Finanza e Deep State in gioioso amplesso

La finanza comanda il mondo o no? Sarebbe semplicistico cavarsela con un si o con un no, anche se a mio avviso, dire di no è comunque sbagliato. Rimane difficile rispondere perchè il ruolo che la finanza ha assunto negli ultimi tempi è sempre più centrale ed in continua evoluzione, ma certo non si può nemmeno arrivare alla personificazione della finanza, cioè ad intenerla come ad una entità a sè stante che governa il mondo in virtù di un complotto giudaico-massonico.

La finanza, come le portaerei, è uno strumento di potere, ed il potere è finora sempre stato in mano a uomini in carne ed ossa. Uomini in carne ed ossa che – pur prendendo decisioni per tutti gli altri –  frequentemente si trovano  in contrasto tra loro, e non in combutta, come si sente spesso dire. Il potere risiede in uomini in carne ed ossa uniti in lobby, che esercitano il loro potere grazie a strumenti a loro disposizione: un tempo non avevano molto bisogno della finanza, ora si.

Ecco perchè sostenere che la finanza non comanda il mondo rischia di essere fuorviante. Ad esempio, potremo convenire che Trump prende decisioni, che è un potente della terra, ma questo non significa affatto che i neocon americani, il gruppo dirigente dell’Fbi e della Cia, alcuni generali dell’esercito statunitense (tutti sovente in contrasto con Trump), e lo stesso Trump in persona, non siano legati mani e piedi alla finanza.  Per non parlare dei suoi predecessori Obama, Bush e Clinton, che col sistema finanziario avevano un rapporto niente affatto occasionale.

Sostenere, oggi, che è “distraente” puntare il dito sulla finanza, sarebbe come aver sostenuto – durante il medioevo – che occorreva guardare a Bonifacio VIII e non al cattolicesimo. Oppure, se preferite, nell’agosto del 1945, che non è stata la bomba atomica a vaporizzare migliaia di giapponesi, ma il Signor Harry Truman.

Io, per essere ancora più chiaro, sostengo che a vaporizzare i giapponesi, quella volta, fu Harry Truman, ma anche la bomba atomica e tutto lo staff di scienziati che faceva parte di quel gruppo di ricerca. La politica americana di allora lavorò in simbiosi con gli scienziati e con la Difesa, così come oggi i neocon e le multinazionali che li sostengono sono quotate in Borsa e operano in simbiosi con i gruppi finanziari.

In altre parole ancora, quando io sostengo che la finanza comanda il mondo non penso ad una entità del male, arroccata da qualche parte a complottare, ma al mondo capitalistico nella sua dinamicità, che non si limita più solo a produrre, come acccadeva nell’Inghilerra di fine Settecento, ma che ha trovato nella creazione di denaro il modo per puntellare il suo potere, scalzando qualsiasi fibrillazione democratica.

Dunque, perchè non proviamo a fare un elenco dei componenti del famigerato Deep State?

Il Deep State, o Stato Profondo, secondo alcuni è solo una teoria complottista. Se appartenete a questo gruppo d’opinione potete andare a farvi fottere, o a chiedere un posto di lavoro all’Aise. Magari vi assumono anche se scrivete in un blog come questo. Oppure lo andate a dire ai parenti delle vittime delle stragi italiane o ai disoccupati licenziati dalle multinazionali anche se erano in attivo.

Se per deep state intendiamo una riunione di eminenze grige, però, allora mi dispiace deludere Barnard, Messora, Blondet e tutti i loro estimatori, ma rimango molto perplesso. Più banalmente, accade che gli interessi dei settori produttivi e finanziari tendano a convergere, specialmente a fronte della possibilità che le decisioni politiche vengano prese a loro discapito.

Chi prende dunque le decisioni che contano nel mondo?

