La monetizzazione del Debito. For Dummies

Non pensavo si rendessero necessari approfondimenti sulla monetizzazione del debito, ma da quando è ricominciato il Grande fratello a mediaset il numero dei duri di comprendonio è in aumento.

In primo luogo, con l’espressione “monetizzazione del debito” si intende permettere alla Banca Centrale di acquistare titoli di Stato. E’ difficile? Occorre il master in economia?

Quando la banca centrale compra grandi quantitativi di titoli di Stato, lo fa principalmente per monetizzare il debito. A partire dal 2009 la Fed iniziò a comprare titoli americani (QE), ma non lo fece perchè l’allora Presidente  Bernanke – al posto del viagra – voleva ingoiare treasury bond per eccitarsi. Naaaaaa. Il vecchio Ben li acquistava perchè così gettava (anche) le premesse per una monetizzava del debito. Idem con patate, anzi, idem con yen, per l’Abenomics in Giappone.

Da quando i pretoriani economici di Lega e movimento 5 stelle hanno ventilato l’ipotesi di monetizzzare il debito pubblico italiano è venuto giù il mondo. Attenzione però, da quel che si legge e si sente in giro, alcuni economisti della domenica (todos economistas caballeros!) non stanno sostenendo che è inutile, o che è brutto, ma che «non è possibile chiedere soldi all’Europa».

Ora, io pazienza ne ho tanta, ma non è mica detto che siano tutti come il sottoscritto, e anche per quanto riguarda il sottoscritto costoro ringrazino  il cielo che sono protetti dalle siderali distanze fibrottiche. E’ infatti vero che non mi sono laureato in economia (grazie a Dio), ma l’abilitazione all’insegnamento della storia ce l’ho in tasca, e l’esame per strappare quel titolo era “difficilino” a dir poco, posso garantirvelo.

E cosa ci insegna la storia? Tante cose carine, ma su questo specifico tema ci insegna che l’Italia ha in passato già monetizzato il debito. E funzionò alla stragrandissima. Quindi, se una cosa è già stata fatta, essa è possibile. Essa esiste. Se affermo di voler uccidere il Drago perchè la cosa riuscì bene a San Giorgio, qualche problema ce l’ho, perchè non ho fonti attendibili su questo. Ma ne ho a billionaire quando parlo di monetizzazione dei debiti pubblici!

Facciamo degli esempi?

Bè, si potrebbe iniziar col dire che non molto tempo fa (purtroppo…) il Draghi, che nonostante l’espressione non è da confondere con quello di San Giorgio, ha sostenuto che la Bce  era disposta a monetizzare qualsiasi ammontare di debito pur di salvare l’euro, e infatti la moneta comune si è salvata (purtroppo). Se qualcuno pensa che l’euro si è salvato non per l’intervento della Bce, ma per le riforme strutturali di Monti è pregato di implodere accartocciandosi su se stesso, e l’Unità Socio Sanitaria Locale è pregata di sterilizzargli la mamma: il mondo non deve più correre simili rischi!

Tuttavia, me ne rendo ben conto, la storia di Draghi è storia recente. Urge quindi fare storia storia, di quella vecchia vecchia.

Nella Storia Monetaria d’Italia di Fratianni e Spinelli c’è scritto a chiare lettere che dal 1860 al 1980 più di metà dei Deficit Pubblici cumulativi SONO STATI MONETIZZATI. La cosa ha dell’incredibile, perchè alla nascita del Regno d’Italia a fare le funzioni di “banca centrale” non c’era nemmeno la banca d’Italia, che nacque nel 1893. Quindi le banche e lo Stato come facevano?

nel sito della Banca d’italia, c’è scritto che “Due di esse (banche) erano pubbliche, Banco di Napoli e Banco di Sicilia, le altre private, ma vigilate dallo Stato. Il corso forzoso (cioè la non convertibilità in oro), imposto nel 1866, fece in modo che la circolazione di moneta cartacea superasse quella metallica.

Nel 1874 fu varata la prima legge organica dello Stato italiano sull’emissione cartacea: indicando espressamente i sei istituti autorizzati, essa introdusse un oligopolio legalizzato e regolato. Non si realizzò dunque una banca unica, soprattutto per la forza degli interessi regionali che non volevano privarsi di una banca di emissione locale.”

Detto in modo diverso, prima della nascita della Banca d’Italia, a farne le funzioni (in parte) erano degli istituti controllati completamente dalla Stato. Ciò rese possibile la monetizzazione del debito, e l’Italia all’epoca, da paese sottosviluppato che era iniziò ad industrializzarsi, e ce la fece nonostante le guerre mondiali e l’assenza di materie prime.

Dal 1861 al 1913 – addirittura – la percentuale di monetizzazione è stata dell’82% (questa la fonte storica),  cioè quasi tutto il deficit lo si è finanziato stampando moneta, alla faccia del Gold Standard che Nixon eliminò dalle piazze mondiali solo a partire dal 1971.

Nel secolo e passa in cui l’Italia DA SOLA monetizzava il suo debito, è diventata una potenza economica mondiale. Poi è arrivata LEUROPA, ed è finita come sappiamo. Però c’è un però: Draghi ha comprato e sta comprando debito pubblico italiano e dunque per quanto appena detto tecnicamente può farlo sparire, con un clic. Quindi, almeno a sto giro, gli economisti di Lega e M5s hanno ragione da vendere, che vi piaccia oppure no.

(p.s. per me l’abbassamento del debito tramite monetizzazione non è affatto importante, ma questo è un altro discorso ancora)

3 Commenti

  1. L’inflazione, ossia l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta che che può ben dirsi la più iniqua delle tasse perché colpisce in maggiore misura le classi più deboli (Einaudi). L’emissione incontrollata di carta moneta produsse le memorabili svalutazioni del Continental statunitense, degli assegnati francesi e l’iperinflazione tedesca del 1919-1924. Ognuno di questi controesempi distrugge la tua tesi. Qui ne ho presentati 3. Aggiungo che se una Banca centrale fosse obbligata dal potere politico ad aumentare a dismisura le emissioni, diventerebbe essa stessa causa diretta di inflazione o di bolle speculative.I vari trucchi contabili escogitati per neutralizzare gli effetti perversi del debito pubblico non li eliminano e non potrebbero reggersi che su un aumento della produttività corrispondente a quello delle emissioni. Diversamente la moneta non corrisponderebbe più a quanto richiesto da tutte le sue funzioni.

  2. Quello che fa Draghi con il Quantitative Easing non è comprare debito pubblico direttamente dagli Stati come dovrebbe essere, ma dalle banche e quindi dal mercato secondario. Questo sta a significare che non agisce direttamente sull’economia reale ma solo sulla disponibilità delle banche che si trovano le riserve in aumento per fare prestiti con l’obbligatorietà che questi hanno valenze temporali e poi devono essere restituiti. Questo è che non fà funzionare il QE. Per farlo funzionare realmente la BC deve acquistare titoli direttamente dagli stati che faranno deficit e spesa pubblica ma la BCE non lo può fare per statuto. Questo è il grande dramma.

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