Il silenzio dell’Occidente sul massacro di Odessa

Oggi è il 2 Maggio, per molti di voi significa poco, alcuni diranno che significhi che domani sarà il 3, e poi il 4 di maggio, ma non importa, non vi biasimo, nessun telegiornale ne parla o ricorda questa data. Eppure per me significa molto.
Il 2 maggio di 4 anni fa si consumava uno dei più efferati e sanguinosi delitti della storia recente.
Parlo del massacro avvenuto nella Casa dei Sindacati ad Odessa, nella fu Ucraina, scrivo “fu” in quanto dopo il colpo di stato e i massacri ad esso seguiti non può più esistere o essere considerato legale uno Stato criminale.
Il colpo di stato cui mi riferisco è chiaramente quello preparato e finanziato da potenze straniere e consumatosi in piazza Maidan a Kiev.
Il malcontento della popolazione di molte regioni ucraine aumentò nei mesi seguenti sfociando in grandi dimostrazioni di piazza, simili ma del tutto opposte a quella di Maidan, innanzitutto perchè spontanee ed in difesa dello stato di diritto.
Un presidio permanente si svolgeva da giorni ad Odessa ed in questa importante città, strategica per le potenze organizzatrici della rivolta colorata, doveva essere spenta nel sangue ogni scintilla di ribellione.
Fu così che gli ucraini inviarono le milizie naziste mascherate da tifosi di calcio, approfittando di una partita che si sarebbe svolta in quel nefasto giorno.
Naturalmente nessuno andò allo stadio, arrivarono armati, organizzati, preparati allo scontro e decisi al massacro di ogni resistente e così fecero.
Attaccarono dapprima i manifestanti pacifici, li fecero a pezzi con le spranghe di ferro, innumerevoli furono i ricoveri per ferite anche gravi.
Gruppi organizzati portavano le bottiglie molotov per allontanare i gruppi più riottosi a ritirarsi, e li fecero arretrare fino alla piazza antistante la Casa dei sindacati. Qui si svolse la tragedia. Alcune tv locali filmarono i capi dei nazisti ucraini che sparavano contro i resistenti al golpe asserragliati dentro la casa dei sindacati, pensavano di aver trovato scampo al suo interno ma finirono invece in trappola.
Squadre di assassini penetrarono all’interno dell’edificio, uccidendo tutti coloro che si trovavano all’interno a mano a mano che li incrociavano, sono stati trovati corpi di donne denudati, corpi semicarbonizzati, corpi abusati in maniera oscena ed indicibile, una barbarie infinita e terribile.
Cose che davvero fanno pensare a quanto possa scendere in basso l’umanità, il tutto coperto con il lancio continuo di bombe molotov all’ingresso per creare fumo che coprisse ciò che accadeva, chi tentava di abbandonare l’edificio, ci sono le immagini, veniva pestato a morte appena uscito. Altri colpiti dal fuoco dei cecchini appena si affacciavano alle finestre.
La versione ufficiale parlò di 48 morti ma il conteggio ufficiale non rese mai conto delle denunce di scompara che si accumularono, fino ad ipotizzare un numero di molto superiore alle 100 vittime.

