Adam Smith era un cartalista?

Questo pezzo sarà tanto breve quanto difficile. Si rivolge ai lettori di questo sito che si definiscono di cultura liberale.

Aha. Chi scrive NON è liberale, e quindi si augura che i lettori liberali siano molto pochi, ma quei pochi – come direbbe Enrico V alla vigilia della Battaglia di Azincourt – che siano felici: “noi pochi, noi felici pochi”.

Cari lettori liberali di micidial, è la vostra ameba rozzobruna che vi parla: lo avete mai letto il vostro Pater Familias, al secolo Adam Smith?

Io rimango sempre in febbrile attesa che qualcuno di voi mi faccia stringere la famosa “mano invisibile”. “Ma – direte voi – non riesci mai a toccarla proprio perchè non si vede, anche se essa esiste e accompagna gli uomini verso migliori sorti e progressive, grazie alle loro ancestrali ambizioni e alla innata propensione umana allo scambio”.

Sarà! Io sta mano invisibile nè l’ho mia vista una volta in vita mia, nè l’ho mai toccata…

Guardate però che l’opera principale del vostro Adam Smith, La ricchezza delle Nazioni, dice anche qualcosa d’altro. Non è che in quel mattone di centinaia di pagine il filosofo scozzese parli solo di una provvidenza immanente grazie alla quale nel libero mercato la ricerca egoistica del proprio interesse gioverebbe tendenzialmente all’interesse dell’intera società. No, no e poi ancora no. 

C’è ben altro

Ad esempio, c’è scritto questo:

Un sovrano che promulgasse l’obbligo di pagare una determinata proporzione delle tasse in una tipologia di moneta cartacea, conferirebbe in tal modo un valore certo a quella moneta

Mumble, mumble. Cos’avrai mai voluto dire, il capitano del liberalismo Adam Smith con queste sibilline e profetiche parole?

Io temo che il vacchio buon liberale Adam Smith si limitassse a constatare una ovvietà, e cioè che in un sistema di moneta legale, tutto il denaro è creato dal governo che quindi non ne rimarrà mai senza poiché lo stampa e mette in circolazione. La conseguenza logica è che le tasse non avrebbero quindi la funzione di finanziare la spesa pubblica, come sempre viene detto insulsamente dai successori immeritevoli di Adam Smith (i liberali),  ma non sarebbero comunque inutili poiché consentirebbero al sistema di funzionare costringendo le persone a usare il denaro messo in circolazione.

Aaaargh! Ho capito bene? No perchè, se anche Adam Smith avresse davvero detto questo, egli  sarebbe stato un cartalista prekeynesiano, E NON UN LIBERALE COSI’ COME PENSATE DI ESSERLO VOI (che Smith solo dite di aver letto…)

Buona giornata e, tranquilli. E’ stato solo un incubo. Ora vi svegliate con calma, andate dalla mamma e vi fate fare la solita purea di patate. E’ tutto finito. Sorridete e tornate pure a leggere i più tranquillizzanti ed efficaci articolisti di Lercio, come Michele Boldrin e Alessandro De Nicola.

1 Commento

  1. Mi ritengo un liberale, ma non ho letto Adam Smith, e quindi mi sento di rispondere
    1) Concordo in pieno con Lei sulla questione della moneta. La moneta è una cambiale, mi sembra pure di averglielo scritto in privato, incluso l’oro tanto amato dagli Austriaci. Forse non sono cambiali le pecore (la pecunia), il grano (la grana) e il sale (il salario – non lo scrivo per Lei, ma per eventuali lettori che non abbiano formazione classica), ma sono un poco scomodi da portare in giro
    2) Che lo stato finanzi la spesa pubblica “stampando” moneta mi sta benissimo a determinate condizioni. A) Che ciò avvenga con un meccanismo “competitivo” allocando al meglio le risorse reali disponibili, ossia, per fare un esempio, un ingegnere può venire impiegato per progettare una strada nel settore pubblico o un edificio residenziale nel settore privato. Quale dei due impieghi, posto che l’ingegnere sia uno soltanto, è più remunerativo nel suo complesso? B) Che i soldi “stampati” non vengano distribuiti a fannulloni, parassiti e similari o per scavare buche da riempire.
    3) La mano invisibile deve essere lasciata libera di agire nei rapporti contrattuali tra privati, evitando la burocratizzazione dei processi economici e l’eccesso normativo fatto per favorire le varie lobby che frena lo sviluppo economico dirottando risorse su impieghi inutili. Vuole qualche esempio? Bollini blu, gialli, rossi e verdi, obbligo pneumatici invernali in posti dove nevica una volta ogni 5 anni, HACCP, revisione auto dopo 4 anni e poi dopo 2, e chi più ne ha ne metta. Vuole un esempio pratico pratico? Il proprietario di un ristorante che stia cercando un nuovo cameriere, dopo avere fatto le selezioni orali se vuole provare in sala per una mezz’ora quei 2-3 candidati che gli sembrano i più idonei per poi selezionare il migliore, deve procedere ad una assunzione e successivo licenziamento, cosa che richiede il coinvolgimento del commercialista, per registrarli all’INPS, e che può essere fatta solo in anticipo, come se quello sapesse CHI mettere in prova e soprattutto quando prima ancora di avere incontrato i candidati. Mi sfugge veramente la logica di tutto ciò, se non quella di far guadagnare i commercialisti

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