Italia e Germania. Trova le differenze

Se c’è una cosa che dovrebbe gonfiare le gonadi degli italiani fino a superare il diametro di un pallone da basket è la supremazia tedesca in economia. La storia ci dice molte cose sull’economia della Germania, soprattutto ci dice che, contrariamente alla nostra penisola, essa dispone di materie prime come il carbone. Evidenzia che, nonostante questo importante vantaggio, abbia perso le due guerre mondiali, abbia conosciuto l’iperinflazione record mondiale e il default tecnico.

Come si fa a ventilare una superiorità morale tedesca? I germani praticavano il nomandismo quando i romani avevano già edificato l’anfiteatro Flavio e i fori imperiali. L’Arsenale di Venezia è stata la prima e più grande fabbrica del mondo per secoli, mentre al di là delle Alpi ancora si scannavano tra contadini per la supremazia religiosa. Eppure, sono bastati pochi lustri di Pil per far credere ai boccaloni che la Germania è uber alles per definizione. In verità, la tanto decantata produttività tedesca dei giorni nostri ha una matrice precisa: un sistema bancario semi-pubblico che presta alle imprese!

Come sanno anche i decespugliatori, dopo il 2008 tutta l’economia europea ha subito un crollo, ma poi si è ripresa in modo deciso, seppur a velocità diverse. La Germania si è ripresa più di tutti gli altri; l’Italia invece è ancora piuttosto soffocata, specialmente dopo il 2011, quando oramai tutte le economie nordeuropee avevano ricominciato a produrre.

La causa non sta nella pausa caffè, che i tedeschi praticano come e più di noi; non sta nei sindacati, che in Germania sono più forti che da noi; non sta nella lungimiranza della Merkel, che sta a Renzi come il pane sta alla polenta o la zuppa al panbagnato. No! Le aziende tedesche vengono finanziate dalle banche tedesche. Le aziende italiane no.

In questa immagine – commentata dall’economista Giovanni Zibordi – si vedono chiaramente due cose. In primo luogo, che le banche italiane hanno tagliato 110 miliardi di prestiti alle aziende italiane dal 2011 ad oggi. In secondo, che le maggiori banche italiane sono controllate da fondi stranieri ai quali poco importa del tessuto produttivo nazionale.

E la Germania?

Secondo quanto riportato dalla bundesbank, l’economia tedesca è in pieno boom. In una situazione decisamente migliore, lo Stato dovrebbe emettere moneta, ma, de facto, questo ora non accade e ci pensano le banche private. In Germania, però, le banche lo fanno in misura molto maggiore perchè al di là delle Alpi ci sono moltissime banche locali, che non sono quotate in borsa (il listino di Milano, invece, è pieno di banche) e che guadagano soldi in modo tradizionale, cioè prestando alle imprese, come fa ben vedere questo grafico ad istogrammi:

Come se non bastasse, la Germania non ha mai smantellato la sua Iri (l’istituto pubblico di rilancio economico pianificato a livello nazionale). Il KfW, acronimo di Kreditanstalt für Wiederaufbau (lstituto di Credito per la Ricostruzione), è una banca tedesca nata nel 1948, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per volere degli Stati Uniti d’America, per amministrare i fondi del piano Marshall. L’80% del capitale è detenuto dal governo di Berlino, mentre il restante 20% è detenuto dai Länder.

Se qualcuno si stufa a leggere, è possibile avere anche un’edizione «Bignami» di questa analisi, che suona press’a poco così:

chi crede che l’economia tedesca sia cresciuta in virtù dei conti pubblici in ordine o della laboriosità dei suoi cittadini è un cretino. Non si tratta di un insulto, ma di una diagnosi gratuita.

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