Lo stipendio degli italiani, Keynes e la caduta del Comunismo

C’è una cosa che mette d’accordo tutti, anche in questa demenziale campagna elettorale di inizio anno: il riconoscimento di un trend negativo degli stipendi. Gli autonomi, ma in misura più cristallina i lavoratori dipendenti, dal 1990 in poi hanno visto calare i loro stipendi in modo smaccatamente evidente. Ecco quindi che destra, sinistra, furbetti del quartierino, comunisti per Tabacci e KameratNaziRunoSpiezzLeGamb concordano tutti su questo dato di fatto, perchè non solo è facilmente misurabile (stando attenti alle dinamiche inflattive), ma anche perchè tutti quelli che hanno la busta paga a fine mese lo hanno vissuto sulla loro pelle, e dunque … hai voglia a raccontar balle.

calo salari italiani – calo iniziato prima dell’arrivo dell’euro

Quello su cui, invece, da bravi italiani, tutti quanti si dividono sono le CAUSE di questo fenomeno economico.

In estrema sintesi, sul calo degli stipendi abbiamo 3 intepretazioni, l’una contro l’altra armate:

PRIMA INTERPRETAZIONE. Gli stipendi sono calati, ma mica è vero.  Sono i negazionisti. Non sono dissimili a quelli che negano l’olocausto. Sono rarissimi e non li prendo neanche in considerazione

SECONDA INTERPRETAZIONE. E’ colpa dell’entrata nello SME del sistema finanziario italiano e poi dell’entrata nell’euro. Il cambio fisso c’ha fottuto la vita. I seguaci di questa dottrina leggono goofynomics di Bagnai, postano grafici a manetta e (forse) voteranno Lega visto che il professore di Pescara è candidato con il partito di Salvini.  Personalmente ritengo questa spiegazione molto buona, ma incompleta.

TERZA INTEPRETAZIONE. E’ colpa delle politiche di austerità iniziate negli anni Novanta dai governi tecnici che hanno portato il Governo a dover aumentare la tassazione. E chi se li scorda i vari Amato, Ciampi e Dini? Ci hanno in effetti massacrato di tasse e tolto la pensione col sistema retributivo; Amato arrivò addirittura a prelevare direttamente dai conti correnti.  Detto ciò ritengo questa intepretazione – politicamente vicina alla destra – ancora insufficiente : le tasse? uhuuuuuu: merda e pupù, puzza e cattiveria. Questa lettura sarebbe tecnicamente corretta, ma “finge” di non vedere che l’epoca di riferimento (il 1990) non è per niente casuale.

A queste analisi, corrette dunque solo parzialmente, ne aggiungo una quarta, e che all’università se fosse un esame del curricolo chiamerebbero PROPEDEUTICA, .

Negli anni Novanta il capitale, le aziende, la confidustria con le multinazionali, i padroni, i datori di lavoro, insomma, per me potete chiamarli anche Paperon de Paperoni o Rockeduck (ma credo che ci siamo intesi) non hanno più avuto il problema di contrattare lo stipendio con i lavoratori.

A partire dal 1990 (simbolicamente sarebbe più giusto dire, dal 1989) è caduto il comunismo nei paesi dell’est europa e poco dopo in Unione Sovietica. E’ poco interessante qui andare a vedere cosa sarebbe successo senza Stalin o valutare l’abolizione della propietà privata dei mezzi di produzione come una iattura, ecc. ecc.  Di fatto, il comunismo rappresentava per l’Occidente capitalistico un pungolo. Un limite che lo costringeva a trovare alternative. Tutta l’attività riformistica rivolta alle tutele dei cittadini è stata possibile solo ed esclusivamente perchè in Occidente c’era l’opzione del comunismo.

Per quale motivo in Europa arrivarono i Keynes, ad esempio? John Maynard Keynes in persona lo scrisse in modo inequivocabile al Presidente americano Franklin Delano Roosvelt negli anni in cui tentava di risolvere i disastri occupazionali di un’America vittima del grande crollo economico del 1929:

“Se Lei fallisse – scrive Keynes a Roosvelt – la scelta ragionevole risulterebbe gravemente pregiudicata in tutto il mondo e non rimarranno in campo a contendersi la vittoria, se non la vecchia ortodossia da una parte e la Rivoluzione dall’altra”.

Da queste righe emerge con una certa chiarezza come Keynes fosse preoccupato dell’arrivo del bolscevismo e che l’unica soluzione era quella di favorire l’occupazione e la crescita dei salari attraverso la pianificazione economica e la fine dell’ideologia del Laissez-Faire.

In altre parole, fino al 1989, in tutto il mondo occidentale, e sorpattutto in Italia, ove il Pci era partito di fortissimo consenso, il capitalismo stava ben attento a come si muocveva in campo sociale e cercava di redistribuire almeno un po’, soprattutto per evitare che i principi rivoluzionari attecchissero in Occidente. Con la fine di questa esperienza, e guarda caso proprio a partire dai primissimi anni 90 e fino ad oggi, invece, i capitalisti non hanno logicamente più alcuna preoccupazione e possono tenere gli stipendi bassi. Ma quella dello stipendio è solo una tradizione ereditata dalle vittorie novecentesche. La nuova forma di schiavismo, in assenza di alternative possibili al capitalismo, è tutto sommato un’opzione realistica; l’importante sarà fornire le masse di una quantità di denaro sufficiente a mantere i consumi, meglio se attravero l’indebitamento.

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