Rivoluzione Colorata in Armenia tra farsa e geopolitica

Funziona ancora? Il metodo di rovinare una nazione e di guidarla “da fuori” attraverso finte sommosse interne sembrava non funzionare più. E’ in effetti un metodo cotto e stracotto che ha stufato anche i santi: ora c’è la Russia guidata da Putin, c’è l’informazione indipendente e insomma … si credeva che americani e alleati si sarebbero dovuti inventare qualche altra diavoleria per colonizzare i popoli che non vogliono più accettare di fare da schiavi. L’ultima a cascarci, in ordine di tempo, è stata l’Ucraina, ma la replica in Siria è naufragata miseramente, così come prima in Egitto.

Ieri, le opposizioni “che perdono le elezioni” si sono concentrate sull’Armenia, cuore del Caucaso, ove è in fase di realizzazione una delle più demenziali rivoluzioni di velluto della nostra storia recente.

In poche ore, in Armenia, ne sono successe di tutte i colori. Come molti sapranno, il Paese faceva parte dell’Unione Sovietica e con la nomina dell’ex presidente Serzh Sargsyan a primo ministro il riavvicinamento tra gli armeni ed i russi si era rafforzato. La cosa, nonostante elezioni regolari abbiano decretato la leadership di Sargsyan, ha generato forti proteste. L’opposizione ha denunciato la presa di potere definendola “autoritaria” ed  ha detto di voler paralizzare l’intero sistema statale, dando avvio a una “rivoluzione di velluto”, cioè non violenta. Insomma, un copione che sembra simile a quello Ucraino anche se l’opposizione armena si è affrettata a smentirlo. In una prima fase Sargsyan era parso meno pappamolla di Janukovic e così in 24 la rivoluzione colorata era stata fermata in modo deciso.

IL FATTO CHE GLI OPPOSITORI FOSSERO STATI BLOCCATI SEMBRAVA AVER CHIUSO LA PARTITA A FAVORE DI SARGSYAN…

Sempre ieri c’era stata però una diserzione illustre nella polizia. Il colonnello Hachik Grigorian avrebbe invitato i suoi uomini a disattendere gli “ordini illegali” delle autorità e ad “unirsi al popolo”. In pratica, dietro la solita manfrina della non-violenza, l’ennesimo tentativo di colpo di stato da parte di una minoranza.

Nikol Pashinyan, il leader delle proteste, ieri sera era stato fermato a Yerevan dalla polizia antisommossa subito dopo il fallimento dei colloqui avuti con il premier Serzh Sargsyan trasmessi dalla televisione.

Davanti alle telecamere, il deputato dell’opposizione aveva infatti insistito affinché il primo ministro si dimettesse. Da parte sua Sargsyan lo aveva accusato di “ricatto” e se n’era andato dagli studi.
Più tardi Pashinyan viene dunque arrestato e pare circa 200 manifestanti trattenuti dalle forze dell’ordine.

Ora Sargsyn ha ceduto alle pressioni e si è dimesso.

Dopo i fallimenti in Siria, la mossa dei soliti noti d’Oltreoceano è palese: destabilizzare l’Asia Occidentale nella zona tra Turchia, Iran e Russia.

L’Armenia è un paese senza sbocco sul mare con una popolazione di tre milioni e si trova, forse, nella regione più turbolenta del mondo. Confina con la Turchia, l’Azerbaijan, la Georgia, l’Iran. Come ex-paese sovietico, fa affidamento sulla Russia per il commercio e il supporto militare. Gli Stati Uniti hanno perso la loro scommessa su tutti questi paesi, e l’Armenia viene ora vista come una potente leva per far avanzare gli obiettivi americani. Se la Rivoluzione Colorata in Armenia dovesse concludersi come in Ucraina, per la già tormentata popolazione armena ci saranno diversi anni di sofferenza.

Al momento sembra però una farsa ed i gironali nostrani paiono ansiosi di dare la notizia profittando della confusione generlae. Il leader dell’opposizione, infatti, non ha messo in discussione i rapporti con la Russia, mentre il nuovo primo ministro ad interim, Karen Karapetyan fino allo scorso anno era membro del consiglio d’amministrazione della locale sede di Gasprom, dunque più filorusso del suo predecessore…, almeno sulla carta.

Ora non ci resta che attendere l’evoluzione di questa cosa, confidando che sia tutto, tranne che uno scambio geopolitico.

