I Fondi Sovrani

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I fondi sovrani sono dei fondi di investimento controllati da uno stato capaci di agire su scala globale. In pratica si tratta di gestori di risorse dello stato che investono sul mercato per ottenere profitti o vantaggi strategici. Oggi ci sono più di 20 fondi sovrani globali che hanno assunto un ruolo di primo piano nell’industria finanziaria mondiale, fra i più noti si trovano anche fondi cinesi e arabi, ma soprattutto norvegesi e russi. In altre parole, i paesi che possiedono un fondo sovrano godono di un buono stato di salute e una condizione di vantaggio. Spesso, i paesi che possiedono un fondo sovrano, sono ricchi di materie prime.

Naturalmente, quando un fondo sovrano aumenta, ciò va colto come un buon segno. Uno dei fondi sovrani più noti è quello russo, alimentato grazie alle enormi risorse minerarie del paese: dal gas, al petrolio, all’alluminio.

Ricordate? Con la manovra internazionale in Ucraina e Medioriente e grazie agli alleati arabi gli americani dovevano far crollare economicamente la Russia colpendola prima con le sanzioni europee e poi con il crollo del prezzo del petrolio. Cosa notiamo? Il petrolio è andato sotto i tacchi qualche anno fa, raggiungendo i suoi minimi storici. Alle sanzioni hanno partecipato tutti e sempre qualche anno or sono, il rublo ha piegato le ginocchia, ma la Russia non è affatto crollata economicamente. Anzi!

La Banca Centrale Russa nel giungo del 2016 ha pubblicato i dati relativi alle riserve valutarie russe a tutto il 30 giugno 2016: 395.1 miliardi in dollari. Se confrontato con il dato del 31 dicembre 2015, cioè solo 6 mesi prima, il fondo sovrano ammontava a 370 miliardi.

Tradotto in percentuale, ciò significa che il fondo sovrano russo, nel pieno dell’attacco finanziario internazionale, ha aumentato il suo peso del 7%!!!

Nei primi sei mesi del 2016 le riserve sono quindi aumentate di 24.9 miliardi di dollari, come si evince dal grafico qui sotto.

fondo sovrano russo - riserve ultimo anno

Pochi sanno che anche l’Italia ha un suo fondo sovrano, anche se di poco valore. Il Fondo Strategico Italiano (da noi lo hanno chiamato così) e’ stato creato con decreto ministeriale nel 2011 per volonta’ dell’allora ministro dell’economia Tremonti. A differenza di quello russo non si è irrobustito grazie ai ricavi di petrolio e gas, ma dal risparmio postale essendo il nostro fondo sovrano, in pratica, la cassa depositi e prestiti proprietaria delle Poste Italiane.

Ma il RE indiscusso dei fondi sovrani è quello norvegese, poichè è il più ricco del mondo e consente ad appena cinque milioni e 200 mila anime di vantare una ricchezza pro capite di circa 167 mila euro, di acquisire quote importanti di grandi multinazionali nei cinque continenti, di tradurre i proventi del greggio nei più diversificati investimenti e di porre, alla base di tutta questa fortunata impresa, altrettanti solidi princìpi etici.

Alla fine, come ha ricordato ‘The Economist’ il mese scorso, quando la soglia fatidica dei mille miliardi di valore è stata conquistata, quei cinque milioni e passa di cittadini norvegesi sono oggi proprietari dell’1,3% di tutti i titoli quotati sui mercati mondiali, ben più del fondo sovrano cinese (che oltretutto “rappresenta” quasi un miliardo e 400 milioni di persone).

Sbaglia però enormemente chi pensa che i norvegesi siano ricchi in virtù del loro fondo sovrano. I norvegesi sono ricchi perchè sono molto ben organizzati e, soprattutto, perchè sono fuori dall’area euro, pur commerciando con i paesi occidentali. I soldi che i norvegesi guadagnano dalle loro risorse nautrali, infatti, non sono stati “usati”, ma, come si diceva, investiti. Quindi, NON LI USANO e non li stanno usano per pagare questo o quello, ma li investono attraverso un rigoroso codice etico, che impedisce di acquistare, ad esempio, beni come il tabacco.

Il Fondo ha un motto, leggibile sulla homepage della Norges Bank Investment Management, proprio al di sotto del suo valore espresso in tempo reale e in corone norvegesi. Un motto che ne spiega gli scopi con la migliore delle sintesi: “Lavoriamo alla tutela e alla costruzione del benessere finanziario per le future generazioni”.

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