Sui Licei «classisti» diciamola tutta però

Ci voleva, un bel diversivo. Dopo il sonno di Sanremo e la ripresa della campagna elettorale più brutta della storia d’Italia, ci voleva. Ed eccolo arrivare dal magico mondo della scuola, che con i suoi professori lerci stupratori o compassionevoli vittime dei bulli, qualche copia la fa vendere sempre.

Stavolta, a finire nell’occhio del ciclone è il liceo, la scuola di riferimento del sistema scolastico delle superiori. A far scoppiare il caso è stato il «Visconti» di Roma che segnala l’assenza di alunni socialmente «svantaggiati», pochi «disabili» e pochi studenti stranieri nelle risposte di un questionario del ministero per l’«autovalutazione». Appena uscita la rilevazione del liceo romano i giornalisti si sono subito buttati a pesce nella news sfrugugliando nei RAV (si chiamano così i documenti di autovalutazione delle scuole) di mezza Italia per vedere se c’erano altri licei snob, discriminatori, razzisti e xenofobi. E … sorpresa! Ne sono stati trovati altri che hanno usato toni non molto dissimili da quelli del Visconti.

E’ venuto giù il mondo. Io per primo, da come l’avevano presentata i media, ho provato un forte rigetto per quelle frasi. Non c’è niente di peggio del classismo, cioè del ritenere una persona migliore o peggiore di altre non sulla base delle sue qualità o bisogni o predisposizioni individuali, ma a causa della sua classe sociale di appartenenza. Colleghi insegnanti sui social e opinione pubblica in generale sono balzati sulla sedia gridando: “vergogna”! “Abbasso le differenze di classe”. D’altro canto, ce lo insegnava persino Karl Marx che la società progredita è quella che dopo aver già eliminato le differenze tra patrizi e plebei, feudatari e servi della gleba, negrieri e schiavisti, nobili e borghesi, abolirà finalmente ogni altra differenza di classe.

Tuttavia, nel marasma di questa polemica c’è qualcosa che non mi torna. Non è proprio fame fame fame. E’ più che altro voglia di qualcosa di buono. Un languorino polemico che non riesco ancora ad eliminare dallo stomaco.

Mi scuserete, ma da liceale non pentito e da docente di Liceo questa faccenda mi ricorda molto la storiella del maggiordomo di Batman nella trilogia di Christopher Nolan, quella in cui si raccconta che per eliminare il capo dei banditi di un villaggio, si pensò bene di incendiare tutto il villaggio ammazzandone ogni singolo abitante.

Persino i miei elettrodomestici sanno infatti che da molti anni TUTTI i governi portano avanti una battaglia senza esclusioni di colpi contro i licei, in particolare contro il Liceo Classico. La lotta contro l’istruzione liceale è ben presente anche sui social. Non troverete mai un gruppo “aboliamo l’Itis”, mentre un “aboliamo il liceo classico” esiste davvero e non è censurato da nessuno, nonostante i bugiardissimi Pinocchio e Pulcinella, a confronto con gli amministratori di quel gruppo, facciano la figura di Padre Pio e Papa Giovanni XXIII.

Siccome gli iscritti al Liceo Classico sono pochini, viene da chiedersi innanzitutto il motivo di questo attacco. In seguito, capire da dove provengono davvero le frasi “classiste” registrate in alcuni licei.

COSA C’E’ DI MALE NEL LICEO CLASSICO?

