Perchè Roberto Saviano è un dirigibile marrone senza elica e timone

Devo confessarlo, quasi quasi mi trema una lacrima se ripenso alle critiche che non meno di 10 anni fa personaggetti come Emilio Fede e Vittorio Feltri rivolgevano al giovane scrittore Roberto Saviano, all’epoca poco più che esordiente. Sono lacrime di rabbia, perché ricordo bene che mi vergognavo delle parole sprezzanti dei due giornalisti, che allora mi sembravano molto stupide e inutilmente offensive. Ma come – pensavo all’epoca – Saviano è un eroe che ha avuto il coraggio di denunciare da solo la mafia e che lo ha fatto a rischio della propria vita. Ritenevo non avesse alcun senso criticare uno scrittore per la sua appartenenza politica, tanto più se questa era a sinistra, ove militava il 90 per cento della cultura italiana dell’epoca. E dove militavo anch’io, figlio di operai che aveva avuto l’ardire di fare il Liceo Classico.

Il libro che lo ha lanciato – Gomorra – non l’ho mai letto né credo che lo leggerò mai, avendo poco dopo visto il film e avendone così tanto sentito parlare.

E proprio perché non lessi il libro non me la sentii mai nemmeno di criticare Saviano. In fondo, echeggiano a tutti nella mente le musicali parole di Rino Gaetano “mio fratello è figlio unico perchè non ha mai criticato un film, senza prima vederlo”. Negli ossimori del compianto cantante calabrese c’era tutta la rabbia degli incompresi, perennemente in lotta contro le italiche abitudini, tra le quali particolarmente odiose quelle di commentare un libro o un film prima di averlo letto o visto… cioè, per sentito dire. Potevo, proprio io, rinnegare il senso del messaggio anticonformista di Rino Gaetano?

Poi, però, accadde qualcosa. Vidi Saviano in prima serata da Fabio Fazio, l’orsacchiotto buonista di Rai 3 che sta alle rivendicazioni sociali come Malgioglio sta alla figa. E lì, per la prima volta, ascoltai i discorsi di Saviano sul sistema camorristico campano tra gli applausi a scena aperta del pubblico ovattato della trasmissione. I ragionamenti ed i dati erano condivisibili, ma il tono non mi piaceva affatto.

Cercai con la memoria di capire dove già avessi sentito quel tono di voce, e con mio stesso disappunto e malcelata vergogna di scoprirmi pieno di pregiudizi e luoghi comuni, mi accorsi che la voce di Saviano mi ricordava quella di certi miei compagni d’università. “Terruncelli al Cento pu’ Cento”, come diceva Abatantuono, sempre pronti a lamentarsi della condizione umana cinica e ingiusta e ad evocare quel sentimentalismo tragico da prefica antica che tanto urta le orecchie di noi polentoni. Ricacciai subito quel pensiero da dov’era venuto, “sarà solo il suo modo di parlare”, sostenni, consolandomi col ricordo di tanti altri amici del sud, brillanti, volenterosi e pratici. Ma cominciò da allora – pur senza il coraggio di confessarlo a nessuno – il vago sospetto che Saviano fosse un dirigibile marrone senza elica e timone.

Attenzione, “dirigibile” qui non significa affatto stupido, o ignorante, o scemo. Spesso infatti si conferisce a questa aulica espressione donataci da Elio e le Storie Tese, un significato che non ha. Massa fecale solida di forma cilindrica, o persona odiosa? Chi può dirlo! Inutile scomodare l’Oli-Devoto. Nel linguaccio comune un dirigibile marrone potrebbe essere interpretato come un egoista al massimo grado, un paraculo, uno che “ci marcia”. Fate vobis.

Comunque, il suddetto da qualche tempo ha dimostrato in modo fattuale di essere ciò sospettavo e che non volevo accettare. Da qualche tempo, ad esempio, sta sostenendo Emma Bonino in una campagna politica volta a chiedere “più Europa”, in un processo di devoluzione antirisorgimentale rispetto alla quale Pio IX sembra Cavour e l’ultimo Re dei Borbone, Giuseppe Garibaldi. Perchè lo fa? Cosa c’entra con la letteratura e con le denunce sociali o le orazioni civili?

Non lo posso sapere, ma molte cose sull’Europa e sulle imposizioni eteroditìrette, anche un Saviano qualsiasi dovrebbe conoscerle.

Ad esempio che il “più Europa” pochi anni fa ha tramortito la Grecia massacrando diritti sociali e welfare state, affamando famiglie e facilitando licenziamenti di massa. Ma anche da noi il “più Europa” ha significato meno investimenti e meno infrastrutture. Per non parlare della Legge Fornero, che ha contribuito in modo devastante a bloccare il ricambio tra vecchi e giovani nel mondo del lavoro.

Ci limitiamo così a pochi concetti, ma i numeri sul disastro dell’euro e sull’esito dei trattati dell’eurozona sono ormai alla portata di tutti, e soprattutto sono inequivocabili.

Può forse Saviano non sapere che Emma Bonino è una compagna di merende del faccendiere George Soros? Ma se lo sanno ormai anche i sassi! Soros affondò la lira, attaccò la sterlina, muove il mestolo sporco di sangue della ong presenti oggi sul Mediterraneo, e ieri nel Caucaso. Chiedere in Cecenia. Chiedere in Georgia e in Ucraina. Vi sono foto e dichiarazioni. Capisco un Jovanotti qualunque, ma può forse permettersi un intellettuale degno di questo nome di non sapere tutto questo?

Chi proprio se la sente, chi stamattina si fosse svegliato con il collo intorpidito e volesse scioglierselo un po’ agitando la testa da destra a sinistra in preda allo stupore e al disgusto, può anche andarsi a leggersi le recensioni dell’ultimo libro di Saviano, ora in giro per la Germania a presentare una serie di tesi e luoghi comuni che solleticano i peggiori pregiudizi contro l’Italia.

Difficile immaginare un danno culturale peggiore di questo. Saviano è il tipico rappresentante di quella categoria di individui che si riempie le tasche dileggiando il Paese che lo ha formato. Sputa dove mangia e dà ragione alle superficiali analisi sull’Italia da parte di una nazione, la Germania, che nel secolo scorso è stata capace di fallire economicamente 4 volte e di perdere 2 guerre mondiali su 2 (per non parlare della sua disastrosa leadership attuale nell’Unione Europea!).

Wie kann man ein Land lieben, das einen zur Verzweiflung treibt?, si chiede infatti il sottotitolo, come si può amare un paese che spinge alla disperazione? (Kiepenheuer & Witsch Verlag, 255 pagine, 20 euro). In copertina la foto di una coppia in Vespa, casco tricolore in testa, che passa davanti a un’edicola con la Madonna e il bambino. Una sintesi di come ci vedono all’estero, scordando e facendo così scordare agli stranieri e ai più ottusi e sprovveduti di noi il dominio italiano esercitato sul mondo per millenni; prima militare, e poi religioso e culturale.

Sinceramente, Saviano? Con la stima che ti si è voluto in tutti questi anni, ora mi costringi a definirti dirigibile, e soprattutto marrone, ed a farfugliare, come Fonzie, stavolta “mi sono sbagl…, mi sono sbagl..to”

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