La Cina ci frega in modo intelligente

Lasciate perdere i piani quinquennali. In Cina non puoi investire agevolmente senza far guadagnare soprattutto i cinesi, e questa facile e banale regola sta facendo davvero la differenza tra il nostro capitalismo (globalista) ed il loro (patriotico).

Negli ultimi anni si è sentito parlare molto dei cinesi che comprano: in contanti e qualsiasi cosa.

Salvo casi sporadici, i cinesi hanno acquistato perlopiù attività commerciali e lo hanno fatto in zone ben definite. Non a caso è facile vederli in zone di forte passaggio, vicino centri commerciali oppure in zone già “colonizzate” da loro connazionali (es. Chinatown a Milano).

Fare la stessa cosa per un italiano in Cina è MOOOOOOOOLTO più difficile.

Spesso, avrete sentito dire che per aprire un’azienda o un’attività in Cina è obbligatorio avere un partner, un socio in Cina, ma io nelle mie analisi non ho riscontrato nulla di tutto questo. Ritengo, a ragion veduta, che sia una diceria. Una sorta di leggenda metropolitana. Eppure, come tutte le leggende, non è un caso che essa sia nata.

La verità è che per aprire una società in Cina occorre avere un capitale congruo e, soprattutto, la legge cinese chiede che il capitale necessario all’operazione sia trasferito da una banca straniera e depositato in una cinese.

Inoltre, non tutti i settori merceologici sono accettati dallo Stato cinese, come l’editoria, ed in ogni caso dovete essere autorizzati per potervi posizionare in un determinato settore merceologico.

Tutte queste – e molte altre restrizioni e difficoltà – fanno si che sia conveniente per uno straniero che intende investire in Cina, avere partner commerciali cinesi.

Anche nel caso in cui si decida di non fare una join-venture, cioè una società assieme ad un partner cinese, le complicazioni non mancano, soprattutto per quanto concerne il capitale minimo, previsto da ogni singola provincia o città cinese per aprire l’attività.

Altro esempio: l’investitore straniero è tenuto a stilare il progetto nel modo più dettagliato possibile e dovrà presentarlo al governo locale in lingua cinese, giacchè la lingua inglese non è accettata. Per l’approvazione occorrerà attendere oltre un mese, e l’approvazione non è affatto scontata.

Dunque, alla fin fine, il sistema cinese prevede che se guadagna un’impresa straniera ci devono guadagnare anche tutta una serie di soggetti cinesi, e, soprattutto, che sia preferibile avere dei partner in Cina.

Per una volta, dunque, non ci resta che concordare con Alberto Forchielli, imprenditore fastidiosamente liberista, ma esperto di affari cinesi e acuto osservatore:

“Non esiste win win con i cinesi”, scandisce Alberto Forchielli, managing partner del Fondo Mandarin. “Il carattere sinocentrico del modello cinese non porta nessun beneficio ad altri Paesi”. Ma sostiene i suoi rischi: “Diventare una potenza imperiale non ha solo benefici ma costi. Dal Venezuela all’Ecuador, dall’Africa al Sud Est Asiatico, i cinesi hanno investito senza un vero ritorno. Ma si tratta in ogni caso di investimenti più ragionati di quelli americani, che fanno guerre in Afghanistan e in Iraq finendo col dare un vantaggio gli avversari”. Il modello americano, soprattutto quello degli ultimi 20-30 anni, è “fondamentalmente militare”, sottolinea Forchielli. “Quello propugnato dalla Cina è invece un modello economico e politico, con minori investimenti, minori rischi e maggiori guadagni – prosegue -. Gli USA bombardano e si fanno molti nemici. I cinesi non bombardano, comprano e spendono di meno: i 63 miliardi dati in prestito al Venezuela sono gli stessi soldi che gli americani spendono in un giorno di guerra”.

CONCLUSIONI. La Cina lascia investire gli stranieri in Cina solo se ha dei ritorni economici. La forte burocrazia e le restizioni comportano che l’investitore che viene da fuori deve entrare in contatto con cinesi per aprire, spesso in situazioni di partenrship o joint venture. In ogni caso i cinesi ci devono guadagnare e, anche nei casi in cui non sembra che ci guadagnino un granchè, con le loro leggi riescono ad occupare spazi e ad entrare in possesso della tecnologia e know how altrui con piccolissimo sforzo.

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