Nessun processo è mai arrivato a stabilire una responsabilità per quanto accaduto, come per i cecchini di piazza Maidan i golpisti non cercarono mai i colpevoli di quelle stragi, per evitare di autoaccusarsi sicuramente. Se cercate su Wikipedia non trovate informazioni complete a riguardo, se non due righe mal scritte e che ricalcano la versione delle autorità bollando il tutto come scontro tra tifoserie ed incidente dovuto al fumo.
Ma noi sappiamo bene cosa accadde.
Ricordo bene quel giorno, e la notizia data in tv, in RAI, la giornalista disse che era avvenuto un “incidente” ad Odessa e che si contavano decine di morti, mi chiesi che razza di incidente potesse causare tante vittime, un frontale tra un treno ed un autobus pensai. Che strano modo di dare una notizia, questo mentre le tv presenti trasmettevano in diretta le immagini dalla piazza, le fiamme, le urla, gli spari, e la furia assassina dei nazionalisti ucraini.
Altro che incidente, vidi subito che si trattava di un vero “pogrom”, un massacro, programmato, preordinato, e portato a compimento con spietata determinazione.
Il silenzio dei media di quel giorno, mi allarmò, sospettavo ed avevo chiaro sentore che molte cose spiegate o raccontate nei tg, scritte sui giornali, o anche commentate da “esperti” fossero false, che la realtà venisse piegata ad un racconto , ad una versione che doveva essere passata per tacere l’indicibile, l’Ucraina aveva visto in prima fila nel sostegno ad un golpe l’Unione Europea e gli USA, pertanto andava difesa l’immagine che tenesse lontana la realtà delle bande di assassini nazisti, di criminali al governo, di stragi commesse, di giornalisti e esponenti politici massacrati di botte od eliminati fisicamente, come di li a poco sarebbe accaduto anche al nostro connazionale, il coraggioso e bravo Andrea Rocchelli, fotografo e giornalista, ucciso dagli stessi nazisti ucraini il 24 dello stesso mese di maggio assieme al suo interprete Andrei Mironov, e per il quale oggi è in corso un processo che sta chiarendo le responsabilità ucraine anche nel nascondere i fatti e insabbiare la verità.
Non potevano i giornalisti italiani sia televisivi che delle maggiori testate, non vedere ciò che io da casa vedevo in diretta streaming, eppure tacquero, e riferirono sempre la versione delle autorità, quelli dovevano essere i fatti e quello il numero delle vittime.
Da quel giorno, turbato e credo anche shoccato dalle immagini, decisi che non avrei più accettato le notizie dal mondo per come mi venivano proposte, decisi che avrei dovuto capire quali fossero realmente gli eventi che sarebbero poi accaduti di li in avanti, senza più accontentarmi delle versioni della tv o della stampa, capire divenne una priorità, e mi accorsi che nello storytelling forzato e a tratti fantasioso del mainstream le incongruenze, le inesattezze, le illogicità e le falsità belle e buone abbondavano più di quanto si potesse mai ritenere accettabile.
Una democrazia si basa sull’opinione dei cittadini espressa poi attraverso il voto, ma questa opinione si deve formare dalla conoscenza corretta dei fatti, perchè se le informazioni vengono sistematicamente e unanimemente o quasi travisate o addirittura falsate, ecco che per i cittadini formarsi una opinione corretta sui fatti diviene impossibile.
Certamente non ho e non abbiamo mezzi in grado di contrastare una simile macchina, ma con il passare degli anni il numero di coloro che come me, si è accorto di tutto ciò, è andato crescendo, come anche la nostra capacità di filtrare la realtà separandola dalla finzione della propaganda occidentale.
È nato quel giorno, da quella strage, una fame di verità e di comprensione che non si è mai placata, ma che è cresciuta man mano e che si spera serva anche ad altri a comprendere il mondo in cui viviamo e a impegnarsi a sua volta a combattere la cattiva informazione che è finalizzata prima di tutto al controllo di noi cittadini.
Spero che un giorno anche per i martiri della Strage di Odessa si possa fare giustizia, non solo degli esecutori, ma soprattutto dei mandanti, i quali, spiace dirlo, temo siano seduti al comando di quello sciagurato Paese.
Stefano Orsi

NOTA di Massimo Bordin, direttore del sito micidial.it

Le parole del debunker Stefano Orsi mi trovano completamente d’accordo. Aggiungo anche che la strage nazista ad Odessa nel 2014 è stata per il sottoscritto uno dei motivi di nascita del sito web, avvenuta proprio quell’anno. Pur essendo il sottoscritto un appassionato di economia e filosofia, molti approfondimenti qui presenti hanno per oggetto il complesso mondo eurasiatico, la Russia e la geopolitica. La vergognosa disinformazione sul pogrom perpetrata dalla stampa mainstream merita una risposta decisa e aspra. Nel mio libro su Putin, un paragrafo apposito è dedicato a questa terribile vicenda, avvenuta nella tanto decantata e pacifica Europa, con la complicità della Ue e della Nato, a poche ore di volo da noi.

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