La strategia di Bannon e la sua base filosofica

Steve Bannon ha visitato due volte l’Italia nel giro di pochi mesi. Dopo il suo primo viaggio, M5S e Lega – da lui definiti antisistema e indicati come vittoriosi – si sono confermati alle elezioni. Dopo il suo secondo viaggio, Mattarella – che aveva tentennato per settimane – ha  incaricato i due partiti di fare un governo. Per avere prove scientifiche sull’efficacia dello stratega che ha permesso a Trump di vincere le elezioni americane due centri su due sono un po’ pochetto, ma siccome al caso proprio non ci credo, meglio approfondire il fenomeno Bannon, che da più di un anno fa parlare gli stati Uniti.

Una delle fonti principali del libro scandalo “Fire and Fury” di Michael Wolff  è proprio Steve Bannon, che Trump aveva nominato nel suo Consiglio di sicurezza nazionale prima di portarlo alla Casa Bianca. Trump ha rilasciato una dichiarazione straordinaria che ripudia completamente tutto sulla vita e il lavoro di Bannon, praticamente definendolo un bugiardo, ma i due pare non abbiano mai smesso di parlarsi e qualcuno non esita a considerare persino un riavvicinamento.

Perchè Trump ha ripudiato Bannon? Semplicissimo: Bannon non aveva fatto mistero delle sue “simpatie” per la Russia sostenendone la collaborazione pregressa, cosa emersa in modo evidente nel libro-scandalo di Wolff,  e Trump in questa delicata fase del suo mandato proprio non può permetterselo.

Come mai quest’uomo ha indovinato la strategia corretta per vincere negli States ed ha analizzato la politica italiana in modo preciso e invidiabile arrivando a conclusioni che nessun commentatore nostrano era riuscito a trarre?

Anche se di Trump dice che “non legge mai un libro”,  e della figlia Ivanka sostiene essere “stupida come un mattone”, Bannon no! Bannon legge eccome,  e di tanto in tanto lascia trapelare qualche riferimento filosofico a mio avviso chiarificatore.

La faccio breve. Bannon, sia per convincimenti personali che per strategia, ha capito che c’è una classe sociale enorme che non è rappresentata e che è trasversale alle altre classi. E’ quella che, usando un linguaggio ideologico vecchio, ma ancora efficace, potremo chiamare la classe media, bisognosa non solo di pane e di rose, ma anche di simboli, di entusiasmo, di attaccamento collettivo, di protezione, di lavoro  sicuro e di priorità.

Che piacciano o no, queste istanze sono più anti-liberali che antisocialiste. Ciò è agli atti, almeno da un punto di vista teorico, .

Gradualmente in America e in Europa si sta sviluppato un’altra marca di socialismo, socialismo nazionale, se volete. Che non è per niente comunista, perchè non crede alle decisioni assembleari o partitiche, ma che ancor meno è liberista, visto che schifa la globalizzazione, e che non è neppure fascista, almeno nel senso che è antimperialista e antifuturista.

Steve Bannon ha lasciato un segno nella vita pubblica americana diventando il paladino di questo stile ideologico e la vera apoteosi dell’influenza di Bannon su Trump arrivò con un discorso del 2 maggio 2016 in cui il biondo pacioccone dichiarava che:

“lo stato-nazione rimane la vera base per la felicità”

Questa è una dichiarazione sorprendente e – per quanto detta da un uomo che mi sembra ridicolo – ci rimandat ai grandi filosofi, ad Aristotele e ad Heidegger, passando per Hegel.

La maggior parte delle persone pensa alla felicità come a qualcos’altro, come avere i soldi per pagare l’affitto, riprendere col cellulare la partita del figlio, giocare a fantacalcio, visitare il nuovo centro commericiale o trombare la collega d’ufficio.

Per Bannon no. Per Bannon, la felicità è la collettività, è la terra, è la comunità in cui si nasce.

La sua filosofia ha una particolare avversione per la classe mercantile che non conosce lealtà verso la nazione, la religione e l’etnia poichè si vende, si svende e compra da chiunque, indipendentemente da… basta che si paghi!

Ma è ancor più sorprendente scoprire che tra i riferimenti di Bannon c’è un filosofo italiano, il cui nome proibito corrisponde a quello di Julius Evola

Proibito e innominabile perchè fu un filosofo molto considerato da Mussolini e che scrisse lettere a Hitler che oggi definiremo endorsment, ma che sta vivendo curiosamente una ripresa anche grazie ad una  sinistra onesta intellettualmente, rappresentata da Cacciari oggi e da artisti come Lucio Dalla, ieri. Tra le fila dei non-allineati, più di recente, ha trovato in Diego Fusaro un interprete critico, ma curioso.

In questa fase non è interessante valutare le stupidaggini (tante) scritte da Evola, ma capire quali tra le cose dette dal filosofo italiano vengono riprese da uomini come Bannon, anche a fini strategici.

Evola critica il “liberal-liberismo” come filosofia economica che tende a sminuire gli ideali spirituali dell’uomo portandoli sempre più verso valori meccanici e materiali e facendo di essi un fine e non un mezzo.

Il Socialismo a sua volta, secondo Evola, non è assolutamente alternativo al capitalismo, poichè entrambi nascono dalla medesima radice culturale: la PLUTOMANIA, cioè il culto del denaro. Anzi, il capitalismo lnon può che accelerare la socialdemocrazia, che ha bisogno di sfruttatori e di sfruttati per fomentare l’odio e servirsi del proletariato come forza in grado di fare la Rivoluzione.

Evola ha dunque l’intuizione  dirimente, che tanto piace a Bannon, laddove critica un capitalismo liberale (PRIVATO) e un capitalismo socialista (DI STATO), che conducono entrambi ad un’unico traguardo: la massificazione e la spersonalizzazione.

Nel dopoguerra, Evola è pervenuto a tesi antiamericane e antibolsceviche assieme, invocando una strada “europea” lastricata dalla cultura antica del Vecchio Continente nel segno di una tradizione gloriosa e ancora validissima.

L’ambizione di Evola non è dunque molto diversa da quella di Bannon: superare il concetto di Stato moderno basato sul mero scambio di cose a favore di uno stato-Nazione dotato di senso.

A prescindere da come uno la possa pensare, finora funziona alla grande in termini di consenso, visti i fallimenti della politiche di destra e sinistra classiche in termini di felicità.

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