Io sto con Warren Mosler

Non puoi neanche girare l’angolo che il primo dei passanti ti parla del reddito di cittadinanza, il mantra del Movimento 5Stelle. All’italiana, registriamo dunque le due solite fazioni l’una contra l’altra armate. Morti Coppi e Bartali, sul reddito di cittadinanza c’è chi lo adora (ed ha votato M5S) e chi lo odia visceralmente descrivendo i grillini come gru-llini, e tutto il repertorio.

Sbagliano entrambi.

Nel reddito di cittadinanza proposto da Di Maio c’è un’intuizione corretta, più volte ripresa da Grillo nelle sue interviste, e che riposa da tempo nei libri di John Maynard Keynes. Senza domanda, l’offerta non ha alcun senso. E perchè ci sia domanda occorre che ci sia reddito.

Tuttavia, l’idea che si possa pensare ad un uomo “consumista”, ma disoccupato, è innaturale per come la nostra specie si è evoluta, e dunque da evitare come una pericolosa iattura. Ecco perchè, tra tutti i commentatori che in questi anni si sono presi la briga di analizzare il reddito di cittadinanza, l’economista americano Warren Mosler – il padre della MMT – mi è sempre sembrato il più lucido.  Riporto dunque stralci di una sua recente intervista sulla questione che sottoscrivo completamente.

“Sono stato a Pompei qualche anno fa e la guida turistica mostrò al nostro gruppo un’antica moneta. Ci disse che lo Stato romano raccoglieva le monete con le tasse e grazie a queste pagava i servizi ai cittadini. Al che io obiettai che succedeva l’esatto contrario: lo Stato prima pagava i servizi e poi tassava. La guida non era convinta. Allora chiesi chi fosse a coniare le monete. La guida mi rispose che era lo Stato, e subito se ne andò via”

Comincia con un aneddoto l’esposizione di Warren Mosler, l’economista statunitense fondatore della Mosler Economics-Modern Money Theory, invitato alla Sala dei Notari dal Movimento 5 Stelle. È stata l’occasione per parlare del report sulle politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale che verrà presentato la prossima settimana in Commissione Occupazione e Affari Sociali al Parlamento Europeo. Tale report è stato commissionato dal M5s Europa, tramite il gruppo Efdd, alla Fef Academy, che gravita sempre nell’orbita Me-Mmt. Durante l’incontro, Mosler ha avuto poi modo di far conoscere al pubblico la sua teoria economica, soffermandosi in particolare sui piani di lavoro transitorio garantito. Accanto a lui sedevano il suo collaboratore italiano Daniele Della Bona (che ha contribuito alla stesura del report insieme a Giacomo Bracci), la europarlamentare umbra del M5s Laura Agea, la deputata Tiziana Ciprini e la consigliera comunale Cristina Rosetti. Abbiamo avuto modo di parlare con i primi tre delle questioni oggetto del dibattito e non solo.

Intervista a Warren Mosler

Qual è la differenza tra la Sua idea e la nozione di reddito minimo garantito?

Quest’ultimo, nella sua formulazione di base, è slegato dal lavoro. Se le persone non lavorano, non producono: il rischio in questo modo è di causare iperinflazione, perché la ricchezza creata non corrisponde ad un aumento dei beni e servizi disponibili.

I piani di lavoro transitorio garantito come funzionerebbero invece?

In un momento di forte disoccupazione come quello attuale, il settore privato non riesce ad assorbire tutta la forza lavoro disponibile. Ecco perché creare dei piani pubblici, finanziati con risorse provenienti dalla banca centrale, che diano un lavoro temporaneo ai disoccupati, garantendo loro un salario minimo. Questo per consentire alle persone di recuperare potere d’acquisto e all’economia di ripartire. Create queste condizioni, avverrà poi la graduale transizione di questi lavoratori dal settore pubblico a quello privato. Per permettere tutto ciò c’è però bisogno di spesa a deficit.

Ritiene che una misura del genere sia applicabile nell’Europa attuale, estremamente attenta alla tenuta dei conti?

Questo programma non andrebbe contro i valori fondanti dell’Unione Europea. Il principale compito che ha la Banca Centrale Europea è quello di mantenere la stabilità dei prezzi e la mia proposta va proprio in questo senso, dato che combatte tanto l’inflazione quanto la deflazione. Semmai, il problema è di ordine politico. (fonte: Alessandro Catanzaro mmtitalia).

1 Commento

  1. Quindi, anche secondo Mosler al reddito di cittadinanza è preferibile una bella e massiccia campagna di opere (e assunzioni) pubbliche con relativa iniezione di denaro a deficit (anche a costo di andare contro i parametri ed i diktat di Bruxelles e di Francoforte).
    Opere, aggiungo io, di cui i nostri uffici pubblici, il nostro territorio, i nostri tribunali, i nostri ospedali, ecc. avrebbero un gran bisogno per ricominciare a funzionare e dare competitività all’Italia.
    Ma allora Mosler è più d’accordo con il programma di Salvini (rectius, Bagnai) che con quello di Maio.
    O no?

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