IN ORDINE SPARSO:

Le multinazionali. Nello specifico: le compagnie petrolifere (ve li ricordate, i Bush?) – le industrie di farmaci (che fanno il bello e cattivo tempo dentro le università scientifiche, pilotando i progetti e le ricerche dove cazzo pare a loro) – i grandi gruppi editoriali (da noi, a puro titolo d’esempio, citerei il gruppo Mediaset e quello dell’Espresso; fuori, Murdoch); le aziende tecnologiche e di mediazione, come Google o Apple. E’ da notare che questo gruppo di potere, tranne che per le società petrolifere, che ormai godono di una certa continuità, in diversi settori muta spesso e fortemente. Google, ad esempio, esiste solo dal 2000. Eppure è nel deep state perchè condivide determinati interessi internazionali e antidemocratici con gli altri membri dello stato profondo. Da qualche tempo, si sono aggiunte aziende di distribuzione, che in modo subliminale e dunque antidemocratico profilano gli utenti e pilotano la legislazione, come la decantata Amazon, di Jeff Bezos

I militari. Nello specifico: alcuni generali della Nato, le Agenzie americane Cia ed Fbi. Da noi, i servizi segreti ed i vertici dell’Arma dei Carabinieri. Per non parlare dell’industria e della tecnologia dedicata agli armamenti. In Italia, Finmeccanica fa parte del deep state italiano e, seppur minuscola, anche di quello internazionale, rifornendo la Nato. Tutti questi poteri prendono decisioni per noi e orientano i legislatori a legiferare a loro vantaggio. La finanza non c’entra con costoro? Bè, sono tutte società di produzione d’armamenti e di tecnologie quotate in Borsa. E non è affatto un caso.

Il sistema bancario. Non c’è nessun bisogno del sistema bancario. Ora come ora, con le conoscenze di matematica finanziaria, la tecnologia blockchain e i ministeri del tesoro funzionanti a regola d’arte, non c’è nessun bisogno del sistema bancario. Eppure questo sistema macina un sacco di soldi e non molla la presa. Il sistema bancario permette la creazione di denaro allo stato attuale senza passare per il lavoro umano. Alimenta se stesso attraverso posizioni di rendita, e questo è il sogno del parassita: consumare senza pagare, perchè tanto, a pagare ci pensa il sistema finanziario che può persino bypassare la contrattazione con la forza-lavoro. Il sistema bancario è un’aristocrazia di stampo feudale che non governa da sola, ma che è il sogno delle altre multinazionali: guadagnare senza lavorare. Dentro ci sono Blackrock e Goldman Sachs, per non parlare delle grandi banche europee e delle gigantesche assicurazioni, come Generali da noi. Cosa fanno di così brutto? Con la scusa di fornire liquidità ai mercati (cosa che può fare benissimo il Mef) e palanche per il credito (cosa che faceva più efficacemente la vecchia Imi), di fatto decidono chi entra dentro le fondazioni, e dunque decidono molte cose a livello locale: dalla mostra d’arte cittadina alla pista ciclabile. Non solo: determinano chi entra al Congresso americano e, tranne il caso strambo di Donald Trump, pesano enormemente anche su chi entra alla Casa Bianca. Si, insomma… robetta.

Fate un esperimento. Chiedete ad un manager di una multinazionale produttiva a cosa mira la sua società. Vi sentirete rispondere due cose: ACQUISIZIONI di concorrenti e QUOTAZIONE IN BORSA. Quando la multinazionale riesce a fare questo si sente “arrivata”. Dopo però, il meccanismo che rulla tutto non è più a capo di una famiglia o di un clan, ma è a capo di azionisti… cioè di figure più liquide ed impalpabili, che variano spesso. Sovente, quelle multinazionali perdono qualsiasi legame con i territori e con lo scopo per cui erano nate. Possono persino arrivare a licenziare chi le ha create … ma non prima di averlo riempito di denaro.

Appurato (ma ce n’era bisogno?) che la finanza fa parte del Deep State internazionale e che il suo ruolo è in continua ascesa, occorre anche capire, però, che utilizzando solo questo rierimento non riusciamo a comprendere del tutto il potere.

Non basta.

Il potere punta al denaro, ma non gli è sufficiente. Il potere non si accontenta di comprare cose e altri esseri umani. Non vuole solo aggirare le democrazie e la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Il potere mira a determinare l’impianto valoriale delle società. Il potere era ed è eminentemente politico. Ciò significa che è un bell’illuso chi crede che abbattendo la finanza finisca il capitalismo, ma è parimenti distratto chi finge di non vedere che l’accumulo di capitali “senza produrre” è una tentazione sempre più forte del capitalismo contemporaneo.

