Cosa fare se vincono Emma Bonino e i compagnucci della parrocchietta?

Nel 2011 è successo qualcosa. Abbandonate le solite tifoserie politiche, in molti ci siamo preoccupati per le reali sorti della Nazione. Un’ istanza emerse con forza in quei mesi di profondo disagio, quella di una rivoluzione. Rivoluzione che non è mero ribellismo. Va intesa nel senso classico, tradizionale del termine politico, ma rinnovata nei suoi mezzi. Si sperò in un mutamento di paradigma, uno stravolgimento dello status quo. La risposta do’Sistema a quella stagione fu Mario Monti, l’uomo dei poteri forti, ex commissario europeo. Dopo il lento reflusso del montismo (almeno a livello di dibattito), il problema del ricambio della classe dirigente tornò in auge con il voto alla Brexit e con l’elezione di Trump. Qui da noi l’eco della Rivoluzione si fece sentire con il referendum per salvare la carta costituzionale e bastonare la troika rappresentata in quella fase da Matteo Renzi. Ora la continuazione dei Monti e dei Renzi è rappresentata da Emma Bonino e da tutti quei gruppuscoli di liberali proausterità che ne intessono le lodi.

Come possiamo rispondere in caso di forte affermazione elettorale delle amebe liberiste?

Dal mio punto di vista si rende necessario applicare all’informazione e all’impegno civile quello che in guerra viene magistralmente applicato con la cosiddetta guerra asimmetrica.

Quando si scontrano due forze, in caso di netta superiorità tecnologica dell’una rispetto all’altra, a chi si trova in inferiorità non resta altro che applicare la guerra asimmetrica.

«I terroristi e i ribelli – scrive Frank Montana su difesaonline –  in rapporto alle forze in gioco, vincono sempre! (anche quando perdono). Le guerre a bassa intensità o asimmetriche per le loro peculiarità vanno a vantaggio dei terroristi e guerriglieri. Iraq, Libia, Siria e Afghanistan hanno dimostrato tutta la fragilità (casuale o no) del sistema militare moderno e ipertecnologico in rapporto alla guerriglia».

Prendiamo a modello l’Afghanistan. La forza bruta, la dimostrazione di superiorità numerica e tecnologica, che rientrano nella tipica dottrina militare, non hanno effetto alcuno in questo fiero Paese, perché la mentalità non si può azzerare di colpo ma solo diluire col tempo. Infatti, da sempre l’Afghanistan è dentro a guerre feudali e in una maniera o nell’altra ha sempre combattuto accanitamente. Le armi antiche hanno subito una trasformazione per la necessità, oggettiva e soggettiva, di modernizzarsi, perché il colonizzatore (invasore) non ha tempo da perdere. Siamo tutti propensi a credere che gli afgani facciano faville solo grazie alla conoscenza del territorio, ma è un errore. Forse è una possibilità, ma non l’unica. Si può dunque ipotizzare che i combattenti del posto sfruttino meglio degli occupanti le risorse tecniche di quei luoghi.

Ecco, io credo che in Italia in caso di vittoria europeista si dovrebbe iniziare una guerra asimmetrica. Solo che essa va fisicamente e concettualmente spostata dalle montagne ai social, dai boschi alle associazioni ricreative e culturali, dai rifugi sotterranei alle pro loco, dalle caverne alle parroccchie, dai campi di adddestramento ai luoghi di lavoro.

Per vincere una guerra asimmetrica di nuovo modello la prima cosa da fare è il reclutamento. Questa è la parte più difficile perchè gli euroscettici, i sovranisti, i costituzionalisti, i patrioti si dividono in quelli che preferiscono il pane e quelli che preferiscono la polenta. Si lacerano in discussioni senza fine tra pauperisti e speculatori di Borsa, tra playboy di provincia e omosessuali. I social potrebbero diventare una base di reclutamento, a patto che i reclutatori passino poi ai contatti personali, magari organizzando riunioni tra quei membri dei social che risiedono nelle vicinanze. In fondo, i meet-up di Grillo dieci anni or sono funzionarono in modo simile. Essi persero poi di efficenza perchè i frequentatori dei meet-up preferirono la via della rappresentanza parlamentare. Una via non percorribile (e comunque inutile) per chi coltiva fini rivoluzionari.

Tornando alla guerra asimmetrica di bassa intensità, diciamo che essa si divide in otto fasi distinte (contenute in tre macro processi) le quali possono essere interrotte con le dovute contromisure, ma più ci si avvicina alla ottava fase, più risulta difficile invertire il trend.

Ecco il percorso di crescita nel tempo.

Cristallizzazione:

1, selezione militanti;

2, corrosione dell’ordine sociale e inizio delle azioni;

Installazione:

3, azione psicologica sul popolo, inizio delle formazione paramilitare;

4, attacchi sistematici;

5, creazione basi d’appoggio;

Edificazione:

6, Ingrandimento basi nelle aree liberate;

7, passaggio da guerriglia ad esercito popolare;

8, instaurazione del nuovo potere.

Tradotto alla situazione dei sovranisti antiausterità, a che punto siamo? Io direi al punto 1, che è in efffetti il più difficile da realizzare. Purtroppo, qualcuno ha già intrapreso altri punti (specialmente i punti 2 e 4), ma com’era prevedibile senza troppi succcessi. Alcuni dei punti descritti si risolvono poi in modo repentino, ma senza i primi tre punti eseguiti in ordine “cronologico”, non è possibile andare da nessuna parte.

Molto utile ai fini di una guerra di nuovo modello, a mio avviso, è capire il motivo della mancata rivoluzione in Occidente nella storia recente.

Per quali motivi, al netto di quelle fondative, come il 1789, non si sono mai attuate delle rivoluzioni in Occidente?

