La caduta dei Burioni

Piero Fassino esibisce capelli sempre più radi in testa e le ossa rachitiche delle gambe nervosamente incrociate. Nello studio dello speciale elezioni politiche, su RaiDue, l’ex segretario dei Democratici ha l’aria stanca di chi non ce l’ha fatta, ma la domanda che pone ai suoi interlocutori è lucida:

“cinque anni fa il Paese era fermo e con un’economia stagnante o in recessione”, premette Fassino. “Con il centrosinistra il Paese si è rimesso in moto, ma allora come mai non siamo riusciti ad intercettare consenso? La sinistra deve riuscire a rispondere a questa domanda”.

Fassino di analisi sbagliate ne ha fatte tante. Le sue previsioni errate hanno fatto storia e sono divenute nel tempo proverbiali, come quella volta che ironizzò sull’incapacità di Beppe Grillo, gufandogli risultati miserevoli, quando invece oggi il movimento politico voluto da Grillo è il primo partito d’Italia. Stavolta però il dem piemontese ha ragione, e la domanda è essenziale per la sopravvivenza della sinistra in questo Paese.

Di una cosa intanto sono sicuro: gli italiani non hanno rigettato il centrosinistra perchè ha fallito in campo economico. I dati sono lì, sotto gli occhi di tutti, e non sono contestabili. Il centro sinistra – non per merito suo, ma a causa di fattori contingenti occasionalmente favorevoli – ha governato in un periodo di leggera ripresa, e di solito il popolo in questi casi non rischia il cambiamento e conferma il governo in carica, anche se i meriti sono di congiuntura internazionale.

Con Renzi e company gli elettori non l’hanno fatto, hanno preferito rischiare e “vendicarsi” dell’establishment. Occorre capire bene il perchè.

A dire il vero, molta controinformazione “sana” lo scrive sul web da anni, il motivo, ma Fassino e i suoi non leggono niente che non sia Repubbblica o Corriere, i cui editori di “sano” non hanno proprio nulla. Rincariamo allora la dose, chissà che prima o poi la classe politica della pseudosinistra si tolga un bel giorno il prosciutto dagli occhi e cominci a fare quello che è davvero iscritto nei suoi princìpi costitutivi.

Qualche settimana prima delle elezioni mi trovavo ad una cena il cui scopo primario era quello di affrontare temi politici. Non ho mai ben capito perchè mi invitino a queste cose, poi porto loro sfiga e ci restano male. Ma tant’è.

Tra gli interventi più illuminanti c’è stato quello di un gran lavoratore, molto professionale e serio nel suo impiego, ma poco avvezzo all’uso dei social media che, nel prendere la parola, estrae dalle tasche il cellulare e dopo aver pigiato affannosamente i tasti legge questa cosa:

“Ecco come ha risposto il Dottor Roberto Burioni al candidato del movimento 5stelle ed ex Iena Dino Giarrusso sulla questione dei vaccini:

«Se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea, specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno».

Terminata la lettura, ovviamente diffusa in modo virale in chiave anti5stelle, vedo gli altri dem presenti al convivio annuire compiaciuti. Sono tutti laureati e con “bei” lavori e ben retribuiti. Io non ho riso perchè ero ospite e non volevo mancare di rispetto a persone a cui comunque va la mia stima per come conducono la loro vita. Ma ancora oggi mi pare impossibile che non capiscano che questa è la risposta alla loro annosa domanda: “perchè perdiamo le elezioni anche se usciamo dalla recessione?

L’atteggiamento del Dottor Burioni è infatti quello superbo tipico della sinistra dalemian-renziana di questi anni. Un coacervo di spocchia e presunzione di conoscenza che fa sinceramente impressione.

In tutte le occasioni, quando i tecnici prendono il posto dei politici, fanno danni enormi. Il caso di Burioni per tanto tempo è stato quasi innominabile, perchè aveva a che fare con la questione dei vaccini. Sui vaccini, io personalmente confido che Burioni abbia ragione, ma questo parere provax molto diffuso non ha NULLA  a che fare con l’evidenza di una classe dirigente convinta di saperne più degli altri. Convinta che il loro settore di competenza sia più importante degli altri! Convinta che ragioni di tipo quantitativo, o contabile, o misurabile, debbano prevalere sulla democrazia, cioè sulle decisioni della comunità!

Se difendiamo il ragionamento scientista di Burioni, per il quale, com’è noto, “la scienza non è democratica”, si fanno danni enormi.

L’aspetto scientifico-quantitativo, è molto utile per prendere delle decisioni e aiuta a riflettere, ma non è A-U-T-O-M-A-T-I-C-A-M-E-N-T-E, la decisone stessa. Un conto è il mezzo, un’altro il fine.

Il generale Cadorna, responsabile della disfatta di Caporetto, era un tecnico universalmente riconosciuto. Il generale Diaz, artefice della vittoria finale a Vittorio Veneto, era invece controllato dalla politica e doveva tener conto dell’umore del popolo in armi, della sua delusione, della sua sfiducia e stanchezza e del consenso.