Il liceo classico fu voluto nel 1923 da Giovanni Gentile, filosofo hegeliano. Direi che può bastare, non ci sarebbbe bisogno di aggiungere altro. L’odio che è stato vomitato in questi ultimi anni contro Hegel per distruggere i radicamenti territoriali e l’idea di Stato non avrebbe bisogno di molte analisi socio-para-logiche. Per far fuori Hegel occorre però far fuori anche i suoi riferimenti italiani Benedetto Croce e Giovanni Gentile, ergo, il Liceo Classico. Non gliene frega uno stracazzo di niente alla ciurma parlamentare se gli studenti dei licei classici sono poi i migliori universitari d’Italia. Sono quelli che meglio superano i test di preselezione. Sono quelli che registrano la minore mortalità universitaria. Sono quelli che registrano un voto di laurea altissimo: 108 su 110, contro il 99 degli studenti provenienti dagi istituti tecnici e anche contro il 106 di media degli studenti provenienti dal Liceo Scientifico. Gli studenti del classico in occasione delle rilevazioni Ocse-Pisa e Invalsi fanno la loro porca figura. Praticamente se tutti gli adolescenti italiani frequentassero il classico saremo in media con gli altri paesi d’Europa, pur essendo quei test pilotati a vantaggio del Benelux. Ripeto: di questi risultati misurati e misurabili di assoluta eccellenza, non gliene frega na sega alla politica italiana eterodiretta nè ai loro lacchè scribacchini dei media. I giovani del futuro devono concorrere con messicani, cinesi e indiani. Non devono costruire e convivere con tedeschi, inglesi e americani. NO! Dovranno sputare sangue contro i cinesi, accontentadosi di lavoretti al tornio e alla fresa. Oppure in cucina! Siamo italiani no? Tutti a fare i camerieri o i cuochi per i turisti del resto del mondo. Perchè non imparare anche un balletto o una canzoncina per accompagnare i piatti? Magari una bella tarantella, come sapevano fare “i negri di casa” nelle ville ai bordi delle piantagioni di cotone, in Virginia, nella seconda meta dell’Ottocento. A cosa si deve l’esplosione di trasmissioni e reality sulla cucina? Suvvvia, come dicono a Napoli, “accà nisciun è fess”.

OK, MA QUELLE FRASI VERGOGNOSE …?

Certo, quelle frasi sono fuorvianti e sbagliate. Come diceva proprio Hegel, l’uomo conosce e avanza nel suo percorso storico proprio perchè si confronta, perchè incontra e si scontra con l’altro da sè. Dunque ben vengano i figli degli operai nei Licei. Ben venga la fusione tra ragazzi di diversa estrazione sociale. Per me più sono mescolate le classi e meglio è. Se i figli degli operai venissero al calssico massicciamente, allora si che assisteremo a profondi stravolgimenti sociali… Ma questi miei desiderata, certo non spiegano perchè in alcuni Rav si sono scritte quelle cose. Il ministero ha tentato una difesa modesta, dicendo che i report scolastici si limitano a “fotografare” una situazione.

Balle!

La verità è un’altra, e occorre dirla chiara. Le scuole con le ultime riforme sono state messe in concorrenza spietata. Alle superiori ciò accade a maggior ragione, non essendoci l’obbligo di frequenza dopo il biennio. La concorrenza è tremenda, e non solo tra istituti, ma anche all’interno delle opzioni liceali. Ognuno, per sopravvivere, deve presentare la scuola meglio che può. In caso di calo delle iscrizioni saltano posti da collaboratore scolastico, posti da insegnante, vi arrivano meno risorse economiche, si perde di credibilità e di visibilità. Insomma, un disastro. I Licei Classici, sputtanati ovunque a causa di un progetto molto preciso, devono fare i salti mortali per stare a galla, e molto molto di più degli altri istituti, mediaticamente pompati da Confindustria e dall’editoria mainstream.

Bene.

Cosa c’è di meglio che mostrare ai genitori ed ai ragazzi delle medie che si vogliono iscrivere che quello del Liceo è un ambiente “protetto”, dove non c’è il bullismo, dove non ci sono casinisti nelle classi e dove non si rischia che vengano scardinate le porte dei laboratori come passatempo?

Perchè, cari amici, questo è quello che ho visto con i miei occhi in altri istituti, quando facevo l’osservatore Invalsi. Volete che certe cose non si dicano? Volete, come me, che nei licei ci siano più figli di impiegati e di operai e di stranieri?

Ok! Allora lavorate per sradicare le ultime riforme sulla scuola, le classi pollaio, il capestro della soprannumerarietà tra gli insegnanti. Eliminate la concorrenza tra scuole dello stesso comprensorio per salvare le quote economiche dei fondi. Abrogate concetti come “debiti” e “crediti” nella scuola.

Se non siete disposti a fare questo, se non credete che ciò vada fatto, se non siete disposti a lottare per liberare la scuola dal giogo dell’economicismo e del mercato, allora non stupitevi e non piegate la bocca a smorfie di sdegno se qualche scuola dovrà scrivere anche ciò che avete letto, pur di sopravvivere ed evitare di chiudere i battenti.

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