6 Commenti

  1. L’articolo mi sembra assolutamente superficiale e non credibile.
    Ne parlo da cittadino con doppia cittadinanza che ha frequentato l’Armenia per oltre 10 anni per motivi familiari.
    Questa è una vera rivoluzione nata dal basso, che ha avuto i suoi inizi negli anni scorsi, ed è proseguito con il movimento “eletric Yerevan”.
    Che poi qualcuno (=America) voglia cavalcare la Tigre, o qualcun altro (=Azerbaijan) voglia approfittare del momento critico per attaccare, è un altro paio di maniche, così come non è affatto garantito l’esito del movimento.
    Questo Sig. Bordin, estensore dell’articolo, forse non è mai stato a Yerevan, e non hai mai sentito gli umori della gente, depredata da oltre 20 anni dall’ex Presidente ed ex Primo Ministro e dalle sue coorti.
    Infine, aggiungo di essere anche io filorusso e confido in Putin come argine allo strapotere arrogante degli USA, ma questo articolo è esemplare secondo me per come si disinforma la gente.

    • “questa è una vera rivolzuone nata dal basso” … a poche settimana dall’ennesima rielezione di Sargsyan? cioè… lo avete rieletto per decenni e poi mi vieni a parlare del sottoscritto che disinforma? tra l’altro, quanti articoli leggi in giro sull’armenia? non è forse vero che l’oppositore è liberista? suvvia…

      • Lei sta disinformando, sì.
        Leggo certamente molto articoli sull’Armenia, forse anche più di Lei, e Lei non ha scritto del malcontento popolare, che ha fatto scendere in piazza migliaia di persone, malcontento che nasce da lontano, passando per l’assalto armato del gruppo di Janfedaiy alla stazione di Polizia l’anno scorso, fino alla rivolta “Electric Yerevan” sulla Marshal Bagramyan, a cui ho partecipato.
        Amici della Russia va bene, inventarsi una rivoluzione colorata dove non esiste, no.

        • il mio articolo non è un articolo a scopo meramente informativo. per questo uno si legge l’ansa. io espongo una mia tesi: e cioè che in armenia, e come al solito, qualcuno profitti del malcontento – malcontento di una minoranza visto come vanno le elezioni – per spostare l’armenia verso la nato. copione già visto tante volte altrove. la prova ce l’ha proprio in queste ore, visto che partecipa alle proteste e legge molti pezzi informativi. a quel che si legge, dopo le dimissioni dell’onnipresente sargsyn l’opposizione ha accellerato, non si è pacata per niente, nè vuole arrivare ad elezioni, ma governare direttamente. Putin ha già detto cose inequivocabili. auguri per la vostra battaglia, che rispetto ma non posso condividere. tra l’altro, dalle cose che ho letto sul leader dell’opposizione Dio non voglia (per voi) che si trasformi in una nuova Cecenia. per quanto riguarda, invece, il sentimento del popolo armeno per me può scrivere anche un pezzo in questo forum ed io lo riporterò volentieri come articolo nella home del sito. sarebbe bellissimo che lei avesse ragione.

          • Apprezzo moltissimo il Suo lavoro informativo su questo blog, di cui peraltro condivido tantissime tesi (la feroce lotta contro il contante che è una lotta contro la libertà, il ruolo della Russia di Puti, etc) ed il tono della Sua risposta.
            Per quanto ho potuto constatare io, NESSUNO fra gli Armeni crede alla Nato, alla difesa del paese da parte dell’Unione Europea.
            Tutti, ma proprio tutti, sanno benissimo che l’unica garanzia di sopravvivenza territoriale dell’Armenia dipende dalla Russia, e questo crea però anche sentimenti misti fra rabbia, rassegnazione, e malcontento, quando questa dipendenza sfocia in abusi come il comportamento di una certa elite di potere.
            Il trapasso ad un nuovo governo è in effetti ben lontano dal potersi definire “democratico” secondo i nostri standard, così come è abbastanza lontano il processo di formazione di questo esistente governo.
            Ma tutti sanno che a guardare i confini con la Turchia ci sono i Russi e nessuno, tantomeno questo nuovo primo ministro in-fieri, ha messo in discussione l’alleanza militare con la Russia.
            L’Armenia ha avuto momenti terribili nella propria storia, a partire dal genocidio, gli anni che ne sono seguiti, la battaglia di Sardarapat per la sopravvivenza territoriale, l’invasione bolshevika che spezzò le gambe alla giovane repubblica, l’insurrezione armata di Gareghin Nazhde nella regione di Zanghezur (chissà quanti ne avranno mai sentito parlare).
            Io non sono preoccupato -come Lei- di una inverosimile transizione dell’Armenia verso la Nato, ipotesi secondo me lontana anni luce dalla realtà: io sono molto più preoccupato, ora e qui, della sempre più possibile “all out invasion” da parte dell’Azerbaijan, che sentendosi sempre più forte militarmente, e spalleggiato dalla Turchia paese NATO, può scatenare in qualsiasi momento una tempesta di fuoco (anche con armi russe, ahimè) sui pacifici abitanti di quelle terre antichissime.
            Comnplimenti di nuovo per il blog e buona giornata.

          • grazie mille Danilo. Starò più attento alle fonti sull’Armenia prima di affrontare di nuovo l’argomento. A breve posterò il suo intervento nella home del sito. Buona vita

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