Armenia: non tutto è perduto

Sulla questione armena – ove è in atto una rivoluzione di velluto capitanata dal leader dell’opposizione Nikol Pashinyan – abbiamo scritto in modo aspro che somigliava tanto alle rivoluzioni colorate gà viste nella vicina Ucraina. La vicenda è in fieri e con continui colpi di scena, tant’è che proprio in queste ore Pashinyan – estromesso dai repubblicani dalla guida del governo – ha ora momentaneamente fermato la protesta per decidere il da farsi e trovare un accordo. Agli albori della crisi, la nostra analisi si era basata su fonti più preoccuapate per quanto sta avvenendo che puntualmente informate.

Da un lettore che  l’Armenia la conosce bene – Danilo Fuligno – riceviamo, e volentieri pubblichiamo quanto segue:

Apprezzo moltissimo il Suo lavoro informativo su questo blog, di cui peraltro condivido tantissime tesi (la feroce lotta contro il contante che è una lotta contro la libertà, il ruolo della Russia di Putin, etc) ed il tono della Sua risposta.
Per quanto ho potuto constatare io, NESSUNO fra gli Armeni crede alla Nato, nè alla difesa del paese da parte dell’Unione Europea.
Tutti, ma proprio tutti, sanno benissimo che l’unica garanzia di sopravvivenza territoriale dell’Armenia dipende dalla Russia, e questo crea però anche sentimenti misti fra rabbia, rassegnazione, e malcontento, quando questa dipendenza sfocia in abusi come il comportamento di una certa elite di potere.
Il trapasso ad un nuovo governo è in effetti ben lontano dal potersi definire “democratico” secondo i nostri standard, così come è abbastanza lontano il processo di formazione di questo esistente governo.
Ma tutti sanno che a guardare i confini con la Turchia ci sono i Russi e nessuno, tantomeno questo nuovo primo ministro in-fieri, ha messo in discussione l’alleanza militare con la Russia.
L’Armenia ha avuto momenti terribili nella propria storia, a partire dal genocidio, gli anni che ne sono seguiti, la battaglia di Sardarapat per la sopravvivenza territoriale, l’invasione bolshevika che spezzò le gambe alla giovane repubblica, l’insurrezione armata di Gareghin Nazhde nella regione di Zanghezur (chissà quanti ne avranno mai sentito parlare).
Io non sono preoccupato – come Lei – di una inverosimile transizione dell’Armenia verso la Nato, ipotesi secondo me lontana anni luce dalla realtà: io sono molto più preoccupato, ora e qui, della sempre più possibile “all out invasion” da parte dell’Azerbaijan, che sentendosi sempre più forte militarmente, e spalleggiato dalla Turchia paese NATO, può scatenare in qualsiasi momento una tempesta di fuoco (anche con armi russe, ahimè) sui pacifici abitanti di quelle terre antichissime.
Comnplimenti di nuovo per il blog e buona giornata.

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