Liberismo e Termodinamica

Spesso mi viene chiesto per quale motivo le politiche cosiddette neoliberiste siano così diffuse, nonostante molti uomini di pensiero e studiosi vari le contrastino ferocemente.

Si potrebbero elencare decine di motivazioni in grado di spiegare perché ciò accade, ma se dovessi ridurre all’osso l’argomentazione, direi semplicemente che il neoliberismo fa riferimento ad una modalità di soddisfacimento dei bisogni tutto sommato molto naturale e tipica degli esseri umani nella loro parte più ingenua e animalesca. Detto diversamente, ritengo che l’atteggiamento proprio del neoliberismo riprenda la modalità istintiva che è propria della maggior parte degli animali quando lottano per la loro sussistenza. Per nostra fortuna, però, quella parte istintiva, pur presente, finora è sempre stata sconfitta e ci ha consentito di prosperare.

Anche se descritto così non manca di un suo fascino anarchico, l’approccio neoliberista rivela una grossa dose di irrazionalità. Non vi è nulla di positivo, infatti, nel ritenere “naturale” o “animale” un fenomeno, quando esso riguarda vicende umane. Anzi, dando retta a Prometeo, storicamente furono proprio la lotta contro la natura e l’uso della ragione a consentire il nostro sviluppo e il nostro progresso.

Quando, al contrario di quanto descritto e auspicato finora, i sostenitori del neoliberismo invocano a gran voce l’assenza dello Stato o di regole in materia economica, non fanno altro che promuovere una guerra di tutti contro tutti, deleteria per molti nel breve periodo e per tutti nel lungo.

L’economia – termine che in greco significa guarda caso “regola della casa” – può funzionare proprio come la termodinamica, se lasciata a se stessa.

Per chi non lo sapesse, la termodinamica è quella branca della fisica che studia e descrive le traformazioni indotte da temperatura ed energia in un sistema.

A scuola, da studenti, ne studiavamo i princìpi, ma di solito a rimanere particolarmente impresso era il secondo, per il quale in un sistema isolato sono possibili solo trasformazioni che portano ad un aumento dell’entropia, e  cioè del disordine.

Mi scuseranno i puristi della fisica, ma qui si tratta di sintetizzare al massimo i concetti che si vogliono esprimere.

L’Economia neoliberista si comporta esattamente come i parametri di temperatura, calore, pressione e lavoro nella termodinamica di un sistema, producendo infatti confusione.

E come si combatte in natura l’entropia?

Anche i bambini sanno che l’entropia si combatte tramite una forza esterna, che nel caso dell’economia di una società, e fuor di metafora, possono essere la pianificazione, le leggi, le regole, ecc. ecc.

Certamente, queste “forze dell’ordine” possono sbagliare, perchè incapaci o inette (Dio solo sa quante volte questo è successo e quante volte ancora accadrà!), ma questo è tutto un altro discorso. Sarebbe come dire che siccome quel cibo fa schifo non si debba più mangiare…

La tendenza all’entropia in natura non può risolversi MAI con il “laissez faire, laissez passer”.

Con l’economia liberista accade ciò che accade ad una casetta abbandonata: in pochi decenni sarà vittima della vegetazione che la seppellirà e di varie forme di animaletti che la abiteranno arrecando nel tempo danni tali alla sua architettura da renderla irriconoscibile e inservibile.

Se, tornando nella nostra metafora, il sistema termodinamico tende all’entropia, cos’è che lo può cambiare facendolo tendere, invece, all’ordine?

Naturalmente, un fisico direbbe “una energia esterna a questo sistema!” Energia che, uscendo di nuovo dalla metafora, in economia è rappresentata dalla collaborazione umana regolata dall’uso della Ragione. Nel XXI secolo, questa energia esterna fu fornita, tra gli altri, da politici come Roosvelt e da studiosi come Keynes, ma, in misura contraddittoria, anche dai fascismi e dai comunismi.

Oggi, invece, non è fornita proprio da nessuno, ed ecco perchè ci troviamo ancora (e nonostante i proclami elettorali di questi tempi) in un imprevedibile e pericolosissimo caos economico.

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