2 Commenti

  1. Di profondo c’è che se i legami convergono tra multinazionali dell’economia globale, finanza speculativa digitale, governance poltica degli Stati-Nazione per finta (nel senso che esiste il diritto inetrnazionale che governa sulle connivenze, attraverso la fine della democrazia rappresentativa indotta da quelle fovernance, che sottoscrivono accordi e trattati che impegnano interi popoli alla loro osservanza), non ce n’è per nessuno (nessuno = un cittadino qualunque di questa Terra alla fine dell’Antropocene). Un insieme che non permette di essere scalfitto, e la storia è tappezzata di morti, considerando che questo nuovo tipo di guerra globale, condotta con la geopoltica del millisecondo di un insieme di bit che corrono lungo la rete di cavi ottici sottomarini, nelle mani di quel potere infrangibile, assieme alle tecnologie che permettono, sia deterrenza nucleare, che guerre preconfezionate, condotte da remoto, comodamente seduti in poltrona, inducendo morto e distruzione a distanza….L’algoritmo essenziale è la concentrazione per il governo del mondo tra Potere, Consumi, Esclusione, e nulla è lasciato al caso, sul potere del denaro, del debito e dell’interesse. A quando, saremo costretti a migrare o a sopravvivere in un campo profughi? Oggi la Grecia potrà sperare in una nuova tranche di prestito da parte della troika, perchè ha raggiunto una buona parte, anche se non tutti, i traguardi di austerità che aveva garantito di realizzare per il proprio Paese senza futuro. Il centro è la “moneta” posseduta dal Potere (che è una convenzione, non esiste), assieme all’induzione al debito degli Stati e all’impoverimento dei popoli per togliere forza fisica e morale. Ora, finchè c’è ancora Stato di diritto e Costituzione qui da noi, non c’è altro che ritrovarsi con gli altri 26 paesi europei per una battaglia comune, perchè comuni sono i destini di oltre 500 milioni di europei…ma sarebbe lungo spiegare che solo il debito dello Stato, esclusivamnete interno, senza interessi, che non tocchi le borse e gli spread internazionali, e che compensi l’emissione di moneta con il patrimonio realizzato, che qualifichi al meglio la burocrazia e che non intervenga in aiuto delle aziende, interessandosi esclusivamente di situazioni sociali, culturali, sanitarie, dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, ecc… potrà entare nella logica costituzionale in cui la comunità è il corpo vivo dell’entità giuridica dello Stato di diritto, assieme al territorio di cui aver cura, e in questo si giocherà il destino dei 27 Paesi europei, per una nuova Europa poltica equilibrata, che sappia giocare la sua partita geopoltica… mi scuso per l’impeto e la fretta con cui ho scritto, ma la responsabilità è di ciascuno di noi, nè al potere, nè al governo. Giusto per dire che l’intelligenza che serve ora è profonda, speculativa, introspettiva e che ha bisogno di valori e di comunione tra noi deprivati di giustizia e di diritto ai diritti. Mi piacerebbe approfondire per prospettare le silenti mediazioni possibili, non sul piano politico, non permesso da questa genia di partitocrazie al potere, ma agendo seguendo le leggi nella riconfigurazione micro economica tra produzione e consumo e lavorando attorno alla cooperazione sociale per finalità economiche, in cui l’interesse non esiste più, come se fossimo all’interno di una simil società di mutuo soccorso, assumendo i criteri, giusto per intenderci, della spending rewiev, ma tra privaticittadini, con l’biettivo di compensare le differenze emergenti dalla ri-organizzazione dei fattori della produzione in un nuvo modo di intenere gli scambi, in cui il concetto di moneta complementare è basato sul valore interno dell’Euro, tra vecchio (attuale) e nuovo sistema economico reale, mentre lo Stato, dopo il 4 marzo, continuerà per la sua strada, su cui intervenire, considerando che è una componente programmatica della visione che percepisco.

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