Siete pronti per i fuochi d’artificio in Siria?

Ok, le news sulla Siria le abbiamo lette tutti. Trump fa vedere il suo pisello biondo su Twitter e annuncia che “arrivano i missili”, yuppy ya yuppy ye. I russi, in linea con il tono burocratico di sovietica memoria replicano che  “il Cremlino si riserva il diritto di abbattere i missili e distruggere le «fonti di fuoco» in caso di aggressione statunitense a Damasco”. Colpire le fonti di fuoco significherebbe lo scontro diretto tra russi e americani.

Tutti sanno che questi episodi sull’uso della chimica e dei gas sono stupidaggini create ad arte per fornire un casus belli e poter risolvere alcuni problemi interni di Stati Uniti ed Europa. Non servirà a nulla, perchè pian pianino (ma inesorabilmente) europei e americani si troveranno sempre più fuori dai giochi geopolitici che contano. Le loro mutinazionali contineuranno a prosperare, ma appunto come multinazionali, cioè come aziende senza patria. Il colonialismo di marca occidentale e l’influenza politica sono destinate ad un forte reflusso, come dimostrano le decisioni protezionistiche dello stesso Trump appena intraprese. Oramai il declino atlantista è agli atti. Quindi, come ogni impero che si rispetti, prima di ripiegare ha bisogno di scoccare le ultime frecce.

Mentre scrivo, lo scenario più probabile per la Siria è quello di un attacco fotocopia di quello esercitato un anno esatto fa, che si concluse con fuochi d’artificio, ma senza scalfire nè la poltrona di Assad, nè il ruolo della Russia sul territorio. In queste ore, anche a fronte di un blitz americano in pompa magna, rivedremo lo stesso copione, forse con qualche morto in più da parte siriana al fine di allungare la vita ai ribelli di qualche mese ancora. Non credo che Putin risponderà per le rime, perchè la sua strategia – come spiegato anche nel libro che ho dedicato al suo pensiero, è di tipo Zen. Cioè, abbiamo a che fare con una strategia che mira a creare le condizioni perchè l’avversario un domani  non possa più muoversi liberamente, e non una strategia diretta, alla Clausevitz. Detto diversamente, Putin riterrà i danni che faranno gli americani tra qualche ora tutto sommato “accettabili”. L’importante è che i russi mantengano i propri presidi e la propria influenza sul territorio mediorientale dopo che i cowboy avranno fatto un po’ di Rodeo.

La strategia di Putin – se lo scenario che propongo verrà confermato – sarà probabilmente vincente per i russi e per la maturazione di ulteriore consenso alla causa di emancipazione eurasiatica.

Il fatto che questo sia lo scenario a mio avviso più probabile, non significa però che sia ciò che auspico. Alcuni si sono infatti molto scocciati per le mie prese di posizione relativamente ad uno scontro Usa – Russia in medioriente. Nel senso che oramai io non vedo più così malvolentieri questo scontro come mi capitava di sostenere solo fino a pochi mesi fa. Il motivo, però, non è certo determinato da una mancanza di empatia verso la sofferenza umana. Per i più curiosi lo si può trovare racchiuso tra le righe di questo intervento, scovato per puro caso in un forum sulla Siria, e che mi piace riportare per intero:

Se dovesse scoppiare la terza guerra mondiale (Dio non voglia), la prima preoccupazione di molti europei e americani, sarà quella di farsi un selfie sorridente con alle spalle il fungo atomico (ovviamente con l’intenzione poi di condividere il tutto sui cosiddetti social). Purtroppo, una buona parte della popolazione europea e statunitense, vive in una realtà virtuale costituita principalmente da “panem et circenses” e, a causa di tutto ciò, le loro coscienze sono state addormentate/anestetizzate e abituate a vivere immerse nel male, nei peccati e nella menzogna. Non sono coscienti della terribile e tragica situazione che viviamo, non sono coscienti che rischiano seriamente di perdere le loro anime per tutta l’eternità!

Ecco, anche se non condivido i passaggi più evocativi  e mistici di questo post, direi che il punto qui è stato centrato in pieno: l’Occidente, da 70 anni a  questa parte, ha solo l’ossessione dei soldi e del consumo, e vive in un perenne stato estetico fatto di piaceri piccoloborghesi destinati a concludersi in frustrazione e desideri repressi. Per non parlare delle continue vanterie su emerite cazzate, dei discorsi perennemente autoreferenziali o delle fighe ritratte su Instagram in pose hollywoodiane grazie alle applicazioni con filtri. Non ci sarà una bomba atomica, per ovvi motivi, ma un conflitto asimmetrico con gli scarponi a terra non è poi così impossibile.

E a questo punto un altro Vietnam, pur non desiderabile sotto il profilo “sentimentale”, diventa una necessità storica.

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