.

Tra i malati della sindrome delle br, i più capaci e preparati già lo fanno. E sono molto soddisfatti quando pubblicano un libro per un grande editore, quando riempiono la sala per le conferenze, quando strappano un’intervista per la televisione.

Quelli meno attivi e meno presenti – o semplicemente meno preparati o meno capaci – invece, si accontentano di fondare nuovi gruppi facebook e di strappare un maggior numero di like dei loro kompagni fascio-leghisti-post-maoisti-keynesiani-fuoriusciti-piddini-bordighisti-di-rosso-bruno-vestiti, dei profili accanto.

1 Commento

  1. Non ti dico (per quanto riguarda la galassia MMT), quanto tempo perdono i reduci del famoso primo summit di Rimini, a discutere di cose improbabili.
    Il tutto si è ridotto ad un’attività di infinite creazioni di pagine e gruppi FB che non finisce più.
    Cosa dobbiamo fare?
    I soldi e/o il tempo sono pochi, e nessuno ha voglia di retrocedere dalle proprie posizioni.

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