Cadorna di queste cose se ne fregava: per lui gli uomini erano numeri, pezzi da collocare sul territorio come le pedine della dama. Nell’agosto del 1945, a guidare la mano del Presidente Truman che cancellò dalla faccia della terra  Hiroshima e Nagasaki, ci furono i tecnici, militari e fisici, che gettarono la bomba atomica su un paese oramai sconfitto, martoriando la carne di migliaia di vite umane civili. Pochi anni prima, i commissari politici dell’Armata Rossa sconfissero i tecnici militari, gli espertoni dell’Armata Bianca, conducendo così i rivoluzionari alla vittoria anche contro i nobili esperti di guerra usciti dalle scuole militari russe. Parliamo dell’Italia? Il disastro dello sme e dell’euro si è afffrettato per decisioni tecniche, guidate da scienziati economisti come Maccanico, o Amato, o Prodi. Gli esempi potrebbero andare avanti all’infinito…

La politica, cioè la decisione e le preferenze degli esseri umani, deve prevalere sempre sugli automatismi e sui calcoli.

Perchè mai un politico, a cui è stata affidata responsabilità collettiva, non può fare un’analisi sui vaccini? Perchè non conosce la medicina?  Il popolo potrebbe anche dire a quel politico (faccio un esempio, mi raccomando…) che il materiale genetico delle future generazioni, coperto da decine di vaccinazioni, è ormai debole, e che vale la pena di rischiare un pochettino col morbillo, per rafforzarle. Perchè gli uomini non lo possono pensare? In effetti, leggendo la storia, vediamo che molti fini pensatori hanno sostenuto l’esigenza eugenetica (Platone, per citarne solo uno), e gli scienziati di mezzo mondo, e non solo quelli nazionalsocialsiti, hanno ritenuto la via eugenetica preferibile ad altre. E ancora: qualora questa fosse un’oggettiva scemenza (io lo credo, sinceramente), perchè non possiamo ragionare tutti assieme senza pretendere che le masse prendano appunti come fossero bambinetti delle elementari?

Erano forse scienziati uomini come Ghandi, Martin Luther King, Roosvelt? Conosceva il diritto, tal Giuseppe Mazzini? Nelson Mandela conosceva la fotosintesi clorofilliana? Come se la cavava in biologia?

La sinistra ha abdicato al suo ruolo ed è diventata questo: spocchia professorale.

Il filosofo greco Socrate sosteneva che non c’è persona peggiore di quella che, credendo di sapere tutto, pensando di avere conoscenze perfette e immutabili, smette di cercare. Chi ha la verità in tasca, diceva, ritiene di non aver alcun bisogno di cercarla.

Direi che gran parte dell’elettorato di sinistra e la leadership che oggi esprime si può sintetizzare con la boria tipica dei dottori Burioni (la cui rima non può essere casuale).

Sono convinto che in italia le persone competenti ci siano e che vadano ascolate e valorizzate di più: in medicina, in economia, in giurisprudenza, ma devono sforzarsi di convincere e condividere attraverso la brillantezza delle loro argomentazioni, devono educare ed educarsi maieuticamente, senza mai ipotizzare che la ricerca possa essere finita, e la verità acquisita una volta per tutte.

In caso contrario, è giusto che i sapientini sofisti prendano queste bastonate elettorali.

Non sono le prime. Non saranno le ultime.

3 Commenti

  1. E’ un buon articolo, ma non basta. In fatti gli “spocchiosi scientisti” dovrebbero poter dire: “anche se scientificamente ho ragione, preferisco rischiare qualcosa, preferisco rischiare una malattia se so che una parte della popolazione non gradisce la “medicina obbligatoria”.
    Di questo si tratta, bisogna sapersi sacrificare, bisogna essere al di sopra anche delle proprie convinzioni.

  2. Bisogna lasciar perdere tutto questo bisogno di sicurezza che darebbero i vaccini. Sicurezza di che? Abbiamo bisogno di tutta questa roba? Se ne abbiamo bisogno è davvero questo un problema.

  3. Non entro nel merito se Burioni abbia ragione o meno (per me non ce l’ha, ma non c’entra).
    La sua risposta è assurda.
    Applicando la sua logica, il mondo cambierebbe.
    Un possessore di automobile non potrebbe lamentarsi di presunti difetti del’auto, senza prima conseguire la Laurea in Ingegneria Meccanica, con specializzazione all’MIT, ed aver lavorato almeno tre anni nel Team “Ferrari F1”.
    Un cliente di un negozio di frutta&verdura non potrebbe sostenere che la frutta acquistata era marcia, senza Laurea in Agraria.
    Non potremmo lamentarci che “il telefono non funziona” senza Laurea in Tecnologie Informatiche e specializzazione etc etc.

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