E’ presto detto; in primo luogo, gli aspiranti rivoluzionari sottovalutarono il peso tecnologico del capitalismo e non si impossessarono delle nuove tecnologie come know how. In secondo luogo, cercarono di fare una rivoluzione “mondiale”, basata sull’errore analitico del marxismo per il quale lo sfruttato ha gli stessi problemi in tutto il mondo.

Per poter rivoluzionare il modo di produzione e la finanza e rovesciare la classe dirigente in Italia, occorre partire dall’Italia, e cercare un sostegno esterno solo da quelle grandi nazioni che hanno interesse che tali rivoluzioni in Italia/Europa avvengano.

Nelle operazioni di sabotaggio effettuate dai militanti di una rivoluzione di nuovo modello – operazioni che, giova ripeterlo, non consistono affatto nel mettere ordigni  – è necessario mostrare a una parte della classe dirigente, a una parte degli imprenditori e dell’intellighenzia intellettuale, che avranno grandi vantaggi dalla rivoluzione, e dunque superare il concetto tradizionale di “classe”,  e mostrare come ci sia ancora lo scontro tra interessi diversi, ma al contempo che questi interessi non si riferiscono esclusivamente a operai e datori di lavoro a causa delle nuove situazioni economiche prodotte dal capitalismo. Oggi, il bersaglio del potere è la classe media.

Proviamo con un esempio. Le politiche di austerità hanno avvantaggiato certi lavoratori e certi imprenditori, massacrandone però altri. In caso di vittoria del “boninismo europeista” occorrerà mettere in piedi operazioni di consenso e divulgazione rivolte quasi esclusivamente a quei gruppi, parallelamente sbugiardando e danneggiando gli altri. Tra “gli altri”, ci sono le multinazionali. Rimane del tutto evidente che anche tra le multinazionali ci può sempre essere un Olivetti illuminato e sensibile, ma stiamo parlando di eccezioni che, come dice l’adagio, confermano la regola. Nel mitico nordest produttivo, l’Europa ha metaforicamente sodomizzato centinaia di imprenditori. Centinaia di lavoratori, Centinaia di liberi professionisti. Con questi soggetti occorrerà fare una grandissima opera di divulgazione, organizzando corsi, conferenze, banchetti al mercato, e questo NON per raccogliere voti, ma per contarci.

Gli altri gruppi vanno invece attaccati continuamente, e per farlo occorre padroneggiare le nuove tecnologie, in particolare le start up legate a internet e alla blockchain ed i social, ovviamente. Ma per social non si devono più intendere facebook e twitter, che ormai le nuove generazioni stanno abbandonando, ma soprattutto snapchat e musically. Scommetto un dollaro bucato che la maggior parte di chi legge manco sa di cosa sto parlando, eppure sono questi i social in crescita, mentre facebook è in vistoso calo. L’informazione su internet NON passa più per i forum e per i blog, ma per i video autoprodotti. Quanti canali youtube con videodirette su instagram e snapchat sono stati aperti da Fsi, mmt, Paolo Barnard, Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Marco Mori, ecc ecc? Ecco… ci siamo capiti

I militanti dovrebbero realizzare una sorta di “Stato nello Stato”. Questo aspetto non va sottovalutato. Il modello delle case del popolo e delle camere del lavoro non è affatto da buttare via. Così come non lo è quello messo in piedi dalla prima massoneria: “libertè, egalitè e fraternitè”, era un motto massonico, non dimentichiamolo. A livello locale i militanti devono essere anche amici e aiutarsi l’un l’altro e mostrare in modo chiaro che chi decide di parteciapre ha poi determinati vantaggi, garantiti dalla forza dell’unione, dal senso di appartenenza e dall’assistenza mutualistica tra attivisti.

Infine (MA NON ULTIMO) i militanti diventano tali se c’è un’ ideologia alla base. Un’ideologia da anteporre al liberismo, ma che non sia una ripetizione trita e ritrita di fascismo e/o comunismo e/o socialdemocrazia. E anche questo lavoro è iniziato e va concluso con una certa velocità, altrimenti il punto 1 è ben lungi dal realizzarsi.

Aggiungo anche che, una volta individuata una nuova ideologia e reclutati i miltanti, quando si passa all’azione occorre intenderla come attacco e ritirata. I leoni non si difendono e basta. I leoni attaccano. Non credo sia applicabile, ora come ora, un’insurrezione plateale in stile Emilio Lussu, ma gli attacchi dei sovranisti, dei Barnard, dei Bagnai non hanno coinvolto la massa, ma solo chi era già interessato a certi argomenti. Questo è avvenuto perchè i soggetti citati, e molti altri, agiscono da soli, senza militanti, e NON attaccano. Quando decidono, ad esempio, di smascherare una menzogna atlantista in campo geopolitico, oppure un provvedimento legislativo liberticida, essi non procedono con una manovra di attacco unitario e repentino, ma postano grafici su twitter. Questi sono sfoghi … non sono attacchi!!! Sarebbe infinitamente più efficace indire riunioni dove gli attivisti si incontrano fisicamente a livello provinciale e poi decidono una dozzina di azioni pratiche, dal flashmob, alle newsletter, passando per attacchi concertati alle singole persone che promuovono la manovra legislativa. Un conto, infatti, è che Mister X singolarmente faccia un video su facebook per denigrare e deunciare l’accaduto; un altro che lo facciano TUTTI i militanti. Un conto è che io porti un pieghevole di spiegazioni sul mio posto di lavoro; un’altro è che lo facciano TUTTI i militanti, e nella stesso giorno, alla stessa ora. Perchè avvenga questo è necessario che vi siano sul territorio organizzazioni e non singoli guru che lanciano strali dalla loro cameretta tramite un intel core I5, come sto facendo io in questo momento.

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