APPELLO AL VUOTO

Mi ero ripromesso di non scrivere nulla di nulla su questa farsa del voto in Italia, ma in queste ore le richieste personali e tramite social sono aumentate, soprattutto da parte di miei ex studenti. A questo punto è diventato un dovere morale dire qualcosa, però, come dicono a Roma, “s’è fatta na certa” e la maggior parte di quelli che volevano andare a votare lo hanno già fatto. Dunque, è meglio che l’acqua sotto il ponte sia quasi tutta passata e che gli interventi internettiani dei blogger siano poco incisivi i  modo tale da non destabilizzare le giovani e avide menti.

Comunque, se proprio insistete…

Bisogna guardare in faccia la realtà: democrazia è una parola precisa precisa precisa, chiara e senza tanti fronzoli. La parola significa “governo del popolo”. In verità il popolo non governa mai, e semmai è stato un “oggetto” da governare. Noi, poi, associamo alla parola democrazia cose che non c’entrano nulla, come ad esempio alcuni diritti, o la rappresentanza o la governabilità. Sono concetti spesso INCOMPATIBILI  o comunque in conflitto con la democrazia, nel senso proprio del termine.

Ad esempio, un diritto riconosciuto dell’uomo è quello alla proprietà. Ma come rivelano gli studi scientifici, l’1 per cento della popolazione possiede il 99 per cento delle ricchezze mondiali e, dunque, la stagrande maggioranza  dei cosiddetti diritti sono spesso in conflitto con la democrazia perchè se andassimo a votare per questioni relative alla proprietà è quantomeno improbabile che il 99 per cento voterebbe a favore del mantenimento dell’1 per cento.

Altro esempio: il princìpio secondo il quale “un uomo vale un voto”, è una fandonia totale. Intanto, chi non si reca a votare non conta, e quindi tutte queste persone sono escluse dal meccanismo (anche nell’assurdo caso in cui funzionasse). Perchè diamo così scontato che sia giusto così? Se un uomo non ritiene di avere tra i candidati qualcuno che lo rappresenti, perchè dovrebbbe venire escluso dal meccanismo decisionale? E se fossero il 50 per cento più uno a non votare? In tal caso, com’è noto, sarà la minoranza a prendere le decisioni anche per la maggioranza che ha deciso di non votare. Tutto ciò è in contrasto con l’etimologia della parola democrazia. Senza se e senza ma.

Le leggi maggioritarie, poi…, fanno si che una minoranza anche piccola si possa prendere la maggior parte dei seggi, e quindi alla fine decidere per tutti gli altri che magari sono in contrasto con quei soggetti che hanno avuto il cosiddetto “premio di maggioranza”.

A tutto questo, occorre aggiungere alcune altre “sciocchezzuole”, come ad esempio il fatto che in Italia ci sono decine di basi americane impedendo una difesa autonoma dei confini e una legislazione che da diversi anni fa riferimento alla Germania passando per Bruxelles. Per non parlare dell’impossibilità di stampare moneta! Dunque, oltre ad aspetti teorici di rilievo, ci sono anche problemi di natura pratica, come la gestione dell’euro, che rendono il voto privo di qualsiasi significato, se non quello di avvantaggiare o svantaggiare determinate corporazioni, Ecco allora che il taxista potrà pensare di avere un suo vantaggio personale nel votare lega, mentre un impiegato comunale potrà pensare di averlo votando partito democratico, o un giovane disoccupato di votare il movimente 5stelle. Ma queste preferenze individuali sono stupidaggini se rapportate al tema vero della democrazia e del bene collettivo.

Cosa farò io di fronte a questa situazione?

Non sono sempre stato un rivoluzionario, nè credo nella rivoluzione permanente, ma in questi anni o ci sarà il sangue o la nostra esperienza politica morirà. Per esperienza politica io intendo la possibilità di partecipare alle decisioni (sissignori, questo è l’unico significato della parola democrazia). Con questo sistema di rappresentanza e governabilità, ecc ecc non c’è alcuna democrazia. Quindi, al voto preferisco la rivoluzione. Non sempre, di norma sono persoan molto tranquilla, ma in questa fase storica si, e occorre prepararla. Nel frattempo, non credo proprio che passerò i miei preziosi minuti barrando con una croce uno di quei simboli di merda che ci sono sulla scheda.

Già mi sembra di sentirli, certi discorsi: “ma che messaggio dai ai giovani, ai tuoi studenti ed ai figli? Ci sono voluti secoli per avere il privilegio di andare a votare”

A parte il fatto che questa è una panzana, perchè in Grecia più di duemila anni fa i cittadini votavano e  venivano persino estratti a sorte per governare le poleis, proviamo con un riferimento dotto, chissà mai che qualcuno si convinca almeno della bontà del ragionamento.

Vi siete mai chiesti da dove venga la parola “cadidato”?

Candidato deriva da “candida tus” (tunica bianca).

Il candore com’è noto è simbolo di purezza – segno palese ed esteriore di specchiate ed irriflesse qualità morali. Se prendete un vocabolario leggete: «dal latino candidatus «vestito di bianco», secondo l’uso di Roma antica per coloro che aspiravano a ricoprire un ruolo pubblico».
Bene, cari amici, manca mezza giornata alla chiusura dei seggi. Trovatemi un candidato, cioè un uomo dalle specchiate qualità, un puro, un candido, inteso come non sporco, ed io non avò alcun problema a recarmi alle urne dando così un esempio ai CIOFANI (ma guardate che avete poche ore per darmi un nome eh?). Rimango – candidamente – in attesa di una vostra dritta.

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