In italia i privati vendono agli americani. In Russia allo Stato Russo

Se voglio farmi due risate guardo i siparietti dell’economista Michele Boldrin e dell’imprenditore Alberto Forchielli su youtube. Prima che mostrassero sti due, c’erano i vecchietti del Muppet Show a farmi scompisciare dalle risate – i mitici Statler e Wardow – ma Forchielli e Boldrin in mutande che dalle loro rispettive camerette ci spiegano come rovinare l’Italia, sono oramai un must.

In uno degli ultimi show i due volevano convincere gli spettatori che l’acquisto di Italo è stata una manna dal cielo per l’Italia, e che gli americani sono stati magnanimi a comprare la disastrata società italiana di trasporto ferroviario.

Ora, sostenere che i capitalisti facciano un’operazione di acquisizione perchè sono “buoni” fa ribaltare Milton Freidman nella tomba. Ed è anche un bene che quel lurido sacco di patate si agiti anche dopo morto, ma a tutto c’è un limite però.

Quel che non si vuol capire della vicenda di Italo è questo:

in Italia il trasporto ferroviario non è sempre stato in mano al settore pubblico. ANZI! per decenni – tutto l’Ottocento e gli inizi del Novecento – il trasporto ferroviario è stato in mano a società PRIVATE. Per quale motivo, di grazia, si decise di pubblicizzarlo? Perchè ci si accorse che in mano ai privati il servizio ferroviario faceva cagare. Il servizio dei trasporti è strategico per un Paese, sia per quanto riguarda la logistica interna sia per quanto concerne il turismo, e chi lo affida a società private, specialmente se estere, è un criminale, oltre che uno stupido. Ovviamente , non tutto può essere afffidato al pubblico, ma alcune cose, chiamate servizi pubblici essenziali, si. Tra questi vi sono istruzione, sanità e mobilità. Una società estera, una volta implementato il servizio e preso piede come distributore del servizio può benissimo decidere di chiudere dalla mattina alla sera, anche se in profitto, e questo lo può fare anche solo per favorire le linee ferroviarie maggiormente compatibili con i suoi vettori, i suoi riferimenti commerciali, ecc ecc , cioè per perseguire strategie private, non rivolte ai cittadini. Dunque, un paese che cede all’estero i propri servizi strategici, come il trasporto, è un paese di cialtroni. Da questo punto di vista, l’opinione di Forchielli-Boldrin fa ridere, ma è in linea con la loro visione del mondo, basata sulla critica ad un Paese, l’Italia, ove non abitano più da diversi anni.

La tendenza alla privatizzazione, comunque, non è mai stata e mai sarà una tendenza irreversibile. Anzi, la storia ci mostra il contrario. Quasi ovunque, ad esempio e sempre per tornare al servizio di mobilità, negli anni in Italia si decise di acquisire i trasporti su ruota (autobus, corriere…) in mano ai privati per ottimizzare il servizio e garantire a tutti l’accessibilità verso scuole e ospedali, specialmente per i paesi più isolati. In ogni provincia italiana, quasi all’unisono, le Province provvedettero a pubblicizzare il servizio dopo decenni di monopolio privatistico scoordinato e incoerente.

In Russia, è di queste ore la notizia che Sergei Galitsky, rivenditore e comproprietario della catena di negozi al dettaglio “Magnit“, ha venduto alla banca statale russa  VTB il 29,1% delle azioni della società ed è previsto che dopo la transizione la società rimarrà pubblica. La Russia, presentata da anni come la nazione delle privatizzazioni postcomuniste, ora si impegna persino ad acquisire società private, negozi addirittura. E questo a meno di 30 anni dalla caduta del comunismo. A dimostrazione che la privatizzazione non è una legge “naturale” e ineluttabile, nè particolarmente efficace, nè condizionata dalle sorti progressive e fatalistiche del capitalismo prossimo venturo.

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