Trump, operai americani, e Fonzie

La fiducia che riposi su Trump, così lontano culturalmente da me, si basava su sentimenti lontani. Risiedevano nel mio inconscio di bambino e nell’America di Happy Days, la serie televisiva basata sulla spensieratezza, ma anche sull’amore per la famiglia. In queste ore Donald Trump sta confermando quanto ho sempre pensato di lui. Trump, tecnicamente, è un impresentabile, un pallone gonfiato. Un ignorante. Ma si vede lontano un miglio che ama uno stile di vita tipicamente americano e che gli americani hanno perso negli ultimi 20 anni a causa della globalizzazione e dei mercati fuori controllo. Gli americani di Happy Days hanno scatenato forze poi incontrollabili, come accade all’apprendista stregone. Detto diversamente, Trump è un capitalista di vecchio stampo, cioè un ricco borghese che ha ancora dei valori di riferimento, come i figli, il lavoro concreto che produce beni, l’entusiasmo per le opportunità che si presentano nella vita,. I critici dicono che è un protezionista. Come se fosse un difetto. A 1 anno e rotti dal suo mandato il pil cresce del 3 per cento, la disoccupazione è bassa e si è appena portato a casa investimenti per circa 600 miliardi di dollari.

A Davos, in Svizzera, dove i ricconi del pianeta si sono riuniti per sciare e ammirare la neve, Trump ha ribadito la bontà della sua ricetta economica, molto adatta alle caratteristiche storiche degli Stati Uniti: lavorare tanto, guadagnare tanto, star bene con la propria famiglia e nel proprio paese. Riporto per intero l’intervento dello scrittore Andrea Sartori. Non concordo su tutto, specialmente sulla decadenza di Putin, che invece sta defenestrando gli americani dalle colonie, ma la riflessione sul capitalismo temperato di Trump merita di essere letta e riletta più volte.

di Andrea Sartori:

«Un amico che lavora in radio mi scrive: sto ascoltando quel che sta dicendo Trump a Davos. Attenzione, è una totale rivoluzione. Sta denunciando le storture della crescita capitalistica attuale. Il discorso contro la concorrenza sleale, ad esempio, del Made in China, è un discorso di “sinistra” non fatto dalle sinistre: un discorso contro i fabbriconi di schiavi cinesi (ricordiamo che Trump ha riportato la Apple e altri in America col taglio epocale delle tasse). C’é più socialismo nel discorso di Trump che in tante pipparolate politicamente corrette. Trump non rinnega il capitalismo (oggi come oggi non più rinnegabile) ma riporta tutto sui giusti binari. Se non lo fanno fuori prima questo finirà nel Pantheon dei Padri della Patria assieme a Jefferson, Lincoln, Delano Roosevelt e Reagan.
I prossimi anni saranno interessanti perché assisteremo a cambi drastici di paradigma e eventi che, more solito, smentiranno i futurologi.
Il declino politico della Merkel è evidente oramai. La sua stella è tramontata. Il declino di Putin è ancora impercettibile, ma i segnali ci sono: non riesce ad andare oltre alla geopolitica da scacchiera, l’alleanza con Erdogan alla lunga gli sarà fatale. Inoltre si sta lasciando fregare proprio da Trump. Paradossalmente il miliardario infantile che grida che il re è nudo sta proponendo un modello alternativo vero. Putin non ha avuto questo coraggio. A volte vale più il coraggio del bambino della prudenza dello scacchista.
La Cina è più un mistero ma mi sento di affermare che ha toccato l’apice della potenza col sottovalutato Hu Jintao. Le mosse di Xi Jinping (tipo la restaurazione del culto della persona e l’aver voluto poteri straordinari inediti dopo Mao) mi sembrano un segno di debolezza più che di forza. Inoltre stiamo assistendo alla fine dell’economia della globalizzazione: Trump è il paladino degli antiglobalisti mentre Xi sta diventando il campione dei globalisti (che cambiamento di paradigma epocale: il miliardario americano campione “di sinistra” il maoista cocco dei “poteri forti”). Inoltre l’economia americana sta mostrando ultimamente segni di vitalità, mentre la locomotiva cinese non è più quella degli anni di Hu Jintao.
Soros: l’alfiere dell’imperialismo americano per mezzo delle rivoluzioni colorate si trova il nemico in casa. Soros è il nemico più pericoloso. Ma Trump è un leone dalla criniera arancione: un combattente nato.
C’è un solo altro leader in ascesa oltre a Trump, che prevedo segnerà i prossimi anni: Emmanuel Macron.
I prossimi anni saranno interessanti e movimentati. Se non mi ammazzano Trump prima ci sarà un vero ribaltamento di molte cose».

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